Pablo Iglesias e Alberto Garzon: Unità per trasformare e vincere

Pubblichiamo la traduzione della dichiarazione congiunta di Pablo Iglesias, Segretario generale di Podemos e Alberto Garzón, Coordinadore federale di Izquierda Unida che rilanciano l’impegno comune nella lista-coalizione Unidos Podemos. Ricordiamo che Unidos Podemos è la sigla che raccoglie Izquierda Unida (di cui fa parte il partito comunista spagnolo) e Podemos nonchè tutte le formazioni unitarie a livello delle singole regioni. Lo scorso aprile alla fondazione del soggetto unitario Catalunya En Comu Alberto Garzon propose di estendere a livello nazionale il modello catalano di “confluenza” (una testa un voto).

Non l’hanno ancora fatto ma è bene che la sinistra radicale in Spagna sia unita con un pluralismo di posizioni e realtà organizzate che non impedisce di agire insieme. (M.A.)

Perchè vogliamo il nostro pane quotidiano,
fiore d’ontano e perenne tenerezza sgranata,
perchè vogliamo che si compia la volontà della Terra
che dà i suoi frutti per tutti.
(Federico García Lorca)

Questo articolo vuole riaffermare il nostro impegno a lavorare uniti per costruire un paese sovrano dove la giustizia sociale e l’uguaglianza reale tra donne e uomini siano una realtà, e dove il riconoscimento della pluri-nazionalità sia la base dell’organizzazione territoriale della Spagna. Scrivendo insieme vogliamo riflettere su alcune chiavi della situazione politica in Spagna e delle sfide politiche, sociali ed elettorali che Podemos, Izquierda Unida e le altre forze sorelle devono affrontare, a nostro avviso, collaborando insieme.

A nostro avviso, ciò che la nostra società si sta giocando in questi anni è il tipo di nazione che sarà la Spagna nei prossimi decenni. E partiamo dalla convinzione che non vogliamo permettere alle forze conservatrici e reazionarie del paese di progettare il nostro futuro, arrendendoci ad una notte buia di perdita di libertà e diritti sociali. Non invano, in questi anni si deciderà su che tipo di servizi pubblici e diritti del lavoro avremo, di quali libertà possiamo godere e quali reali capacità avremo per realizzare i nostri progetti di vita. La nostra aspirazione è quella di contribuire a creare un paese diverso, migliore e centrato nelle donne e negli uomini che lavorano quotidianamente per fare sé che i loro figli possano vivere senza difficoltà o sofferenza. La nostra proposta politica, il nostro progetto nazionale, è ciò che condividiamo e ciò che giustifica il nostro impegno per l’unità in un momento storico così importante.
Aspiriamo a vincere socialmente e politicamente il Partido Popular (PP) ed il suo sostituto arancione (Ciudadanos, ndt) e non rinunciamo a voler attrarre verso posizioni di cambiamento tutti gli attori politici e sociali che vogliono costruire con noi un paese in cui libertà, uguaglianza e fratellanza diventino i principi effettivi dell’impulso costituente di cui la Spagna ha bisogno.

La Spagna tra la restaurazione reazionaria e il cambiamento democratico

La tensione tra la restaurazione oligarchica e il cambiamento sociale e democratico continua a definire la situazione politica spagnola. Ci sono almeno sei dimensioni di quella tensione.

In primo luogo, c’è una tensione sociale che deriva dalle politiche di tagli imposte dalla Troika per far fronte alla crisi economica in Spagna e nei Paesi della periferia europea. Per quanto i partiti delle élite abbiano proclamato la normalizzazione della situazione economica, la verità è che la precarizzazione del mercato del lavoro, la disoccupazione, l’aumento delle disuguaglianze, il deterioramento del sistema pensionistico e dei servizi sociali, tra gli altri fenomeni, sono una realtà che rende il nostro Stato sociale uno dei meno sviluppati nell’Unione europea. L’impoverimento, assoluto e relativo, della nostra popolazione è descritto dal fatto che oggi i settori popolari devono lavorare più a lungo con meno soldi e, quindi, vivere in condizioni peggiori in un momento storico in cui, paradossalmente, i progressi tecnici consentirebbero il contrario.
In secondo luogo, con queste politiche di tagli si sta minacciando una serie di capacità essenziali per la vita, come avere figli e prendersene cura, prendersi cura della famiglia e degli amici o mantenere le proprie case. Tutto ciò si chiama riproduzione sociale, ed è seriamente minacciata dalla combinazione della riduzione dei salari e dello smantellamento dei servizi pubblici. Le famiglie più ricche soddisfano alcuni di questi bisogni esternalizzando le cure a ditte private e a donne in molti casi migranti e povere, ma la stragrande maggioranza delle famiglie in Spagna svolge queste attività con crescente difficoltà e quasi sempre sulle spalle delle donne. Le imponenti mobilitazioni per la rivendicazione dei diritti sociali attuate dai pensionati e dal movimento femminista sono anche chiari indicatori della crisi della riproduzione sociale che sta attraversando il nostro Paese e, in particolare, del ruolo guida che le donne avranno nei cambiamenti di cui ha bisogno il nostro Paese.
In terzo luogo, la Spagna sta vivendo una grave crisi territoriale, a causa delle enormi difficoltà incontrate nell’affrontare la crisi politica e istituzionale delle pluri-nazionalità. La strategia autoritaria del PP, sostenuta dagli altri partiti monarchici, di portare in tribunale un conflitto politico, ha generato in pratica uno stato di emergenza territoriale ed ha aperto la porta a un taglio generalizzato delle libertà. I partiti monarchici si sono dimostrati incapaci di pensare che la Spagna e il suo Stato possano essere inclusivi e diversi, e non hanno offerto ai cittadini catalani una soluzione democratica e un attraente progetto di partecipazione in Spagna. Non abbiamo mai condiviso le strategie del processismo, ma è impossibile risolvere la situazione catalana attraverso la forza e l’azione dei giudici. L’unico modo per avanzare nella soluzione del conflitto catalano è capire che il nostro Paese è composto da donne e uomini che si sentono di nazioni diverse e che aspirano a cooperare a partire dal riconoscimento delle loro diverse identità e dei loro diritti democratici.
In quarto luogo, la Spagna soffre di una paralisi istituzionale senza precedenti. Da un lato, la profonda corruzione non è espressa solo dalle migliaia di casi che riguardano il PP, ma riflette una concezione patrimoniale delle istituzioni delle élite politiche ed economiche che compromette la qualità democratica delle nostre istituzioni e le relazioni tra i settori pubblico e privato. La storia del nostro Paese riflette quanto siano stabili le pratiche politiche delle oligarchie che, considerando la Spagna come la propria fattoria privata, sono sopravvissute incolumi anche all’avvento della democrazia quarant’anni fa.
In quinto luogo, i sistemi politici demo-liberali del continente, stanno soffrendo in tutta Europa una crisi di legittimità, come conseguenza dello spostamento della sovranità dalla cittadinanza verso gli attori economici del mercato mondiale. La consapevolezza che nella nostra società governano i mercati, cioè i grandi gruppi economici e finanziari, e non i governi democraticamente eletti, rappresenta una sfida aggiuntiva per le forze progressiste che aspirano che la democrazia arrivi anche all’economia.

Infine, dobbiamo ricordare che siamo una comunità umana che vive in un ambiente naturale che impone limiti ecologici alla nostra attività produttiva, al di là dei quali non solo deterioriamo l’ambiente, ma anche la vita stessa. Il nostro pianeta è finito e fragile, e non può più sostenere un’attività umana canalizzata attraverso un modello di produzione e consumo, che è governato solo dal criterio dell’accumulazione incessante. Si è andati ben oltre i limiti della bio-capacità del pianeta, e la comunità scientifica ha avvertito per decenni che il cambiamento climatico, l’estinzione della biodiversità, il consumo eccessivo di acqua dolce, l’inquinamento atmosferico e altri fenomeni minacciano di provocare effetti disastrosi e incontrollabili: gravi siccità, avanzamento della desertificazione, piogge torrenziali, scioglimento dell’Artico e dei ghiacciai, tra gli altri.
Entrambi nel 2014 abbiamo firmato il manifesto Ultimo Appello, che ha messo in evidenza l’emergenza politica di questo tema, oggi ancora più grande. E siamo consapevoli che le conseguenze del riscaldamento globale sono particolarmente gravi per la Spagna, che non si trova solo in una latitudine già abbastanza calda, ma ha anche perso durante questi anni una straordinaria opportunità per avviare una transizione nel modello energetico.

Il nostro progetto di Paese

Come conseguenza di quanto sopra, riteniamo necessario lavorare unitariamente negli aspetti politici ed elettorali. La nostra aspirazione è di costruire un blocco storico di cambiamento e trasformazione sociale che possa affrontare queste sfide e progettare una Spagna democratica che soddisfi le esigenze economiche, sociali ed ecologiche delle nostre concittadine e dei nostri concittadini. Siamo forze politiche diverse, con differenze riconosciute in alcuni aspetti programmatici, ma riteniamo imperativo mettere sul tavolo ciò che ci unisce: il tipo di Paese che vogliamo sia la Spagna nei prossimi decenni.
Stanchi di tagli alla salute, all’istruzione, alla dipendenza, ai servizi sociali o alle pensioni, vogliamo proteggere i servizi pubblici al più alto livello. Stanche della disuguaglianza tra donne e uomini, vogliamo porre fine al patriarcato e ai sistemi culturali che opprimono e sfruttano le minoranze del nostro paese. Stanche delle guerre che i nostri governi stanno promuovendo, vogliamo promuovere la pace e la solidarietà tra i popoli. Stanchi del parassitismo dei falsi liberali che saccheggiano la sfera pubblica, vogliamo un’amministrazione pubblica democratica e senza corruzione. Stanche dell’autoritarismo che mette sotto processo il conflitto catalano, che manda in prigione cantanti e rapper e multa per fare battute, vogliamo un sistema di libertà dove prevalgano i diritti umani. Stanchi di sfratti e affitti inaccessibili, vogliamo affitti pubblici, fermare gli speculatori e i parassiti finanziari.
Stanche di vedere come il potere ha attaccato spietatamente il mondo della cultura, dei teatri, della danza e del cinema, vogliamo una Spagna che liberi la sua creatività e cultura dal regno della mercificazione ossessiva, della precarietà miserabile e della dipendenza estrema da quattro compagnie cannibali dell’essenza umana. Stanchi delle guerre di bandiere, vogliamo una Spagna fraterna costruita dal basso e con il dialogo. Stanche e stanchi di tanta precarietà, insicurezza e mancanza di speranza per le nostre famiglie, vogliamo una Spagna di redistribuzione e diritti del lavoro. In breve, stanchi della Spagna del PP e di Ciudadanos vogliamo costruire una Spagna diversa, migliore e in cui tutte e tutti possano, soprattutto, vivere con dignità.
Gli autori di questo testo rappresentano due formazioni politiche necessarie per il cambiamento politico in Spagna. Dieci anni fa pochissime persone ci conoscevano, e possiamo dire che in una certa misura siamo un riflesso personale, ma soprattutto collettivo, delle recenti trasformazioni del nostro Paese. Siamo convinti che milioni di donne e uomini, di tutte le età e condizioni, condividano con noi questo progetto politico di speranza. Ecco perché vogliamo annunciare, dopo queste riflessioni, la nostra volontà politica di camminare insieme nella battaglia politica ed elettorale degli anni a venire. Vogliamo esprimere la nostra ferma volontà di fare tutto quanto è in nostro potere affinché la Spagna del futuro sia il risultato del pensiero e dell’azione della gente comune e non delle forze conservatrici e reazionarie che oggi saccheggiano il nostro presente.

Traduzione di Marco Consolo

testo originale su publico

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