Bologna, un’altra sentenza contro il lavoro festivo. Cgil: “Non è un obbligo, nemmeno se c’è scritto sul contratto”

di fabrizio salvatori

“Lavorare nei festivi non è un obbligo, nemmeno se c’è scritto sul contratto. O, almeno, secondo la Cgil questo dice la sentenza del tribunale di Bologna arrivata ieri su un ricorso che la Filcams ha presentato contro Mondo Convenienza, per una sanzione comminata a due dipendenti del negozio di Bologna. La prima del genere sotto le Due Torri, i precedenti in tutta Italia sono pochissimi.

Nel braccio di ferro tra sindacati e aziende del commercio iniziato con le liberalizzazioni degli orari previste dal decreto Salva Italia varato a inizio 2012 sotto il governo Monti, stavolta sono i primi a cantare vittoria: «Le aziende ritengono che la liberalizzazione riguardi anche il lavoro festivo infrasettimanale, noi pensiamo che debba continuare a essere volontario. Le sentenze iniziano a darci ragione», scandisce Stefania Pisani della Filcams.

In gioco non ci sono le domeniche, ma le festività comandate come il 25 Aprile e il Primo maggio. O il Ferragosto, causa scatenante del conflitto finito in tribunale. L’anno scorso, per la prima volta, nel negozio bolognese era inclusa anche questa festività e le giornate di chiusura erano quattro in un anno: Natale, Santo Stefano, Capodanno, Pasqua. Lo stesso contratto di assunzione sembrava permetterlo: il lavoratore, si legge nel documento, «si rende disponibile» a lavorare «la giornata di domenica e giornate festive, nonché a prestare ore di lavoro oltre quelle contrattualmente stabilite nei limiti imposti dalla legge o definiti dalla contrattazione collettiva».

Ma la disponibilità, secondo Pisani, non può tradursi in obbligo: «II lavoro festivo continua a essere volontario — sostiene la sindacalista —. Volevamo trovare con la dirigenza delle soluzioni di equilibrio tra le esigenze aziendali e la volontarietà, ma non c’è stata disponibilità». Così, un anno fa, due dipendenti hanno mandato una comunicazione formale in cui si rendevano indisponibili a lavorare il giorno di Ferragosto e non si sono presentati. La dirigenza ha risposto con una sanzione. I due dipendenti l’hanno impugnata e sono andati in tribunale.

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