Sanità, le accuse della Cgil: I tagli ci sono

Sanità,le acccuse della Cgil: “I tagli ci sono. Il Governo mente”. I numeri parlano di una marcia verso la privatizzazione che non si arresta. Consegnate 35mila firme contro il superticket

35 mila firme per l’abolizione del superticket sulle ricette. Questa l’iniziativa realizzata da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, in audizione in Commissione Igiene e Sanità del Senato sul ddl Bilancio. L’associazione ha consegnato al presidente del Senato le firme raccolte per chiedere l’abolizione di questo balzello, introdotto nel 2011 e modulato in modo diverso da Regione a Regione.

Il superticket prevede il pagamento di 10 euro su ogni ricetta per le prestazioni di specialistica e diagnostica. È stato adottato in modo diverso dalle Regioni. Come ricorda Adnkronos, il superticket non si paga in Sardegna, Valle d’Aosta, nella provincia di Trento e Bolzano e in Basilicata. Viene invece applicato il superticket di 10 euro per ogni ricetta medica che abbia un valore superiore ai 10 euro nel Lazio, nel Friuli Venezia Giulia, in Liguria, Marche, Molise, Abruzzo, Puglia, Sicilia e Calabria. In Campania, Piemonte e Lombardia il superticket viene applicato in maniera progressiva all’aumentare del valore della ricetta mentre viene modulato in base al reddito in Veneto, Emilia Romagna, Umbria e Toscana.

Cittadinanzattiva chiede di abolirlo in quanto “tassa ingiusta” e denuncia il progressivo spostamento dei cittadini verso la sanità privata.Intanto, da più parti continua ad essere confermato lo spostamento dei cittadini verso la sanità privata. La stessa Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), ricorda Cittadinanzattiva, ha certificato una diminuzione percentuale del 9,4% delle entrate generali da ticket nel periodo 2012-2015 sottolineando che “si registra la riduzione dovuta alla convenienza di ricorrere alla prestazione in forma privata rispetto alla erogazione pubblica specie per le prestazioni a bassa tariffa”.L’associazione parla poi della legge di Bilancio come di “una legge che non parla di sanità” dalla quale si avrà 11,5 MLD di riduzione delle risorse a disposizione della sanità pubblica. “Sottolineiamo che il Fondo Sanitario Nazionale, se questa Legge di Bilancio non interverrà specificatamente riportando l’asticella del finanziamento al livello giusto, si attesterà a 113,1 MLD.

Circa 1 miliardo in meno rispetto a quanto previsto per il 2018 dalla precedente Legge di Bilancio e 2 miliardi in meno rispetto a quanto previsto dall’intesa Stato Regioni sui nuovi LEA”, dice Cittadinanzattiva, per la quale si mette a rischio l’attuazione effettiva e uniforme dei nuovi Lea, nonché il rinnovo necessario dei contratti del personale sanitario pubblico e convenzionato.

“E’ semplice prevedere che aumenteranno le difficoltà di accesso alle prestazioni e la rinuncia alle cure e le liste di attesa, oltre che l’aumento della spesa sanitaria privata – denuncia l’associazione – Stando alle nostre segnalazioni già oggi 1 cittadino su 3 denuncia la difficoltà ad accedere al SSN. Il rapporto Istat 2017 segnala come la spesa privata è passata dai 34,887 mld del 2015 ai 37,318 mld del 2016. E’ ancora l’Istat a segnalare come il fenomeno della rinuncia alle cure per motivi di costi sia passato dal 4% del 2008 alle 6,5% del 2015”.La conferma di questo quadro arriva dalla Cgil, Secondo il sindacato diretto da Susanna Camusso, sono cinque milioni le persone che non accedono più al servizio sanitario nazionale, mentre il 76% dei cittadini deve spendere di tasca propria per la cura e l’assistenza ad anziani, non autosufficienti, disabili, bambini con malattie rare, di cui lo Stato non si occupa.

Rossana Dettori, segretaria confederale Cgil, per quanto riguarda i nuovi tagli alla sanità, dice che Governo, presidente del Consiglio e ministro dell’Economia mentono, sapendo di mentire nel dire che i tagli non ci sono. “Intanto, è diminuito il valore nominale rispetto ad ogni cittadino del rapporto con la spesa sanitaria. Poi c’è una riduzione reale di 600 milioni del finanziamento che lo Stato deve concorrere per la sanità e per l’applicazione dei livelli essenziali regionali. Ma vi sono anche 850 milioni in meno rispetto all’acquisto di farmaci e medicinali innovativi, cosa che riduce ulteriormente la quota disponibile per le regioni. Infine, esiste un ulteriore taglio rispetto al finanziamento per la ristrutturazione e l’edilizia sanitaria nel nostro Paese”.

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