Almaviva Roma. Il Tribunale del lavoro dichiara illegittimo il licenziamento di 153 dipendenti

Erano illegittimi i licenziamenti decisi da Almaviva nei confronti dei dipendenti di Roma che lo scorso anno non avevano accetatto il taglio di retribuzione e Tfr. La decisione del giudice del Lavoro di Roma, che ha condannato la società a reintegrare 155 lavoratori e a corrispondere loro, a titolo di risarcimento danni una somma, comprensiva degli interessi, pari agli stipendi maturati dal giorno del licenziamento fino alla reintegra è stata naturalmente accolta con soddisfazione da parte dei lavoratori e dei sindacati.

La Cgil parla infatti di “una sentenza che rende giustizia a quei lavoratori e, forse, potrebbe aiutare a superare una stagione improvvida nella quale le prove di forza ed i ricatti hanno sostituito le corrette relazioni sindacali”. In una nota la Cgil nazionale, la Slc Cgil nazionale, la Cgil di Roma e Lazio e la Slc di Roma e Lazio si augurano che sia “definitivamente archiviata una stagione che ha voluto imporre sacrifici inutili quando illegittimi ai lavoratori facendo leva, nel dividerli, sul pressante bisogno di mantenere un posto di lavoro”. “Ora – prosegue la nota – dovrebbe aprirsi finalmente una nuova stagione che metta al bando un dibattito surreale come quello a cui abbiamo assistito nel dicembre scorso quando, da più parti, si è sciaguratamente provato ad attribuire agli stessi lavoratori ed ai loro rappresentanti la colpa di quanto avvenuto. Relazioni industriali rispettose delle persone e attente all’interesse collettivo sono alla base della convivenza civile e fondamento imprescindibile per qualsivoglia ipotesi di sviluppo”.

“Quanto avvenuto – aggiungono Cgil e Slc Cgil – interroga tutti, è innegabile che questa vicenda abbia prodotto una frattura grave fra i lavoratori stessi e nei confronti di chi ha gestito la vertenza, a partire dal ruolo del Governo che non ha saputo interpretare sino in fondo il proprio ruolo di arbitro imparziale. Di queste divisioni, degli errori commessi occorre fare tesoro”. ”Le motivazioni della sentenza – conclude la nota – restituiscono una fotografia fedele della realtà, dove è finalmente chiaro chi ha subito un ricatto e chi ha scelto di esercitarlo. Da qui occorre ripartire per ricostruire un contesto di giustizia e rispetto della dignità del lavoro in Almaviva come in ogni altro luogo di lavoro. Solo in questo modo sarà possibile gestire le fasi di crisi e le trasformazioni necessarie a garantire un futuro alle imprese ed ai lavoratori del nostro Paese”.

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