Usa, cresce il movimento contro l’uso delle armi

La rivolta degli insegnanti: “Non vogliamo armi, vogliamo più assistenti sociali e meno sessioni di test”.

Gli studenti che sono sopravvissuti agli spari della settimana scorsa in una scuola media della Florida non si stanno perdendo d’animo e hanno messo in campo una iniziativa il cui obiettivo è quello di indicare per nome e per cognome i politici che accettano denaro dalla National Rifle Association (NRA).

Il 24 marzo saranno in piazza a Washington. E piano piano la loro protesta sta raccogliendo l’appoggio non solo dei cittadini americani ma anche di molte aziende sia Usa che sparse nel mondo. Messaggi di solidarietà arrivano anche da semplici cittadini e associazioni non-Usa che vedono in questa scadenza un momento importante di lotta contro l’imbarbarimento della convivenza sociale e l’odio razziale.

“Il mio messaggio per le persone nel potere è che o sono con noi o contro di noi. Stiamo perdendo le nostre vite mentre gli adulti giocano”, ha detto Cameron Kasky, uno studente che è sopravvissuto alla sparatoria, nel programma “State of the Union” della CNN.

“Qui non si tratta dei repubblicani, non si tratta dei democratici, si tratta del fatto che vogliamo creare una marca di vergogna per i politici che accettano denaro dell’ANR e ci utilizzano come garanzia”, ha aggiunto.

La “Manifestazione per le nostre vite”, programmata per il 24 marzo, non sarà la sola iniziativa. Si organizzano anche scioperi in tutto il paese il 14 marzo ed il 20 aprile.
Kasky ha detto che dato che alcuni argomentano che non è corretto parlare delle leggi delle armi dopo la sparatoria, questo starà il punto centrale durante l’incontro del prossimo mese. Studenti di tutto il paese sono invitati a partecipare.

Dalla loro parte avranno anche i professori, che Trump ha investito del “potere” di imbracciare un fucile quale unica risposta al dilagare della violenza.
“Armaci con più risorse, non con più fucili!”, risponde United Teachers (Insegnanti Uniti) di Los Angeles sulla sua pagina Facebook (che ha già avuto 30 milioni di visite)
“Tu vorresti armare me che sono un insegnante? Il presidente Trump e la NRA (National Rifle Association – Associazione Nazionale degli Armati) dicono che per fermare le sparatorie nelle scuole ci vogliono più armi? Ma noi diciamo: armaci con più risorse, non con più fucili.
#KidsNotProfit #SuppliesNotGuns #ARMEWITH Mary Cathryn Ricker”.

Si allunga intanto la lista delle società che prendono le distanze dalla National Rifle Association, la potente lobby delle armi americane. Con il movimento #BoycottNRA che prende slancio, Delta airlines mette fine al programma di sconti per i membri della Nra, seguendo la strada aperta da altri colossi della Corporate America. Anche la United Airlines le ha voltato le spalle annunciando che non offrira’ piu’ sconti durante la loro assemblea annuale chiedendo di rimuovere le sue informazioni dal sito.

Sotto la pressione di clienti e consumatori, le aziende americane cercano di evitare danni di immagine e soprattutto una campagna pubblicitaria negativa sui social media. La prima a tagliare i rapporti con la lobby delle armi è stata la First National Bank di Omaha, la maggiore banca privata americana, che ha annullato l’accordo per l’emissione di carte di credito per l’associazione. Ma l’elenco si allunga: le società di autonoleggio Avis e Hertz, le assicurazioni Chubb e Metlife, così come Symantec e Nortorn Antivirus.

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