Ripartire da Rifondazione Comunista

In un momento di profonda crisi economica, sociale e politica come quella che sta attraversando l’Italia in questi tempi, potrebbe far specie notare come qualsiasi partito alla sinistra del PD arranchi a livello elettorale.

Dopo la sconfitta della Sinistra Arcobaleno, nel 2008, Paolo Ferrero dichiarava: “Riattivare i percorsi di discussione politica è assolutamente necessario per evitare che la sconfitta determini il ripiegamento e il ritorno a casa delle decine di migliaia di compagni e compagne, con o senza tessera di partito, che hanno generosamente dato il loro impegno nella campagna elettorale” e a luglio a Chianciano, al Congresso nazionale, appena eletto Segretario dichiara Rifondazione c’è oggi e domani. Condivido oggi quelle parole di allora.

In questa situazione terremotata io penso che si debba ripartire da quel punto fermo. Per questo ritengo necessario, nel contesto di valorizzazione dei rapporti unitari a sinistra, rimettere in pieno funzionamento Rifondazione Comunista, sia come corpo politico collettivo formato da decine di migliaia di compagni e compagne, sia come capacità di proporre un indirizzo politico grazie al quale uscire dal pantano.

Ritengo però che, nella gestione Ferrero, siano stati fatti errori strategici piuttosto chiari. La scelta di confluire nella lista Rivoluzione Civile, una sorta di partito raffazzonato poco prima delle elezioni politiche del 2013. Una lista che univa persone di orientamento troppo diverso con un candidato alla presidenza del consiglio assolutamente incapace di attirare il voto di grandi masse elettorali (765.189 voti alla Camera pari al 2,25%). Il risultato non è stato utile per imparare dagli errori commessi. E’ bastato aspettare qualche altro mese ed ecco un’altra lista, L’altra Europa per Tspiras, che ha superato per un pelo la soglia di sbarramento delle europee salvo poi disciogliersi quasi subito per mancanza di prospettive. E ora, con Segretario Maurizio Acerbo, gli stessi errori strategici. Potere al popolo, lista che raccoglie il 1% dei voti (370.320 alla Camera – 1,13%), ha evidenziato l’inconsistenza in termini di aggregazione del consenso politico. Potere al popolo non ha prospettive politiche in grado di parlare alla pancia dei ceti meno abbienti, senza alcun appeal.

Di fronte al disastro politico elettorale che ha colpito Rifondazione e la Sinistra POCHE PAROLE E CHIARE.

E’ necessario ripartire da Rifondazione Comunista – che deve continuare a vivere per l’oggi e per il domani, cambiare per non ripetere gli errori che ci hanno portato a questo disastro – è condizione assolutamente necessaria per poter ricominciare a lavorare ad un processo di unità della sinistra che – evitando scorciatoie politiciste ed organizzative – riesca a ricostruire una lettura credibile della società italiana, un radicamento sociale e un senso concreto dell’utilità sociale della sinistra nel nostro paese.

Più Rifondazione Comunista vuol dire più Sinistra: qui si tratta di decidere se gettare a mare un progetto politico e organizzativo oppure se ripartire da dove ci siamo persi, con idee chiare.

Non è il momento della rassegnazione. Ci sono migliaia di compagne e compagni in Italia che non vogliono che scompaia Rifondazione Comunista.

Ora si tratta di rimettersi in piedi, ripartendo da Rifondazione Comunista e dalle origini di Rifondazione Comunista, per rinnovare e rifondare il comunismo in Italia.

Solo così il partito potrà tentare di risollevarsi da una china che appare irreversibile.

Valter Tanzi

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