Embraco, storia di un capitalismo che tenta di cavare profitti a tutti i costi attraverso le delocalizzazioni

Calenda fa il duro, ma il Governo quale politica industriale ha? Prc: “Vicenda scandalosa”.

Il gruppo brasiliano Embraco ha confermato quasi 500 licenziamenti in Italia con la scelta di trasferire le sue produzioni in Slovacchia e non accettare neppure la cassa integrazione. Il caso Embraco è arrivato in Europa.

E mercoledì la commissaria Vestager, secondo quanto assicura Calenda, farà una conferenza stampa. Bruxelles ha “molto ben chiaro il problema” e “ha assicurato che la Commissione è molto intransigente nel verificare i casi segnalati in cui c’è un problema o di uso sbagliato o non consentito degli aiuti o, peggio, di aiuto di Stato per attrarre da Paesi che sono parte dell’Ue”.

Intanto, un lavoratore dell’Embraco, Daniele Simoni, da 25 anni operaio presso Riva di Chieri, si è incatenato ai cancelli della fabbrica. “Non voglio mollare, è la mia fabbrica che mi ha dato da mangiare per 25 anni, finché c’è uno spiraglio non mollerò”, spiega l’operaio.

Lo scontro è totale. Anche con il governo italiano, che ora invoca l’intervento dell’Europa. Il ministro Calenda: “Non incontrerò più questa gentaglia”. In una intervista di Andrea Rinaldi sul Corriere della Sera, il ministro per lo sviluppo economico propone l’introduzione di un fondo speciale per evitare le fughe delle aziende all’estero. Il problema è infatti ancora una volta relativo alle regole che permettono il dumping fiscale, sociale e ambientale.

“La posizione di Embraco si conferma irresponsabile e provocatoria. Alla richiesta dei sindacati e dello stesso ministro Calenda di sospendere i licenziamenti e attivare la cassa integrazione per permettere di ricercare soluzioni industriali alternative a difesa l’occupazione, l’azienda risponde con la provocazione dei part-time, azzerando salari e diritti dei lavoratori”, ha dichiarato ieri il segretario confederale della Cgil Maurizio Landini.

“Questa è la logica del massimo profitto che – spiega il dirigente sindacale – trova nella delocalizzazioni verso i Paesi a basso costo del lavoro il modo per risolvere i problemi della competizione, dopo aver ricevuto dallo Stato italiano nel passato milioni di euro finanziamento”. “Tutto ciò è inaccettabile. Chiediamo al Governo italiano – prosegue il segretario confederale – di adottare tutte le misure necessarie per scongiurare questo esito”. “In particolare – sottolinea – va affrontato il tema della delocalizzazione verso quei Paesi europei che agiscono in condizioni di dumping. Altri casi analoghi hanno già ampiamente penalizzato il lavoro italiano e l’occupazione. E’ arrivato il tempo di adottare, anche nel rapporto con la UE, norme generali in grado di frenare questo esodo e di agire in condizioni di parità e trasparenza”. “All’Embraco chiediamo di rivedere le proprie posizioni e rendersi disponibile per una trattativa in condizioni radicalmente diverse da quelle prospettate. La Cgil – conclude Landini – è a fianco dei lavoratori a sostegno di tutte le loro iniziative di lotta”.

Roberta Fantozzi, responsabile nazionale Politiche economiche di Rifondazione Comunista e Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione e cadidato di Potere al popolo, dichiarano: “La vicenda Embraco è sempre più scandalosa. L’azienda controllata dal gruppo Whirpool, multinazionale americana con 20 miliardi di fatturato annui, ha deciso che non vuole fare ricorso nemmeno agli ammortizzatori sociali, che avrebbero consentito di garantire il reddito ai lavoratori e di avere il tempo per trovare altre soluzioni industriali”.

“Non gliene frega niente dei lavoratori – aggiungono – li vuole licenziare subito e sbattere per strada, provocando un dramma per 500 famiglie, come niente fosse. Lo fa avendo goduto in questi anni di vantaggi fiscali e di contributi milionari per Riva di Chieri: “prendi i soldi e scappa” secondo la consueta inaccettabile logica che muove le multinazionali. Diamo tutto il nostro sostegno alla lotta delle lavoratrici e dei lavoratori Embraco, a cui il governo deve comunque trovare una sol zione che garantisca occupazione e futuro. Chiediamo anche con forza – come facciamo da anni – che si approvi immediatamente una legge che contrasti le chiusure e le delocalizzazioni speculative, prevedendo la restituzione dei contributi e delle agevolazioni pubbliche di cui le imprese hanno goduto. Non è sopportabile che la vita e il futuro delle persone siano nelle mani di pochi affaristi privi di ogni scrupolo!”.

Fonte

Start a Conversation

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *