Se le nostre vite non valgono, non produciamo!

L’8 marzo del 2018 è una data straordinaria perché la giornata internazionale della donna coincide, non casualmente, con lo sciopero generale. Uno sciopero che vede le donne in prima linea per gridare la nuova parola d’ordine:  “Se le nostre vite non valgono, non produciamo”, lanciata dalle donne argentine.

Il grido ha subito raccolto l’adesione di oltre 22 paesi, ma l’onda è cresciuta e giovedì saranno più di 70,  i paesi dove le donne incroceranno le braccia, «astenendosi da qualsiasi attività produttiva e riproduttiva, formale o informale, retribuita o gratuita».

In Italia,  promosso e organizzato dall’associazione Non una di meno,  lo sciopero dell’8 marzo coinvolgerà tutte le lavoratrici: quelle a tempo indeterminato, le partite Iva, le precarie, le lavoratrici “in nero”, le stagiste e le lavoratrici senza contratto, le disoccupate e le studentesse,  oltre al lavoro e alla cura domestica.

Uno sciopero di produzione e di riproduzione, occasione per reinventare lo sciopero come pratica femminista di denuncia.

Denuncia della violenza come forma di controllo sulla vita delle donne e delle bambine, sulla loro sessualità, sui loro corpi.  

Denuncia della violenza che si esprime nelle discriminazioni e nello sfruttamento e nelle molestie sui luoghi di lavoro.

Denuncia della violenza nelle forme si trovano ovunque: stupro, violenza domestica, incesto e nelle forme specifiche di alcuni contesti: mutilazioni sessuali, omicidi a causa della dote. Violenza, quindi, come fenomeno sistemico e strutturale delle società, realizzazione concreta dei rapporti di potere vigenti, che può essere combattuta solo attraverso trasformazioni radicali.

Sciopero femminista, quindi, per sovvertire le gerarchie sessuali, le norme di genere, i ruoli sociali imposti, i rapporti di potere che generano molestie e violenze.

Sciopero femminista per rivendicare un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare universale, garantito e accessibile.

Sciopero femminista contro la violenza del razzismo che rende difficile alle donne muoversi nel mondo, andare e fermarsi.

NI UNA MENOS, quindi, NON UNA DI MENO in piazza, unite per continuare a lottare!

Rosaria Distefano

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