Ilva, terzo giorno di occupazione

La Fiom di Genova non andrà al tavolo di trattativa a Roma. L’azienda deposita un’esposto

Prosegue la protesta dei lavoratori dell’Ilva di Genova giunta oggi al terzo giorno di occupazione dello stabilimento di Cornigliano. Oggi i lavoratori dovrebbero muoversi verso il centro, in direzione del palazzo della Regione in piazza De Ferrari.

Intanto, l’azienda ha presentato un’esposto. L’Ilva lamenta gravi disagi subiti a causa del blocco degli impianti di zincatura e critica il comportamento di alcuni scioperanti della Fiom che, dopo aver deciso l’occupazione, hanno costretto il personale non aderente alla protesta ad abbandonare il proprio posto di lavoro, impossessandosi anche di alcuni mezzi senza autorizzazione.

Sempre oggi, ma nel pomeriggio alle 17, il governatore ligure, Giovanni Toti, il sindaco Marco Bucci e l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Edoardo Rixi, incontreranno a Roma il ministro Carlo Calenda per un tavolo istituzionale propedeutico a quelli già previsti con sindacati e rappresentati di AmInvestco il 9 novembre sul nuovo piano industriale e il 14 novembre sulla riqualificazione ambientale.

La Fiom genovese, invece, che non parteciperà agli incontri del 9 e del 14, e chiede un tavolo specifico dedicato alla situazione dello stabilimento di Cornigliano e il rispetto dell’accordo di programma del 2005. “Su 1.500 occupati- ricorda il segretario provinciale della Fiom, Bruno Manganaro- secondo ArcelorMittal ci sarebbero 600 esuberi e pure qualche taglio di salario e di diritti. Se qualcuno pensa di mettere in discussione l’occupazione deve sapere che si mettono in discussione anche le aree, circa un milione di metri quadri che l’accordo di programma assicura in concessione per 60 anni assieme alla garanzia dei livelli di produzione, occupazione e salario”.

Mentre i lavoratori ricevono vari generi di conforto offerti dai cittadini, Fim e Uilm nazionali, in un comunicato congiunto, attaccano la decisione di occupare la fabbrica, definendola un atto “incomprensibile. Una minoranza di lavoratori ha deciso in modo unilaterale di occupare la fabbrica prevaricando la maggioranza”. Secondo i due sindacati, infatti, “su circa 570 presenti al lavoro ieri avevano partecipato all’assemblea solo 200 lavoratori e 350 sono rimasti al posto di lavoro. Tutti i restanti dipendenti non presenti al lavoro (250) sono lavoratori in cassa integrazione. Un vero capolavoro di democrazia diretta tanto decantata dalla Fiom”.

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