Avviene in questo momento. Bombardamenti in Europa (Donbass), che l’Europa censura

di Fabrizio Poggi*

Alla maniera dei nazisti, che, messi alle strette e colpiti dalle formazioni partigiane, si rifacevano contro le popolazioni civili, anche i neonazisti ucraini, sbaragliati sul campo dalle milizie di DNR e LNR, non sanno fare altro che bombardare i quartieri civili delle città del Donbass.

Tra il 19 e il 20 dicembre le forze ucraine, per ammissione dello stesso Ministero della difesa di Kiev, hanno subito significative perdite – 2 morti e 6 feriti – nell’area di Novotoškovskoe, una sessantina di km a nordovest di Lugansk. Russkaja Vesna scrive anche di un morto e almeno otto feriti tra i mercenari della “Legione georgiana” e la stessa agenzia pubblica un breve video, girato con un drone, dei colpi di artiglieria portati dalle milizie sulle posizioni ucraine, in risposta al precedente bombardamento di Gorlovka da parte di Kiev. Anche nelle prime ore di stamani, il servizio stampa della cosiddetta “Operazione Antiterrorismo”, ha diffuso notizie su nuove perdite ucraine, nelle zone dove più alta rimane la tensione in questi giorni: Gladosovo, Majskoe, Novotoškovskoe, Kamenka o nell’area di Avdeevka, dove alcuni giorni fa du paracadutisti ucraini erano morti, bruciati vivi all’interno del trasporto truppe su cui viaggiavano.

In effetti, l’attuale situazione nel Donbass non somiglia esattamente a quanto detto ufficialmente, secondo cui si sarebbe raggiunto un accordo sul cessate il fuoco. E’ vero che la direzione della DNR ha dichiarato la propria disponibilità ad attenersi a tutte le disposizioni del Gruppo di contatto, nel quadro degli accordi di Minsk e il rappresentante russo ha confermato che le parti si sono accordate per l’inizio del cessate il fuoco a partire dalle ore 00:00 del 23 dicembre. Ma è vero ugualmente che, già in agosto, il Gruppo di contatto si era accordato per un cessate il fuoco in corrispondenza dell’inizio dell’anno scolastico, il 1 settembre: accordo mai osservato ed è vero anche che solo nelle ultime 24 ore, le forze ucraine hanno colpito vari centri della DNR oltre quaranta volte, con non meno di mille proiettili di artiglieria. Così, nella tarda serata di ieri, proiettili d’artiglierie da 120 mm sono caduti su abitazioni nel centro di Jasinovata, una trentina di km a nordest di Donetsk, fino ad ora considerato relativamente tranquillo: un civile è rimasto ucciso e due feriti.

Non è certo che la nuova offensiva di Kiev, con bombardamenti ripetuti sulle città del Donbass, sia un diretto risultato dell’ultimissima decisione di Washington: fatto sta, che il Dipartimento di stato yankee, pur non esponendosi alla fornitura in prima persona di armi al regime golpista, ha però dato il via libera alla licenza di vendita da parte di organizzazioni “commerciali” e, comunque, Washington ha tenuto a sottolineare di non volersi precludere la possibilità di forniture – ufficiali: quelle “triangolate” non sono mai cessate – dirette di armi letali a Kiev. Non a caso, nei giorni scorsi, Donald Trump aveva approvato un aiuto finanziario all’Ucraina per armamenti pari a 350 milioni di dollari.

Da qualche tempo, risuonano a Mosca in maniera più diretta e da voci diverse, gli appelli rivolti al Cremlino perchè riconosca ufficialmente DNR E LNR.

*Articolo esce in contemporanea su Contropiano e Antidiplomatico

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