Perché i media che hanno dato lustro alla sceneggiata di Netanyahu non rispondono a questa semplice domanda?

Strano che tra i tanti media, che hanno dato lustro alla sceneggiata di Netanyahu, nessuno si sia chiesto se ora Israele abbatterà anche gli innumerevoli satelliti russi che, al pari di quelli di innumerevoli paesi, sorvegliano le aree di crisi. In realtà, quel presunto rottame di un “drone iraniano da ricognizione” (che ha la stessa credibilità della boccettina contenente armi di distrazioni di massa resa celebre da Colin Powell) serve solo a Netanyahu (travolto da un colossale scandalo), oltre che ha ricompattare verso la guerra una sempre più perplessa opinione pubblica, a ribadire la “spiegazione” dell’abbattimento, da parte della contraerea siriana, del cacciabombardiere F-16.

La versione di Tel Aviv era stata che l’aereo, “inseguendo un drone”, era sconfinato in territorio siriano; quella siriana e russa, supportate da foto satellitari e tracciati radar, era che l’aereo si accingeva a bombardare – ancora una volta – la Siria.

Nessun bisogno di droni da abbattere, comunque, per “giustificare” i bombardamenti che in questi giorni stanno devastando la Striscia di Gaza: i Palestinesi vanno eliminati e basta. Chissà se la mattanza dal cielo che si sta consumando a Gaza viene vista anche dal sistema satellitare italo-isreliano Opsat-3000.

È costato ai contribuenti italiani 800 milioni di euro ma – incredibile a dirsi – se alcune immagini devono o no arrivare al Centro interforze di telerilevamento satellitare di Pratica di Mare o al Centro interforze di gestione e controllo Sicral di Vigna di Valle lo decide soltanto Israele. Che, magari, in questi giorni, per non turbare la sensibilità dei nostri militari, sta facendo passare solo quelle della conferenza di Netanyahu.

Francesco Santoianni

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