La crisi è anche l’aumento del divario tra i più ricchi e i più poveri. I dati, impietosi, dell’ASviS

In Italia la crisi economica ha accentuato le disuguaglianze di reddito. Si è ampliato il gap fra i più ricchi e i più poveri e fra le diverse regioni, con alcune particolarmente penalizzate. Per questo c’è un forte peggioramento del paese in relazione al decimo obiettivo dell’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile, che chiede di ridurre le disuguaglianze sia all’interno delle nazioni che fra le nazioni. In questo caso la fotografia dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) è impietosa: “Cresce il divario di reddito tra la popolazione più ricca e quella più povera, nonché tra regioni”.

Per l’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) sono “utili le misure antipovertà, ma servono anche interventi che incidano sulla parità di accesso alle opportunità e sulla formazione dei redditi primari”.

I numeri analizzati nel Rapporto sullo sviluppo sostenibile dicono che la distanza fra la popolazione che ha il reddito più alto e quella col reddito più basso si è accentuata. Si legge nello studio: “La lunga recessione e la debole ripresa economica hanno profondamente inciso sul tessuto sociale del Paese, in particolare sulle fasce più deboli. Il divario fra il reddito disponibile equivalente ricevuto dal 20% della popolazione con più alto reddito (quintile più ricco) e quello del 20% con più basso reddito (quintile più povero) è, in Italia, molto elevato ed è aumentato nell’ultimo decennio: il rapporto interquintilico è passato dal 5,4 del 2006-2007 al 5,6 del 2012 al 5,8 del 2015, rispetto a una media europea che si attesta al 5,2.

Alcune regioni (Sicilia, Sardegna, ma anche Umbria, Lombardia e Lazio) registrano negli ultimi tre anni un forte aumento delle disuguaglianze di reddito”.

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