Referendum consultivo per l’autonomia, perché votare No

Il 22 ottobre la Lombardia ha convocato il referendum consultivi per chiedere maggiore autonomia regionale. Un appuntamento che non va sottovalutato facendo leva sul fatto che non è vincolante e che è solo un aspetto propagandistico dell’iniziativa di un governatore leghisti, Roberto Maroni, che non porterà alle urne percentuali elevate di elettori. In Lombardia si è saldata un’alleanza fra centrodestra e grillini per far passare il provvedimento nel Consigli0 regionale, dov’era necessaria una maggioranza dei due terzi.

A questo aggiungiamo l’aggravante che alcuni sindaci di peso, come Beppe Sala a Milano o Davide Galimberti a Varese e altri sindaci di “centrosinistra” dei capoluoghi lombardi – tutti meno Pavia – si schiereranno apertamente per il sì. Anzi, faranno addirittura il comitato per il sì. Una linea con a capo i primi cittadini di Bergamo Giorgio Gori e di Milano Giuseppe Sala.

Il referendum è una forzatura perché usa l’articolo 116 della Costituzione che prevede già la possibilità di trattare direttamente con il Governo maggiori materie di competenza regionale.
Ma quello che ha fatto la Lombardia è stata una scelta politica. Le conseguenze politiche, appunto, sono potenzialmente dirompenti.

Se il vento è quello che ha portato alla vittoria il centrodestra nelle città di Genova, Sesto San Giovanni, Lodi, Como, Monza e in quasi tutti i Comuni di Lombardia, allora bisogna mobilitarsi subito.

Il referendum del 22 ottobre sta compattando il centrodestra nella sua versione più ampia: dalla Lega Nord a Forza Italia, da Fratelli d’Italia ai ciellini di Alternativa Popolare.
Ridarà una ribalta al Movimento 5 stelle escluso dai ballottaggi. Non è un caso che all’indomani dei ballottaggi, la campagna referendaria sia entrata subito nel vivo. Maroni ha fatto subito esporre alle fermate dei tram e nelle vie principali delle città lombarde i manifesti della Regione che invitano gli elettori a esercitare il loro diritto di voto.

Poi ha annunciato che saranno al lavoro i comitati territoriali e i comitati dei partiti di centrodestra che sosterranno le ragioni del Sì. Dire che è solo propaganda, non basterà.
Se dovessero vincere i Sì, nell’immediato non cambia nulla, essendo un referendum solo consultivo, ma a quel punto il governatore Lombardia, Roberto Maroni, avrà più forza contrattuale quando si aprirà il negoziato con il governo centrale.

In palio c’è la possibilità di trattare più autonomia. Soldi, per il governatore leghista, più che materie di competenze.

Un referendum inutile per chiedere ciò che la Costituzione già prevede, cioè il trasferimento di competenze in più alla regione, inutile e oltretutto che costerà ai cittadini lombardi circa 46 milioni di euro che invece potrebbero essere spesi per il sostegno al lavoro e ai cittadini più in difficoltà.

La Costituzione Repubblicana è basata sulla solidarietà e sulla redistribuzione delle risorse, cosa che viene radicalmente negata dal referendum stesso.

Comitato Direttivo PRC Cinisello
Circolo Che Guevara

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