Siccità, Acerbo (Prc): «Roma senza acqua, fallimento della privatizzazione»

«L’emergenza acqua a Roma dimostra che avevamo ragione nella lotta per l’acqua bene comune – dichiara Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea -. Il razionamento dell’acqua a Roma è l’emblema del fallimento delle politiche di privatizzazione dei servizi pubblici perseguite da centrodestra e centrosinistra.

La trasformazione a fine anni ’90 delle aziende municipali in società quotate in borsa ha tradito le promesse dei neoliberisti e a mostrarlo sono i dati sulle perdite di acqua a Roma.

Oggi Acea è una multiutility che distribuisce dividendo agli azionisti, si occupa di business di ogni genere (dall’energia al compostaggio agli inceneritori) e investe in tutta Italia e all’estero (soprattutto America Latina). Però non si occupa delle perdite della capitale.

Le politiche condivise dai due poli che hanno governato l’Italia negli ultimi venticinque anni hanno distrutto lo stesso concetto di servizio pubblico e hanno consentito a capitali privati di accumulare profitti mediante l’espropriazione di beni comuni.

Pensare che furono Giolitti e Luigi Einaudi a municipalizzare nel 1907 i servizi idrici prendendo esempio dal Regno Unito! Il grande economista liberale spiegava allora che non si possono affidare monopoli a privati.

E’ ora che si dia attuazione al referendum del 2011 e si proceda alla ripubblicizzazione della gestione dell’acqua e più in generale si aboliscano le SPA per la gestione di servizi pubblici. Ciò che è pubblico deve essere gestito da soggetti di diritto pubblico in maniera trasparente e partecipata con l’obiettivo di garantire servizi ai cittadini non utili agli azionisti».

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