“L’omaggio al cimitero Monumentale di Milano agli squadristi degli anni venti”

UNO SCANDALO CHE SI RIPETE

​Quest’anno a prendere l’iniziativa per la commemorazione del 23 marzo al Cimitero Monumentale davanti al cosiddetto monumento dei “martiri fascisti” è stata la Fiamma tricolore. In un post su una delle sue pagine si da infatti appuntamento alle 14.30.

Seguiranno, con ogni probabilità, analoghi inviti a manifestare da parte delle associazioni dei reduci repubblichini e delle diverse sigle del neofascismo milanese.
​La data scelta è quella della fondazione dei Fasci di combattimento avvenuta a Milano nel 1919.

STORIA DEL SACRARIO FASCISTA

​Come noto, nel 1925, agli inizi del regime fascista, fu eretto un sacrario, dove furono progressivamente raccolte le salme di tredici squadristi, non solo milanesi, morti in scontri di strada.
L’opera, tra il liberty e l’art déco, si componeva originariamente delle statue di qualche metro di altezza di tre giovinetti in posa eroica, uno dei quali con in braccio un fascio littorio sormontato da un’aquila con le ali aperte, e di una cripta sottostante. Finita la guerra il fascio  e l’aquila furono asportati, così la targa commemorativa.

I TREDICI SQUADRISTI

​Tra i nomi ospitati nel sacrario compare Ugo Pepe, il figlio ventunenne dell’ammiraglio Gaetano Pepe, studente di ingegneria al Politecnico di Milano, autore di diverse spedizioni punitive tra il Veneto e Milano (tentò anche, nel luglio del 1921, di far saltare a Treviso con tubi di gelatina la sede centrale del partito repubblicano). Ferito mortalmente nel capoluogo lombardo la sera del 23 aprile 1922 da due revolverate nei pressi di Porta Romana, spirò all’ospedale. I funerali si tennero al cimitero Monumentale, il 26 successivo, alla presenza di Mussolini e centinaia di squadristi lombardi, liguri e veneti.

Prima di Ugo Pepe erano comunque morti per “incidenti sul lavoro”: Aldo Sette, di diciassette anni, rimasto ucciso il 20 marzo 1921 nel corso di una spedizione al quartiere Greco, all’epoca roccaforte socialista, e Franco Baldini di 48 anni, colpito a morte con arma da fuoco a Roma, in trasferta, nel novembre 1921, durante gli scontri, proseguiti per quattro giorni, in occasione del congresso costitutivo del Partito nazionale fascista. L’anno successivo, nella notte fra il 15 e il 16 luglio, era stato invece ucciso a Milano lo squadrista ventenne Eliseo Bernini, mentre, poche settimane dopo, il 4 agosto 1922, erano cadute tre camicie nere: il venticinquenne Cesare Melloni, il ventiduenne Emilio Tonoli e il trentenne Edoardo Crespi. I primi due durante l’assalto con bombe e fucili alla sede de l’Avanti!, il terzo in piazzale Procaccini. Il sansepolcrista Paolo Grassigli fu invece ferito mortalmente, a pugnalate, durante una spedizione punitiva a Dergano l’8 ottobre del ’22. A lui venne anche intitolata una piazza a Milano poi cancellata nel dopoguerra.

Della morte violenta di Orazio Porcu, avvenuta nel luglio 1930, dette invece notizia Il mattino illustrato. Nel numero anche un servizio sulle sue esequie.
Loris Socrate, già attivo squadrista, morì il 22 maggio del ’24 a Fleshum in Libia, ucciso da un ascari “impazzito”. Luca Mauri ammalatosi, morì il 30 marzo del 1930 come “grande invalido della Rivoluzione”.

Vittorio Agnus Dei Pensi, iscritto al Fascio di Milano nel gennaio ’24, morì il 26 dicembre successivo a Musocco, colpito da arma da fuoco, durante una “ispezione”.
Enzo Meriggi, iscritto al fascio di Mantova nel ’21, partecipò a numerose spedizioni e fece parte della Milizia, ma morì a Mantova il 2 giugno del ’34 per le conseguenze sulla sua salute derivanti dal suo “servizio”.​

​Tutta gente che bastonò e assassinò con ferocia, protetta dagli apparati di polizia, dai carabinieri e dall’esercito, operai, contadini e dirigenti politici delle sinistre, assaltò le Camere del lavoro e le sedi dei partiti democratici, cacciò dai Comuni i sindaci regolarmente eletti, “marciò” su Roma.
​Lo scandalo non è solo di chi li commemora, ma anche  di chi continua a permetterlo in un luogo pubblico.

Osservatorio democratico sulle nuove destre. 21 marzo 2018

(Clicca questo link e leggi l’articolo di Repubblica)

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