Ma quale Linke? E’ il solito centrosinistra, versione bonsai

di Maurizio Acerbo

Leggo su Repubblica.it un curioso articolo in cui si riferisce della ormai prossima nascita di una sedicente Linke italiana con Pisapia, Bersani, D’Alema. In realtà si tratta di una versione bonsai del vecchio centrosinistra. E’ ridicolo accostare gli Schulz e gli Hollande italiani alle formazioni dei nostri compagni della sinistra radicale europea. Più che Linke o Podemos l’accostamento evoca i “marxisti per Tabacci”.

E certi tavoli non mi sembra che abbiano molto a che fare con la proposta dell’assemblea del Brancaccio che mirava a riunificare le energie culturali, sociali e politiche della sinistra a partire dalla vittoria del NO al referendum intorno a un programma di radicale rottura e con una modalità partecipativa di ricostruzione dal basso.

Noi continuiamo a ritenere quello il percorso da fare e partecipiamo con convinzione alle assemblee che si stanno programmando in tutta Italia e che speriamo si moltiplichino.

Falcone e Montanari a nostro parere hanno troppo tergiversato dopo la bella assemblea di giugno, ma finalmente si sono decisi a lanciare la campagna di adesioni individuali e invitiamo tutte/i a registrarsi: https://www.aderisci.perlademocraziaeluguaglianza.it/events/1/subscriptions/new

In Italia se non c’è una formazione unitaria delle dimensioni di quelle della sinistra radicale europea  è perchè in troppi continuano a lasciarsi egemonizzare dal centrosinistra invece di costruire un’alternativa alle politiche neoliberiste.

Solo in Italia può accadere che la sinistra antiliberista e di opposizione si faccia sussumere da una formazione politica che sostiene il governo in carica.

Dato che nessuna delle condizioni poste da mesi da Sinistra Italiana ai suoi interlocutori (alternatività al PD, rottura col governo, parola fine sul centrosinistra) si è concretizzata e anzi l’intera operazione ha sempre più il profilo della proposta che avanzò Pisapia a Piazza S.Apostoli confido che il mio amico Nicola Fratoianni prenda atto che bisogna fare altro riprendendo con convinzione il percorso del Brancaccio.

Per quanto ci riguarda noi lavoreremo testardamente per una lista di sinistra alternativa al PD prima e dopo le elezioni, indisponibile per “governi del presidente” come quelli evocati da D’Alema già sostenitore del governo Monti, che abbia un programma e un profilo di rottura con le politiche neoliberiste degli ultimi 25 anni.

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