Dichiarazione Congiunta di Firenze dei gruppi parlamentari di Sinistra Europea e America Latina

GUE-NGL / Gruppi progressisti del PARLASUR / Parlamentari di Sinistra di PARLATINO, PARLACEN, PARLANDINO
1. I parlamentari e le parlamentari di Sinistra Europea e dell’America Latina riuniti in occasione della sessione dell’EUROLAT a Firenze, dal 22 al 24 maggio 2017, dopo aver discusso della complessa situazione internazionale, del pericolo di nuove guerre promosse dal nuovo presidente degli Stati Uniti, e riguardo le alternative al neoliberalismo, al militarismo e alla reazione alle destra che le organizzazione e i popoli dovranno costruire in modo articolato, decidono di adottare la presente dichiarazione di Firenze:

2. Accogliamo con favore l’elezione di Lenin Moreno come presidente dell’Ecuador, ribadiamo il nostro sostegno ai governi democraticamente eletti in America Latina e respingiamo i processi destituenti e i colpi di stato promossi dai settori conservatori e reazionari.
3. Respingiamo la strumentalizzazione dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) che, attraverso la Segreteria Generale dell’Organizzazione, si è messa al servizio degli interessi interventisti e chiude gli occhi di fronte agli attacchi alla democrazia come ad esempio il colpo di stato parlamentare con l’impeachment in Brasile, che mette in discussione ancora una volta il ruolo dell’OSA. Quanto accaduto lo scorso 3 aprile ha instaurato un precedente vergognoso: la Presidenza del Consiglio Permanente è stata presa d’assalto delegando la presidenza ad interim allo stato dell’Honduras per presiedere ed indire forzatamente una sessione che era stata rimandata dalla Presidenza del Consiglio che corrispondeva alla Bolivia, con l’unico obiettivo di imporre una risoluzione contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela.

4. Venezuela:
4.1. Condanna le azioni della destra venezuelana che, seguendo le linee guida del governo degli Stati Uniti e in collaborazione con la destra internazionale, hanno generato una pericolosa escalation di violenza e terrore in alcune città del Venezuela, finalizzata a giustificare l’intervento straniero e il rovesciamento del governo democraticamente eletto del presidente Nicolás Maduro. In questo senso, si fa un appello all’opposizione a incanalare i conflitti all’interno dell’ordine costituzionale attraverso il dialogo e altri meccanismi politici per garantire la pace, il rispetto per la sovranità, la stabilità e lo sviluppo del Venezuela.
4.2. Disapprova il ruolo svolto dalla maggior parte delle agenzie internazionali di comunicazione nella diffusione di menzogne e l’uso di informazioni false al fine di minare la legittimità del governo venezuelano, contribuendo in tal modo a generare un clima di violenza. In tal senso, si ribadisce che la libertà di informazione è un diritto umano fondamentale e si invitano i media internazionali ad agire in modo responsabile e trattare gli eventi in modo equo, accurato ed equilibrato.
4.3. Riconosce la difficile situazione economica che il Venezuela affronta attualmente, ma tuttavia sottolinea che questa situazione deriva principalmente da un ingerenza esterna attraverso l’uso di sanzioni illecite imposte al paese, dalla caduta dei prezzi del petrolio così come da una strategia di destabilizzazione interna ed esterna orchestrata da potenti attori politici ed economici della destra che intendono provocare il crollo del Venezuela e della Rivoluzione Bolivariana. Inoltre, ricorda che, nonostante questo grave attacco all’economia, il governo venezuelano ha rispettato i suoi impegni internazionali in materia di debito estero e continua a destinare una percentuale superiore al 70% del suo bilancio allo sviluppo sociale, tutelando i diritti delle famiglie, dei lavoratori e delle lavoratrici.
4.4. Sostiene l’iniziativa del dialogo promosso dal presidente Nicolás Maduro, con l’aiuto di UNASUR, tra i rappresentanti del governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela e l’opposizione, con la partecipazione di José Luis Rodríguez Zapatero, ex presidente della Spagna; Leonel Fernández, ex presidente della Repubblica Dominicana; Martín Torrijos, presidente di Panama; e un rappresentante speciale di Sua Santità Papa Francesco. Allo stesso modo, sostiene il ruolo svolto dalle organizzazioni come ALBA e CELAC che promuovono un dialogo basato sul benessere della popolazione, la convivenza istituzionale, la pace e il rispetto della sovranità.
4.5. Evidenzia l’iniziativa del presidente Nicolás Maduro di convocare un’Assemblea Nazionale Costituente come un meccanismo democratico, costituzionale e pacifico, in modo che sia il popolo attraverso un ampio dialogo nazionale a porre le basi per il superamento della complessa situazione politica ed economica del paese, approfondendo la democrazia e le garanzie sociali conquistate con la Rivoluzione.

5. Argentina:
5.1. Respingiamo la sentenza della Corte Suprema di Giustizia del Paese che ha dimezzato la sentenza di un condannato per crimini contro l’umanità ed è stata utilizzata da altri criminali genocidi della dittatura per chiedere la stessa decurtazione della pena. Questa sentenza si produce nel contesto della restaurazione della destra reazionaria che sta avendo luogo in Argentina con il governo di Mauricio Macri. Inoltre, è in corso una persecuzione mediatica e giudiziaria contro il precedente presidente Cristina Fernández de Kirchner e diversi leader politici del Frente para la Victoria. Esprimiamo la nostra solidarietà con Milagro Sala e altri prigionieri politici in Argentina, chiedendo il loro rilascio immediato come richiesto da molte organizzazioni internazionali e che gli sia garantito un processo giusto. Inoltre, si stanno violando le garanzie costituzionali e i diritti di ampi settori del popolo con la repressione, i licenziamenti, un eccesso di indebitamento storico, con la consegna della sovranità, con la persecuzione politica, sociale e la distruzione del tessuto produttivo nazionale, attraverso politiche economiche che vanno a scapito del settore primario escludendo milioni di argentini, condannandoli alla disoccupazione e povertà.
5.2. Sosteniamo la risoluzione 2065 dell’ONU che pretende instaurare il dialogo bilaterale per risolvere la situazione coloniale delle Malvinas. Allo stesso modo, condanniamo il tentativo di esplorazione e sfruttamento delle risorse naturali della pesca e degli idrocarburi nella zona contesa e la presenza della base militare che il Regno Unito ha in quel territorio, in conformità con la risoluzione 3149 delle Nazioni Unite che vieta azioni unilaterali nella regione.

6. Colombia:
6.1. Esprimiamo il nostro pieno sostegno al processo di pace in Colombia, così come la nostra grande preoccupazione per l’incertezza causata dalla sentenza della Corte Costituzionale, che dà il potere al Congresso di abrogare il testo sugli accordi di pace. Denunciamo l’impunità dei gruppi paramilitari e la repressione dei leader dei movimenti sociali, politici e contadini. Allo stesso tempo, sottolineiamo come l’adesione della Colombia alla NATO in qualità di socio mondiale, primo e unico paese latino-americano, rappresenta una minaccia per un processo d’integrazione realmente indipendente dell’America Latina e un ostacolo alla creazione della grande patria. La NATO, infatti, rappresenta uno strumento di aggressione dell’imperialismo. Ribadiamo il nostro appello affinché l’Unione Europea escluda immediatamente le FARC-EP dalla lista delle organizzazioni terroriste. Chiediamo al governo della Colombia e all’ELN di proseguire con i negoziati affinché si possa parlare di una pace completa.

7. Brasile:
7.1. Sosteniamo pienamente la mobilitazione dei lavoratori brasiliani contro le politiche neoliberali e antisociali del governo golpista e di destra di Temer. Accogliamo con favore lo straordinario successo del più grande sciopero generale da più di 20 anni in Brasile, convocato dai sindacati contro la vergognosa e antipopolare proposta del governo usurpatore di riformare il sistema pensionistico. Respingiamo il ritiro dalla politica dei diritti dei lavoratori e sosteniamo la lotta dei movimenti sociali e delle altre forze politiche per la convocazione di elezioni dirette per il presidente e il parlamento.

8. Cuba:
8.1. Celebriamo la firma dell’accordo di dialogo politico e cooperazione tra Cuba e l’Unione Europea e l’annullamento della posizione comune dell’UE su Cuba.
Ribadiamo la nostra convinzione che questo accordo debba basarsi sulla reciprocità e nel pieno rispetto dell’uguaglianza sovrana degli Stati, del loro quadro giuridico e del principio di non ingerenza negli affari interni.
Ribadiamo il nostro rifiuto al blocco economico, commerciale e finanziario contro il popolo di Cuba e chiediamo la sua immediata abrogazione al Congresso degli Stati Uniti, in particolare delle leggi Helms-Burton e Toriccelli, come anche la fine dell’occupazione del territorio cubano a Guantanamo. Inoltre ci impegniamo a promuovere una campagna internazionale contro il blocco.

9. Nicaragua:
9.1. Siamo solidali con il popolo e il governo del Nicaragua di fronte un’altra forma di blocco economico e di ricatto politico operata dal governo e dalla leadership politica degli Stati Uniti, attraverso l’iniziativa nota come NIC-Act, che nei prossimi giorni sarà discussa al Congresso e al Senato degli Stati Uniti.
9.2. Accogliamo con favore l’unità del popolo del Nicaragua nel suo totale rifiuto di questa aggressione. I partiti politici, i sindacati, le chiese di diverse denominazioni respingono le misure reazionarie e notoriamente interventiste che non hanno più spazio nella storia dell’America Latina e nel mondo.

10. Bolivia:
10.1. Sosteniamo ed esigiamo, in base al principio di reciprocità della diplomazia dei popoli, la liberazione dei 9 cittadini boliviani illegalmente detenuti in Bolivia dalla polizia cilena lo scorso 19 marzo mentre stavano eseguendo controlli contro il contrabbando, accusati ingiustamente di presunto furto e contrabbando.
Respingiamo e condanniamo la non concessione dei visti agli alti funzionari dello Stato Plurinazionale della Bolivia da parte delle autorità dell’immigrazione del Cile, per la difesa dei 9 cittadini boliviani detenuti.
Ci opponiamo alla discriminazione contro una delle madri dei detenuti, costretta a spogliarsi del suo vestito tradizionale indigeno – pollera- per poter accedere nella prigione.
10.2. Allo stesso modo, denunciamo l’imposizione a giornalisti boliviani di firmare atti per non esercitare attività giornalistiche e così non informare di questa situazione al popolo boliviano.
Questi sono tempi di integrazione tra i popoli; costruzione della CITTADINANZA UNIVERSALE, non della costruzione di muri di discriminazione.

11. Un’altra Europa:
11.1. Accogliamo con favore la vittoria del NO al referendum costituzionale del dicembre 2016, con cui il popolo italiano ha difeso la Costituzione figlia della resistenza contro il fascismo, dei valori e dei principi democratici, sociali e progressisti, respingendo la proposta di riforma fatta dal governo neoliberale di Renzi e il suo contenuto autoritario. Sosteniamo le forze politiche e sociali della sinistra italiana affinché costruiscano un processo unitario per creare un’alternativa al PD, alle forze neoliberali e reazionarie.
11.2. Accogliamo positivamente il risultato del candidato Jean Luc Melenchon al primo turno delle elezioni presidenziali francesi. Tuttavia, esprimiamo la nostra grave preoccupazione per l’elezione del presidente Macron, che seguirà il percorso delle politiche neoliberali e dell’austerità. Condanniamo la crescita in Francia e in tutta Europa di movimenti politici reazionari, xenofobi e fascisti.
11.3. Sosteniamo il consolidamento delle alternative politiche europee di sinistra come Unidos Podemos in Spagna, che dopo il 26 Giugno 2016, lavora per costruire una spazio politico popolare alternativo alla politiche d’austerità.
11.4. Siamo solidali con le lotte dei popoli europei colpiti da politiche di austerità e politiche di bilancio dell’Unione Europea attuate nell’ambito della politica della moneta unica, l’Unione bancaria e dei trattati di governance economica. Ci opponiamo a qualsiasi riforma dei trattati europei che potrebbe radicare il carattere neoliberale dell’integrazione e della sovranità dei popoli. Al contrario, continuiamo nella nostra lotta per porre fine ai trattati neoliberali che rappresentano la base per incoraggiare l’attuale agenda economica e sociale europea, sostenuta ed eseguita dalla destra, dai liberali e dalla socialdemocrazia europea, che mirano solo a far pagare la crisi del capitalismo ai lavoratori, favorire i grandi gruppi transnazionali finanziari e aziendali ed estorcere ai paesi più fragili e alle classi popolari attraverso la speculazione del debito pubblico, il trasferimento del reddito del lavoro al capitale e la privatizzazione dei servizi e dei settori pubblici strategici.
11.5. Denunciamo le contro riforme del lavoro approvate in diversi paesi europei, tra cui Italia e Francia, che hanno causato insicurezza e disuguaglianza, attaccando i diritti dei lavoratori e le loro conquiste sociali.
11.6. Rifiutiamo la strategia di ricatto e pressione che le istituzioni europee promuovono per imporre l’agenda neoliberale dei tagli e privatizzazioni, come nel caso del Portogallo e altri paesi europei.
11.7. Denunciamo la risposta che l’Unione Europea e i suoi Stati membri stanno dando a milioni di persone in fuga da guerre, povertà e sfruttamento. Esortiamo l’UE a riconoscere la sua responsabilità storica e presente nelle cause politiche, economiche e sociali che comportano l’impoverimento diffuso e fanno in modo che milioni di persone siano costrette a migrare. Sottolineiamo la necessità per l’UE di porre fine alle politiche economiche, commerciali ed estere che causano questa migrazione forzata.
11.8. Respingiamo la firma e la negoziazione degli accordi commerciali internazionali, come CETA, TTIP, TPP o TISA, che cercano di rafforzare la liberalizzazione dell’economia, la privatizzazione dei servizi pubblici e la mancanza di protezione dell’ambiente, privilegiando il guadagno privato alla sovranità e alla democrazia, per rafforzare il potere delle transnazionali attraverso un modello globale di libero scambio e investimento basato sulla concentrazione economica e la deregolamentazione.
11.9. Respingiamo il rafforzamento del militarismo nell’Unione Europea. Sollecitiamo gli Stati membri dell’UE e gli Stati Uniti di porre fine alle politiche interventiste in Medio Oriente, Nord Africa e America del Sud che cercano solo di rafforzare i propri interessi geostrategici. Denunciamo le politiche di destabilizzazione dell’UE e degli Stati Uniti in tutto il territorio dell’Europa dell’est, in particolare in Ucraina, al fine di accrescere la tensione con la Russia, per rafforzare la dipendenza dell’UE dagli interessi geopolitici, economici ed energetici degli Stati Uniti che intendono espandere la NATO, cosa a cui ci opponiamo. Esprimiamo la nostra opposizione alle conclusioni del vertice NATO di Varsavia dell’8 e 9 luglio 2016. Accogliamo la manifestazione contro la NATO in difesa della pace del movimento internazionale per la pace che ha avuto luogo a Bruxelles il 24 maggio 2017.
11.10. Ricordiamo che tutte le misure di sicurezza devono essere elaborate nel rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite e non dovrebbero danneggiare i diritti e le libertà democratiche dei cittadini.
11.11. Riteniamo necessaria un’Europa diversa costruita con l’approvazione dei cittadini che possano avere voce nelle decisioni concrete su questioni sociali come l’occupazione, la salute, l’istruzione, la sicurezza sociale, la trasparenza e il benessere, rifiutando qualsiasi misura d’austerità.
11.12. Difendiamo la necessità di rafforzare la solidarietà internazionale e la cooperazione tra i movimenti e le organizzazioni femmiste in quanto, in un mondo sempre più ingiusto e disuguale in cui gli Stati hanno poco potere decisionale e gli accordi commerciali minano sempre di più la sovranità dei popoli, la lotta delle donne in tutto il mondo per l’uguaglianza, l’emancipazione economica, politica, sociale, culturale, così come il loro contributo alla lotta per la pace, è sempre più necessaria. Ci complimentiamo con le alleanze esistenti tra le donne in America Latina e in Europa, come ad esempio La Ruta Pacífica delle donne colombiane o Las Madres y Abuelas de la Plaza de Mayo in Argentina, così come molte altre. Soltanto guardando in avanti e con giustizia al passato, saremo capaci di costruire un futuro insieme.
Firmano:

Deputati del GUE/NGL:

João Pimenta Lopes
Eleanora Forenza
Estefania Torres

Deputati dell’America Latina:

Repubblica Bolivariana de Venezuela
Deputato Saul Ortega
Deputata Nosliw Rodriguez

Repubblica Argentina
Deputata Julia A. Perie
Deputato Diego Mansilla

Stato Plurinazionale di Bolivia
Deputata Edith Mendoza F.
Deputata Eliana Berton H.
Deputato Heber Choque T.
Deputato Edgar Mejia A.
Deputata Benita Diaz Perez

Repubblica di Cuba
Deputato Luis Morlote

Repubblica di Nicaragua
Deputato Orlando Tazrdecilla
Deputata Larissa Colindres

Repubblica Orientala dell’Uruguay
Deputato Pablo Gonzalez
Deputato Daniel Caggiani
Deputato Luis Enrique Galo

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