Arriva l’Istat a rincuorare Renzi e Gentiloni

Va tutto bene, c’è persino chi mette i soldi da parte. Le bugie hanno le gambe corte. Quando va bene si parla di un più zero virgola. Crescono le disuguaglianze, cresce la povertà.

Arriva l’Istat a  tirar su il morale di Renzi Matteo anche se è difficile, visti i dati dei sondaggi per le elezioni del 4 marzo, per quello che valgono ovviamente, che il segretario del Pd  viva giornate serene e tranquille. Anche perché i conti non tornano per quanto riguarda le candidature. Una secca perdita di deputati e senatori non è evitabile, non ci sono miracoli che tengono.

Anche i cespugli  cresciuti in questi ultimi giorni  equamente divisi  fra Pd e Forza Italia, coalizioni, apparentamenti, invece che portar voti  e parlamentari ne portano via qualcuno. Niente si dà in cambio di niente. Ora che anche il cespuglietto che si chiama Bonino, Della Vedova e Magi, ex radicali, grazie all’accordo con Tabacci, generoso nel mettere a disposizione il simbolo del suo gruppetto, ma non a gratis, è stato sistemato nel cortile di Matteo, c’è da trovare il terreno dove far seminare candidature certe, senza mettere in discussione l’elezione dei “fedelissimi”, il cerchio magico allargato.

Istat può ben poco a fronte di questa situazione diciamo imbarazzante per il segretario del Pd. Fa appello a tutte le risorse che ha a disposizione. Ora inventa l’abolizione del canone Rai. In modo che i cittadini vedranno ridurre i balzelli , in fondo il canone è una tassa e Renzi proprio su questo tasto prende spunto da Istat per far presente, Gentiloni lo segue a ruota, che le promesse sono state mantenute. Il carico fiscale rileva Istat nel terzo trimestre è stato pari al 40,3%, in riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta del livello minimo per il terzo trimestre dal 2011. Nei primi nove mesi la pressione fiscale si attesta al 40,2%, a sua volta ai minimi dal 2011. Canone eliminato e pressione fiscale vanno di pari passo. Ciò che dimentica l’ex premier è che la Rai avrà per un certo numero di anni un finanziamento pubblico prima di brillare di luce propria, ammesso che la pubblicità copra l’intero costo della produzione  Rai. Questo finanziamento sarà pagato, comunque dagli italiani, entrando a far parte del bilancio dello Stato. Perfino il ministro Calenda che tante ne racconta si è dichiarato contrario.

Le tasse diminuiscono ma solo per chi ha  redditi elevati

Proprio sul carico fiscale sia Renzi che Gentiloni confermano che  crescono le diseguaglianze. Le tasse diminuiscono per chi ha un reddito diciamo decente. Non è un caso che il risparmio sia salito dello 0,4% e ciò ovviamente non riguarda le famiglie che vivono a rischio povertà e che dalla diminuzione del carico fiscale nel terzo trimestre pari al 40,3%, in riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nei primi nove mesi la pressione fiscale si attesta al 40,2%. Anche quello zero virgola in meno non ha toccato il tenore di vita di milioni di persone. Non solo. Insomma i “miglioramenti” di cui parla l’Istat sono tutti nell’ambito di uno zero virgola. Comunque il dato relativo al risparmio è interessante perché i “risparmiatori” non vanno ricercati in chi non riesce ad arrivare alla fine del mese ma gode di stipendi o rendite che consentono di mettere da parte, o di investire monete. Anche il deficit  nei primi tre mesi è stato pari al 2,3% del Pil, “in miglioramento” di 0,2 punti sullo stesso periodo dell’anno precedente, così da toccare il valore più basso dal 2007. Verrebbe da dire che di questo passo non si va da nessuna parte. Ancora: le entrate totali nel terzo trimestre 2017 sono aumentate in termini annui dell’1,5% e la loro incidenza sul Pil è stata del 44,1%, in riduzione di 0,3 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2016. Nei primi tre trimestri del 2017 l’incidenza delle entrate totali sul Pil è stata del 44,5%, in riduzione di 0,1 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2016.

L’aumento delle pensioni? Solo  sei, sette euro al mese come i redditi da lavoro dipendente

Vediamo i redditi: quelli da lavoro dipendente sono cresciuti dello 0,1% in un anno. Fate i conti e vedrete che si tratta solo di spiccioli, così come l’aumento delle pensioni. Una vergogna, una offesa per tanti pensionati che vedranno “un assegno più consistente”, così hanno titolato i giornaloni dimenticando di dire che si trattava di sei, sette euro al mese. Infine i dati sull’inflazione. Istat, come scriviamo in altra parte del giornale riportando le valutazioni di Federconsumatori, per il 2017 stima una crescita media dei prezzi pari al +1,2% e che per il mese di dicembre l’inflazione resterebbe invariata al +0,9%. Non si ferma poi l’impennata dei prezzi dei prodotti del “carrello della spesa” – quindi quelli a più alta frequenza di acquisto – che toccano quota +1,5% su base annua. Nella pratica – scrive Federconsumatori – tali percentuali si traducono in un aggravio annuo di ben +267,3 Euro. Ma questo viene taciuto da Renzi, Gentiloni  e soci. Il segretario del Pd su Twitter scrive che “in cinque anni le tasse sono scese di due punti. Per i prossimi cinque anni dobbiamo farne altri due. Non facciamo miracoli, ma risultati #passodopopasso. Gli altri?”. Gentiloni per non restar da meno afferma che “siamo sulla strada giusta”, parla di “dati incoraggianti che dicono che siamo sulla strada giusta, meno deficit, meno evasione, minore pressione fiscale”.

I dati economici diffusi in modo tale che si possano manipolare

Dimenticano i nostri eroi che si attaccano all’Istat, ultima speranza per imbrogliare gli elettori, che qualche mese fa il rapporto Censis  parlava di milioni di famiglie a rischio povertà, altrettanti milioni non sono in grado di pagare bollette, gas, luce, acqua, non arrivano alla fine del mese, di undici milioni di persone che non possono pagare cure mediche e analisi presso privati visto che il servizio sanitario nazionale in tanta parte del nostro paese non funziona. Per quanto riguarda l’occupazione si parla genericamente di circa un milione di occupati in più. La realtà è che la gran parte dei contratti sono a tempo determinato, quando non si tratta di lavoretti. Dati resi noti dalla Cna, la confederazione nazionale dell’artigianato, che parla di un aumento della occupazione nelle piccole e medie aziende, ma praticamente non c’è quasi ombra di contratti a tempo indeterminato. Si parla di apprendistato, contratti a tempo, non c’è fiducia nel futuro, la ripresa non è consolidata. Perciò i contratti a tempo indeterminato sono una pia illusione. Infine i salari e gli stipendi. Istat rileva aumenti ma precisa che si tratta soprattutto  di  emolumenti che riguardano lavoratori autonomi, alte professionalità. Conclusione: un po’ di propaganda a buon mercato, complici i media, si può anche tollerare, viste le difficoltà in cui si trova Renzi e il Pd. Non siamo di quelli che  si accaniscono con chi è in difficoltà. E quelli di  Dem ci si trovano davvero. Ma il troppo non è sopportabile. Questo vale anche per Istat  che diffonde dati in modo che si possano manipolare a piacimento. Ma quanto può durare?  Il 4 marzo è  lontano e, come è noto, le bugie hanno le gambe corte.

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