Riforma sanitaria della Regione Lombardia

Nel numero 2 di Liberetà (periodico dello Spi-Cgil) c’è un articolo a firma Michele Lomonaco in  cui si parla del protocollo d’Intesa con l’agenzia di tutela della salute dell’area metropolitana  in merito alla riforma sanitaria della Regione Lombardia.

A proposito della “presa in carico dei malati cronici” sembra che l’unico problema sia la problematicità relativa ai gestori dato che gran parte dei medici di base non ha aderito alla graduatoria dei gestori (che cattivi!!!!!).

Non una parola in più.

Questa “cosa” di fatto è un ulteriore passo verso la privatizzazione della sanità, ma non pare che la cosa preoccupi lo SPI.  Ovviamente i gestori vanno pagati con fondi che potrebbero essere utilizzati per incrementare l’offerta di sanità pubblica.

Questa “cosa” trasforma la persona in patologia, se un malato aderisce non ci sarà più la persona nella sua interezza ma un pezzo sarà staccato (sia esso l’ipertenzioone, il diabete, … o quant’altro) e gestito a parte. Tra l’altro non certo bene, visto come sono state formulate le tipologie di esami previsti per le varie patologie.

Ma che ne dite delle correlazioni che una patologia produce nella complessità di un organismo?

Che ne dite degli esami che rimangono fuori e devono essere eseguiti a pagamento dai pazienti?

Non entro in ulteriori dettagli, non sono un’esperta, ma considero questa riforma non solo sbagliata bensì pericolosa.

E voi invece sembrate d’accordo.  Considero questa cosa molto, molto grave.

Rosa Riboldi
Iscritta allo SPI di Cinisello Balsamo da anni e prima alla CGIL Enti Pubblici


Questa la risposta di Michele Lomonaco della Segreteria dello Spi di Milano

In riferimento alla sua  email  inviata a Liberetà il 12 febbraio 2018  ci tengo a ribadire quanto sostenuto in più riunioni sul tema “presa in carico dei malati cronici” organizzate da Spi e Cgil sia presso la Camera del Lavoro che presso le sedi decentrate della 4 zone  territoriali di Milano.

Lo Spi e la Cgil sono stati e rimangono fermamente ancorati al fatto che la Sanita debba essere Pubblica, efficiente ed efficace in Lombardia come in tutte le regioni italiane. Faro irrinunciabile della nostra organizzazione quello di cercare di garantire il massimo di tutela ed assistenza del MALATO e del cittadino date le condizioni reali e presenti in ciascuna regione (le declinazioni della sanità sono 20, esattamente come le Regioni). Del resto anche il titolo dell’articolo di Liberetà mi sembra eloquente: PIU’ FORZA ALLA SANITA’ PUBBLICA.

Detto questo ci siamo calati nello specifico e abbiamo socializzato con i nostri volontari delle Leghe il merito della “novità” impellente dell’invio di centinaia di migliaia di lettere da parte di Regione Lombardia, in particolare da parte dell’ATS (Agenzia Tutela Salute) dell’area metropolitana milanese, che sulla scorta della Legge 23 approvata del 2015 chiede ad ogni singolo malato cronico di scegliere il proprio gestore.

Il Protocollo sottoscritto con ATS Milano ci permette di avere informazioni di dettaglio mensili su come procede questo iter e di intervenire per cercare di modificare in senso migliorativo (per il malato) l’iter complicato e accidentato che consegue alla mala gestione della cronicità di Regione Lombardia.

Nel fare ciò entriamo nel merito dei contenuti della Legge e delle procedure che ne conseguono e ci permettiamo di fare considerazioni e proposte all’ ATS che vadano a favore di uno effettivo “prendersi cura del cronico” (non della cronicità) e che, ad esempio, modifichino radicalmente il malcostume delle “inaccettabili” liste di attesa di mesi (anni) nel pubblico contrapposte alle “sfacciate” liste ravvicinate del privato. Questo è il vero grimaldello che sposta i malati non solo verso il privato ma ancora più pericolosamente verso il “non curarsi” (alcune stime parlano di 5 milioni di malati che rinunciano alle cure per questioni economiche).

Nello sforzo informativo che stiamo compiendo nei confronti dei volontari, che sono il punto di riferimento nelle leghe di quei “cronici” che stanno ricevendo le lettere, ci siamo imbattuti nell’anomalia di una consistente parte di medici di medicina generale che non hanno aderito ai bandi per diventare gestori (70%). E questo è un problema non di poco conto perché seppur rimane del tutto lecito che una categoria come quella dei MMG possa battersi perché non condivide la legge di riforma della regione Lombardia, rimane spiazzante per il malato cronico ricevere input diversi e contrastanti. “Straccia la lettera e resta col tuo medico di fiducia” e dall’altra parte “scegli comunque un tuo gestore” che può non essere medico di fiducia.

Ora, e lo abbiamo ribadito in tutte le riunioni, che consiglio possiamo dare in quanto struttura sindacale? Non siamo sanitari.  Ne tantomeno siamo portatori d’acqua al mulino della Regione (anzi). Ci limitiamo a sostenere che  chi ha il proprio medico di fiducia (MMG) che ha accettato di fare il gestore  possa e  debba colloquiare con lo stesso e decidere insieme come è meglio muoversi. Ma ci siamo spinti oltre e praticamente invitato i nostri volontari a “consigliare” di contattare comunque il proprio medico anche se non ha aderito per  decidere insieme a lui cosa fare, certamente anche rinunciando ad entrare nei meccanismi di presa in carico della L. 23, cosa comunque prevista dalla legge stessa.

Quindi come potrà constatare nessuna “simpatia” ne adesione ”acritica” alla riforma Maroni e alla conseguente “presa in carico” ma solo la necessità di confrontarsi con la controparte (ATS) che gestisce la sanità e di fornire supporto ai più deboli (cioè i malati) su un terreno molto delicato e sensibile e che coinvolge nella nostra Area Metropolitana circa 1.100.000 cronici.

Un ultima considerazione che ci è venuta dal confronto e dal dibattito delle nostre riunioni: è possibile ed auspicabile aprire una interlocuzione con tutti i MMG, siano aderenti che non aderenti, per confrontarci su cosa è meglio fare per il benessere dei cronici sul territorio Lombardo? Non può essere vero che un migliore servizio in termini qualitativi e quantitativi (di ore a disposizione e di visite a domicilio) da parte dei MMG e una loro decisa presa di posizione comune su quale è il metodo migliore di “prendersi cura del malato cronico” o meglio ancora una loro predisposizione ad indirizzare i loro pazienti verso le strutture pubbliche, possa contribuire a migliorare se non addirittura ad invertire la tendenza attuale alla privatizzazione della sanità lombarda? In questo caso lo Spi e la Cgil non solo sarebbero al loro fianco ma per quanto di loro competenza si impegnerebbero al massimo ad esempio sul fronte delle Liste di Attesa e della territorialità degli ambulatori e in collaborazione con la Funzione Pubblica sulla efficienza ed efficacia delle strutture pubbliche.

Saluti.

Michele Lomonaco – Segreteria Spi Milano

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Riboldi Rosa

Peccato che io non sono mai stata invitata a questi incontri, ammesso che ce ne siano stati a Cinisello. 

In ogni caso, grazie per la risposta anche se non mi convince la decisione di gestire la presa in carico anziché criticare decisamente questa scelta 

Un commento

  1. Mi permetto d’intromettermi in quanto ho partecipato a riunioni dello Spi sia in Camera del Lavoro sia in Zona Giambellino. Sono anche un iscritto allo SPI, diciamo non praticante, ma recentemente invitato, stante la mia conoscenza delle politiche regionali nel settore sanitario, a partecipare a queste riunioni almeno per dare un mio parere. Dico subito che le prese di posizione concorde dei tre sindacati regionali non solo sulle recenti delibere, ma sulla legge del 2015, mi hanno stupito parecchio. Mi sembra che sono state prima attendiste di interventi mai realizzati (es. la rete territoriale dei POT e dei PRESST ovvero la declinazione delle Case della salute così efficaci in Toscana e in Emilia Romagna). Di questi presidi territoriali quanti ne sono stati fatti? Non bisogna essere in cabine di regia a monitorare con i direttori delle ATS, per sapere che ne sono stati costruiti pochissimi e mal funzionanti. Nel frattempo le nuove ASST hanno ridotto le strutture territoriali a favore di quelle private. Questo è dare più forza alla sanità pubblica? Chiediamolo a chi lavora negli Ospedali pubblici e chi li sta frequentando. Lo stesso Assessore Gallera sta dichiarando che il sistema sanitario Lombardo non è il migliore del mondo come esempio di eccellenza e di efficienza. L’ho visto gridare allo scandalo per i pronto soccorso affollati e per le liste di attesa senza fine. Lo si è visto in centinaia di assemblee dichiarare la sua idea rivoluzionaria, covata dal suo genio: “Inventiamoci i GESTORI cioè insiemi di medici di base, ospedali pubblici e privati, ambulatori, rsa ecc. Raggruppamenti che possono avere le composizioni più varie a loro scelta di strutture si accreditate ma non per le stesse attività sanitarie. Questi si prendono in carico i 3 milioni di cronici e garantiscono loro l’integrazione di tutte le cure. Non ci saranno più liste di attese e noie burocratiche.” Le avanguardie dei gestori sono state per 5 anni una ventina di cooperative che con 1000 medici hanno seguito 200000 cronici. I mille hanno autocertificato che tutti sono stati assistiti in maniera ottima e non solo.. si è anche risparmiato almeno l’otto % (incassato dalle cooperative o dai centri amministrativi che hanno gestito il sistema). Sotto sotto, si dice anche perché dobbiamo fare altre strutture: si sono 1000 strutture accreditate 750 private e 250 pubblici. Tutti si sono presentati per diventare GESTORI, ne sono stati dichiarati idonei 285 e 1000 sono gli erogatori ovvero quelli che erogheranno le prestazioni sanitarie per conto dei gestori. Tutti o quasi hanno dichiarato di volersi prendere in carico i cronici dei tre livelli. Ci sono le 40 cooperative dei medici (la più grande con 650 medici di base lombardi) che ne associano 2500 mentre 500 medici che saranno aiutanti di uno o più gestori. I primi medici ricevono già in partenza 40 euro medi i secondi solo 10 (detratti dai 40). Questi Medici aderenti che consiglio daranno? Poi occorre un consiglio del proprio medico per decidere? Non è un problema che riguarda i sanitari o di chi consiglia di firmare tranquillamente: è un nostro problema. Personalmente darei il consiglio di non firmare un Patto di cura (inutile) che è una scrittura privata in cui il paziente è la parte debole anche perché il Gestore dal punto di vista giuridico è un fantasma che è dichiarato idoneo per essere incluso velocemente in un elenco, ma con cui la Regione non ha stipulato nessun contratto, né dato in concessione o in appalto i servizi. Quali garanzie abbiamo? Io non sono tranquillo nonostante la paterna tutela del compagno Lomonaco.

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