Venezuela: un Dialogo Mondiale per la Democrazia e per la Pace

Gianmarco Pisa PRC Napoli di ritorno da Caracas

Circa 300 delegati/e internazionali, decine di partiti e sindacati, organizzazioni politiche ed articolazioni sociali, attivisti ed intellettuali, provenienti da 60 Paesi di tutti i continenti; e, cosa di straordinaria importanza, una partecipazione ed un coinvolgimento estremamente ampi e protagonistici, culminati nella celebrazione, lo scorso 19 settembre, della Marcia Antimperialista, che ha portato migliaia e migliaia di persone a inondare le vie di Caracas, a ribadire sostegno al processo bolivariano e ripudio di ogni minaccia interventista e di qualsiasi ipotesi di aggressione esterna; sono questi, in estrema sintesi, numeri e dati del Forum Internazionale «Todos Somos Venezuela», un Dialogo Mondiale per la Pace, la Sovranità e la Democrazia Bolivariana, che si è tenuto nella capitale venezuelana tra il 16 e il 19 settembre scorsi.

Un incontro mondiale di estrema importanza che ha consentito, come è stato ribadito più volte nel corso dei lavori delle giornate, di rilanciare su basi ancora più ampie e solide la solidarietà internazionale ed internazionalista verso il Venezuela Bolivariano, e, prima ancora, di aprire nuovi spazi e opportunità di incontro e di condivisione, di relazione e di conoscenza reciproca: mostrando la vivacità democratica, in termini di partecipazione popolare e di innovazione politica, del processo bolivariano, e consentendo alle delegazioni internazionali (dall’Italia rappresentate da Rifondazione Comunista, Rete dei Comunisti, il centro sociale “ex OPG” di Napoli, la giornalista Geraldina Colotti) di conoscere la realtà del Venezuela, il carattere della sua democrazia, il profilo della sua resistenza, mettendo alla prova dei fatti le narrazioni, spesso distorte e tendenziose, che vanno per la maggiore.

Difficile mettere in fila, non certo in ordine di importanza, gli eventi salienti che hanno scandito lo sviluppo delle giornate, tra assisi plenarie e tavoli di lavoro, incontri e comunicazioni, riunioni e iniziative pubbliche, in una costante interazione tra interno ed esterno, tra lo spazio (gli spazi, dal Teatro Teresa Carreño al Parco di Waraira Repano, tra gli altri) del dialogo politico per la democrazia popolare e protagonistica e lo scambio reciproco e solidario, e gli spazi, tra Caracas e Vargas, degli scambi e delle manifestazioni. L’evento inaugurale del 16 settembre è stato scandito dalle parole del ministro degli esteri, Jorge Arreaza, che non si è limitato a richiamare la lotta per la pace e la dignità dei popoli minacciati dall’aggressività e dalle ingerenze dell’imperialismo e del neocolonialismo, ma si è soffermato sul carattere innovativo, sociale, della democrazia bolivariana, le cui missioni sociali hanno dato impulso al processo di trasformazione e ne hanno scandito, sin dal 2005, l’orientamento socialista, ispirato da Chavez e confermato da Maduro.

La stessa presidentessa dell’Assemblea Costituente, l’organismo eletto con le elezioni popolari dello scorso 30 luglio, Delcy Rodriguez, richiamandosi a quell’America Latina attraversata dal realismo magico e dal sincretismo religioso, di cui aveva appena finito di parlare lo stesso Jorge Arreaza, ha ricordato, in apertura del suo discorso, la definizione di Rivoluzione fornita, a suo tempo, da Fidel Castro, quando, nel 2000, sulle soglie del nuovo millennio, aprì ancora una volta uno scenario carico di futuro, definendo la Rivoluzione «il senso del momento storico; il cambiare tutto ciò che deve essere cambiato; eguaglianza e piena libertà; trattare ed essere trattati come essere umani; emancipazione e sfida alle poderose forze dominanti dentro e fuori l’ambito sociale e nazionale; difendere i valori in cui si crede a prezzo di qualsiasi sacrificio». E così il popolo bolivariano ha davvero lanciato la sfida al modello capitalista e all’egemonia imperiale perché parla a tutti i popoli del mondo la parola della rivoluzione e dell’autodeterminazione, contro l’ingiustizia.

E’ proprio l’Assemblea Costituente oggi il terreno più concreto della sfida lanciata dal processo bolivariano alle forze, dentro e fuori il Paese, che guardano al passato e non al futuro: il presidente costituzionale, Nicolas Maduro, nell’incontro con le delegazioni internazionali riunite a Waraira Repano, il 17 settembre, ha ricordato come «il Venezuela ha sviluppato un progetto autoctono e originale di emancipazione e di democrazia, sulla base di un’idea autonoma, nazionale, di costruzione della propria democrazia». Così, nell’incontro con deputati e deputate dell’Assemblea Costituente, il 19 settembre, viene definita la visione di questo strumento di partecipazione: rafforzare il modello costituzionale, originale e innovativo, basato sui cinque poteri (esecutivo, legislativo, giudiziario, cittadino ed elettorale) e sulla dialettica tra poteri “costituiti” e poteri “costituenti”; avviare un nuovo modello economico, sociale e solidale, basato sulla «economia produttiva diversificata»; garantire rango costituzionale alle missioni sociali; consolidare la democrazia partecipativa; sviluppare la trasformazione sociale avviata dalla rivoluzione bolivariana.

Ancora una volta dall’America Latina, sulla scorta degli apprendimenti della Revolución di Cuba e dell’integrazione della «Patria Grande» latino-americana, parte una sfida al modello imperiale, per un mondo pienamente umano, di dignità e di giustizia, infine riassunta nel Proclama di Caracas e trasferita nella prassi attraverso un Piano di Azione con cui continuare a sviluppare partecipazione e solidarietà.

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