Pensioni, finita la pazienza

Cgil e Fiom in campo il 2 dicembre con le prime mobilitazioni

“Si era parlato di ‘fase due’, di una discussione sui problemi delle pensioni future dei giovani e su quelli della previdenza delle donne, ma poi è scomparso tutto e il governo ha preferito usare di nuovo la carta dell’emergenza. Così non va bene”. Susanna Camusso ha partecipato questa mattina all’incontro sulle pensioni a palazzo Chigi. E il suo giudizio alla fine ha ribattutto il leit motiv della “grave insufficienza”.

Camusso ha confermato la necessità di reagire sia con la mobilitazione dei lavoratori, sia con una pressione sul Parlamento. “La mobilitazione va avanti: continuiamo con le assemblee nei luoghi di lavoro. Parleremo inoltre con tutti i gruppi parlamentari, a partire da quelli che sostengono il governo, cui chiediamo coerenza con gli impegni assunti. E decideremo con quali modalità tornare nelle piazze”.

Intanto, la Fiom, che da tempo sta mobilitando le singole unità produttive, ha già dato una prima data, quella del 2 dicembre. Le manifestazioni del 2 dicembre sono – dice la segretaria Francesca Redavid – l’avvio di un percorso di mobilitazione per protestare contro le misure contenute nel pacchetto pensioni presentato dal Governo. Oltre a questo vanno intensificati gli scioperi nelle aziende e nei territori. Per il 2 dicembre la Fiom proclama altresi’ lo sciopero degli straordinari, delle flessibilita’ e dei turni a partire dal venerdi’ notte”.

La Fiom rincara la dose nel giudizio su palazo Chigi. “Non c’e’ ombra di nessuno dei punti contenuti – dice Redavid – nella piattaforma presentata unitariamente da Cgil, Cisl e Uil in cui chiedevamo il blocco dell’aumento dell’eta’ pensionale a 67 anni, la diversificazione dei lavori sulla base della gravosita’, e l’apertura sulle pensioni di garanzia per i giovani e i discontinui. Per noi la modifica radicale della legge Fornero, a partire dal blocco dell’eta’ pensionabile, e’ uno dei punti fondamentali. Ma le nostre richieste sono rimaste del tutto inascoltate. Il Governo fa cassa sul lavoro dipendente, per tentare di ripianare il debito pubblico. E’ una riforma iniqua che aumenta le disuguaglianze sociali. La mobilitazione nazionale del 2 dicembre e’ solo l’inizio”.

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