Elezioni Comunali 2018: Il nostro programma per la città

PROGRAMMA DI GOVERNO DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA DI CINISELLO BALSAMO ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2018

Una moderna macchina amministrativa, una nuova squadra di governo della Città, più trasparenza nelle scelte strategiche, cittadine e cittadini al centro dell’agenda politica, salvaguardia e rilancio del territorio e dei beni comuni. La nuova squadra di governo della Città deve riappropriarsi della dignità della storia di Cinisello, respingendo con forza le spinte che tendono a trasformare il ruolo dell’ente locale in mera co-gestore di servizi privati.

Il Comune deve tornare a ricoprire un ruolo di stimolo dello sviluppo del proprio territorio, essere primo luogo di democrazia, sempre a contatto con i/le cittadini/e. Deve farsi garante della universalità dell’accesso e della qualità di quei beni e servizi che, per la loro valenza collettiva, consideriamo primari, mostrando il coraggio di opporsi alla loro mercificazione voluta dagli assurdi tagli imposti dal governo centrale.

Il Comune deve assumersi il difficile ma necessario impegno di proporre soluzioni diverse alla crisi, a partire da una modifica radicale del Patto di Stabilità che impedisce agli enti locali di usare le risorse che hanno in cassa.

BENI COMUNI E SERVIZI ALLA COLLETTIVITA’: MANTENIMENTO E RILANCIO DELL’AZIONE PUBBLICA

L’azione amministrativa di un Comune deve essere legata ad un agire politico orientato al benessere dell’intera cittadinanza, all’interpretazione e al saper dare risposte alle sue esigenze; solo così si può sviluppare un senso di comunità e un rapporto di fiducia e vicinanza tra cittadini e istituzione locale.

Negli ultimi anni questo rapporto si è invertito, nel senso che l’azione amministrativa/finanziaria influenza e dirige l’agire politico.

Tale stagione, inaugurata dalle amministrazioni Albertini a Milano (la visione del Sindaco come se fosse l’amministratore di un “grande condominio-città”), ha preso sempre più piede, anche facilitato dalla situazione di crisi economica del Paese con sempre meno trasferimenti e crescenti vincoli di bilancio agli enti locali, facendo breccia anche in ampi settori del centro-sinistra. Questo rimodella il ruolo dell’Ente Locale, distruggendo il sistema di stato sociale e dei diritti sociali, nel quale non esistono più diritti esigibili ma opportunità diverse a seconda delle condizioni socio-economiche di ciascun individuo.

Essendo i bilanci sempre più difficili da far quadrare a causa delle scelte di governo (Patto di stabilità, spending review..) si obbligano i Comuni a far cassa anche a costo di permettere ai privati di entrare a gamba tesa nel mercato dei servizi pubblici, prendendosi ciò che è redditizio e lasciando al pubblico ciò che è fisiologicamente in perdita, salvo poi accusarlo di inefficienza.

Tale situazione determina una sempre maggiore difficoltà nel dare risposte concrete all’altezza dei nuovi e vecchi bisogni della cittadinanza.

Ne consegue che la spinta a collocare i servizi nell’area del mercato è sempre più forte e il percorso è ormai ben tracciato.

Siamo nettamente contrari ad un percorso di esternalizzazione dei servizi pubblici locali e proponiamo:

  • gestione diretta dei servizi, mantenimento e potenziamento dei servizi sociali, puntando su qualità ed adeguatezza ai bisogni, oltre al contenimento degli oneri a carico dei cittadini;
  • stop alle dismissioni e agli affidamenti a privati di servizi alla collettività quali ciclo rifiuti, asili nido, farmacie comunali, servizi sociali e altri servizi destinati alla dignità e salute dei cittadini;
  • nessun asilo nido e/o scuola pubblica, deve essere chiusa sul territorio comunale;
  • un’efficace ottimizzazione della macchina comunale ed una riorganizzazione delle Aziende Comunali al fine di cancellare gli sprechi – a partire dall’imposizione di un tetto ai compensi degli Amministratori e da una verifica costante del loro operato – ma l’erogazione dei servizi primari deve continuare ad essere compito dell’Ente locale.

L’ottica politica che deve guidare il nostro agire è quello di non accettare le scelte ricattatorie e negative per i cittadini decise da altre Istituzioni: l’Amministrazione Comunale è un soggetto politico e non solo amministrativo che deve attivarsi al fine di garantire i servizi primari alla propria cittadinanza, indipendentemente dalla condizione economica in cui essa si trova.

A tal riguardo riteniamo importante istituire il BILANCIO SOCIALE, che è uno strumento concreto nel quale l’amministrazione rende conto a tutti i cittadini di come la sua responsabilità si sia tradotta in atti precisi. Il bilancio sociale è un processo nel quale tutti i cittadini si confrontano con l’amministrazione superando il conflitto, il paternalismo, ed esprime in forma comprensibile il lavoro prodotto dall’Amministrazione Comunale.

CENTRALITA’ DEL LAVORO INTESO, SIA COME MOTORE DELLO SVILUPPO NEL RISPETTO DEI DIRITTI DELLA SICUREZZA DEI LAVORATORI, SIA COME GARANZIA DI QUALITA’ DELL’AZIONE DELLA MACCHINA AMMINISTRATIVA

Una città non è solo spazio dell’abitare e del consumo, ma deve essere anche spazio del “produrre” e il lavoro è la tematica centrale di questo tipo di spazio. Un lavoro che deve essere inteso da parte di un’Amministrazione pubblica, sia dalla prospettiva dei lavoratori (nel rispetto dei loro diritti e di tutele nel campo della sicurezza), sia in prospettiva strategica, a supporto delle produzioni e attività sul proprio territorio e a prefigurare scenari capaci di renderlo attrattivo per l’insediamento di nuove.

I LAVORATORI DEL COMUNE COME RISORSA

L’efficacia dell’azione della macchina amministrativa passa da un efficiente operato dei propri uffici e pertanto risulta fondamentale l’apporto delle/dei lavoratrici/ori dell’ente e delle loro rappresentanze sindacali come primi interlocutori in materia di gestione, salvaguardia e miglioramento dei servizi.

Diventa quindi fondamentale instaurare un circuito comunicativo continuo tra personale politico, promotore di un programma votato dalla cittadinanza nel quale vengono definiti degli obiettivi e personale amministrativo che ha il compito di tradurli in concreto. Solo così si può approntare una programmazione volta ad una gestione ottimale dei servizi e risorse (sia professionali che economiche) e in linea al programma di governo della città proposto.

Al fine di ottenere i migliori risultati, riteniamo occorra anzitutto riconoscere pienamente il ruolo e il contributo di lavoratori e rappresentanze sindacali come indispensabile a determinare una condizione lavorativa ottimale che si traduca nella qualità del servizio offerto.

Per quanto attiene al nostro Comune, definiremo delle precise modalità volte a monitorare costantemente il raggiungimento degli obiettivi, vigilando nel contempo affinchè gli accordi sindacali vengano rispettati ed applicati in maniera efficace.

Un ulteriore contributo importante che il Comune può dare alla stabilità e alla dignità del lavoro è in primo luogo quello di ridurre, per arrivare alla totale eliminazione, le forme di precariato presenti all’interno dell’Amministrazione locale stessa.

“LAVORO TUTELATO E GIUSTO” NEGLI APPALTI COL COMUNE

L’attenzione che viene posta verso i lavoratori dell’ente sarà rivolta anche verso quelli che operano all’interno di imprese che si sono aggiudicati bandi pubblici gestiti dal Comune.

Diventa quindi importante sia tutelare il lavoro negli appalti, sia ridurre il margine di applicazione di gare con massimo ribasso a favore di quelle ad offerta economicamente più vantaggiosa che dà maggiori garanzie in termini di qualità globale delle offerte e sicurezza negli appalti.

Entrando nel dettaglio della nostra proposta, i punti sarebbero i seguenti:

  • abbassare da 2.000.000 a 500.000 euro il limite sopra il quale non può essere utilizzato il metodo del maggiore ribasso;
  • confermare delle soglie minime di punteggio relativamente ad aspetti tecnici e qualitativi sotto le quali le offerte non vengano considerate;
  • impegnare ogni appaltatore a garantire un confronto costante con le Organizzazioni Sindacali;
  • prevedere nelle future gare premialità per quelle realtà che garantiranno le condizioni economiche di miglior favore per i lavoratori tra i contratti del comparto merceologico di riferimento;
  • in caso di cambio di appalto o di eventuali subentri di nuove imprese rispetto a quelle aggiudicatarie, queste debbano assumersi l’impegno ad assumere tutto il personale sin qui impiegato nell’esecuzione di quel appalto;
  • i soggetti che si aggiudicano le gare, oltre ad applicare il contratto collettivo nazionale e territoriale in vigore per quel determinato settore, dovranno anche garantire ai dipendenti impiegati nell’appalto condizioni normative, retributive e di tutela del rapporto di lavoro non peggiorative rispetto a quelle preesistenti;
  • nel caso in cui tali soggetti siano cooperative, obbligo di adesione deve avvenire su richiesta dei lavoratori stessi al fine di scoraggiare la nascita di cooperative fittizie dove sono poche e nulle le tutele al lavoro;
  • inserire tra i criteri di gara una clausola che indichi una quota non inferiore al 10% di manodopera da individuare tra le persone con difficile accesso al lavoro o tra il personale disoccupato a seguito di procedure di licenziamento favorendo così il reinserimento lavorativo;
  • istituzione di un registro fornitori, esecutori e appaltatori comprensivo di un elenco di imprese che abbiano segnalazioni di pregressi impieghi di manodopera con modalità irregolari o che abbiano fatto ricorso ad illegittime forme di intermediazione per il reclutamento di personale al fine di favorire la trasparenza e la legalità.

LAVORO E SVILUPPO

Di fronte alle numerose crisi aziendali e ai processi di ristrutturazione di importanti realtà produttive, l’Amministrazione locale deve svolgere un ruolo primario a fianco dei lavoratori. Il Comune deve adottare una politica di sostegno e difesa dell’occupazione, favorendo la formazione professionale, l’innovazione e la qualità delle produzioni.

Questo vuol dire anzitutto attivarsi per scoraggiare le delocalizzazioni produttive, da una parte bloccando la destinazione d’uso dei terreni e impedire così speculazioni edilizie da parte degli imprenditori che spostano la produzione altrove, dall’altra mettendo in campo delle misure sia di carattere urbanistico/infrastrutturale sia a livello economico di supporto alle imprese.

In secondo luogo, l’amministrazione comunale deve farsi carico della costituzione di un ente territoriale di monitoraggio delle vertenze aziendali. Occorre far uscire dalla solitudine e dall’isolamento i temi del lavoro, della precarietà, del lavoro nero, dei licenziamenti e degli infortuni.

A difesa dei diritti, della dignità e della salute delle lavoratrici e dei lavoratori e per rilanciare la produttività sul territorio occorre:

  • riattivare un fondo per il sostegno al reddito per persone e/o famiglie in situazione di crisi per la perdita del lavoro che metta a disposizione dei cittadini che hanno perso il lavoro un sostegno al reddito, con un contributo fino a 2.000,00 euro a coloro che, a causa della perdita o della riduzione del reddito da lavoro, vedono ridotta la loro capacità economica;
  • costituire un fondo di “solidarietà e sviluppo”, indirizzato a favorire le piccole attività commerciali ed artigianali;
  • porre vincoli fortemente restrittivi alle richieste di cambio di destinazione d’uso delle aree industriali e favorire azioni di “sostituzione produttiva” (sul sito in dismissione favorire l’insediamento di un’altra realtà produttiva);
  • ridurre le imposte locali per le aziende già presenti nel territorio o che intendono insediarvisi che siano disponibili a sottoscrivere contratti di responsabilità sociale contenenti i seguenti requisiti:
    • il piano industriale e di sviluppo dell’impresa;
    • l’impegno al mantenimento della unità produttiva per almeno dieci anni dall’insediamento;
    • l’impegno a non delocalizzare gli impianti produttivi o parte della produzione, anche laddove la delocalizzazione avvenga tramite cessione di ramo d’azienda o attività produttive dalla stessa appaltate ad aziende terze, se a questa consegue riduzione del personale;
    • l’impegno a mantenere per almeno dieci anni i livelli occupazionali, o a incrementare gli stessi;
    • l’assunzione della responsabilità sociale dell’impresa, intesa quale integrazione delle problematiche sociali e ambientali nelle attività produttive e commerciali e nei rapporti con i soggetti che possono interagire con le imprese medesime;
  • favorire il reinserimento lavorativo di soggetti vulnerabili, in particolare donne vittime di violenza domestica o sessuale che siano in uno stato di dipendenza economica;
  • privilegiare, nei limiti del possibile e delle esigenze delle aziende, assunzioni di lavoratori a km 0 scelti fra le liste delle disoccupate e i disoccupati.

SICUREZZA

Dobbiamo garantire il diritto dei lavoratori ad essere informati dei rischi e dei danni cui sono sottoposti o in cui possono incorrere, fornendo materiali di conoscenza. Particolare attenzione dovrebbe essere dedicata alle malattie professionali, che spesso sono sottovalutate nella loro dimensione e nella loro gravità.

A Cinisello abbiamo un significativo tessuto produttivo ed occorre non solo monitorare le aziende dichiarate a rischio, ma anche svolgere una attività di analisi e controllo finalizzata a prevenire effetti a catena in caso di incidenti. Tale compito può essere svolto attivando alcuni strumenti concreti, tra i quali si indica:

  • apertura di uno sportello per fornire risposte ed informazioni dirette alle persone che si presentano per esporre le loro specifiche situazioni e promuovere le opportune iniziative;
  • mettere a disposizione dei RLS dei locali (legati allo sportello) per organizzare riunioni, in cui possono trovare documentazione adeguata e scambiarsi le informazioni e le difficoltà incontrate, per mettere in atto le iniziative per la sicurezza del lavoro;
  • costruire una mappa del rischio lavorativo ed ambientale nel territorio comunale, approfondendo la conoscenza per ogni azienda, in contatto con i dipartimenti di prevenzione AST, delle sostanze tossiche e cancerogene presenti in azienda al fine di impostare con i lavoratori un programma preciso di prevenzione;
  • svolgere attività di analisi e prevenzione in tema di salvaguardia ambientale e sicurezza sul lavoro mediante la creazione di un gruppo interdisciplinare comprendente, oltre al Comune, anche degli altri soggetti direttamente coinvolti su questa problematica (AST, RLS, sindacati, patronati) favorendo l’incremento dell’attività ispettiva da parte dei pubblici ufficiali preposti;
  • continuare l’opera di monitoraggio e bonifica (ove non ancora assolta) relativa al rischio amianto.

LAVORO ED ECONOMIA SOLIDALE

I Distretti di Economia Solidale sono laboratori pilota locali in cui si sperimentano forme di collaborazione e di sinergia per un modello economico opposto a quello dominante. Tali Distretti perseguono obiettivi quali il raggiungimento di un’economia equa e socialmente sostenibile, si impegnano ad agire in base a regole di giustizia e rispetto delle persone (condizioni di lavoro, salute, inclusione sociale), in modo equo nella distribuzione dei proventi delle attività economiche (investendo degli utili per scopi sociali), con criteri trasparenti nella definizione dei prezzi da attribuire a merci e servizi. I soggetti aderenti ai Distretti si impegnano a praticare un’economia rispettosa dell’ambiente attraverso l’uso dell’energia e delle materie prime, sia nella produzione di rifiuti, e il più possibile contenuta nell’impatto ambientale, cercando di valorizzare il più possibile la dimensione locale sia in termini di materie prime ed energia, che di saperi e conoscenze, relazioni e partecipazione a progetti locali.

Si propone pertanto di riservare uno spazio agricolo produttivo (ORTO SOLIDALE), ad esempio all’interno del Parco Grugnotorto Villoresi, nel quale troveranno impiego i cittadini in difficoltà lavorativa. I raccolti verranno venduti nel mercato comunale coperto (Agorà) o distribuiti a mezzo Gruppi di Acquisto del territorio, anche nell’ottica di incrementare il consumo di prodotti a km 0.

DIRITTO ALLA CASA

A causa della crisi occupazionale, Cinisello vive una emergenza casa senza precedenti. Centinaia di famiglie si trovano sempre più in difficoltà e si rivolgono al Comune, attraverso le graduatorie, per poter accedere agli alloggi pubblici a seguito di una intimazione di sfratto, o già sfrattati per morosità incolpevole. La situazione era già critica 4 anni fa, quando la richiesta di alloggi a prezzi accessibili non riguardava solo i ceti popolari, ma anche fasce di ceto medio in via di impoverimento; oggi è ulteriormente peggiorata.

Per dare dei numeri (dati Movimento casa), Cinisello Balsamo è il 4° comune in Lombardia per numero di domande di alloggio popolare e uno dei primi 50 su 1546 della Regione che vive il problema dell’emergenza abitativa; il rapporto annuale assegnazione/domande è di 20 su 1000; sul territorio comunale si contano un totale di 34.568 unità abitative (pubbliche, private, cooperative), di cui 5.568 sfitte: il 16% (in alcuni casi si tratta quasi di interi palazzi dove il numero degli appartamenti vuoti sale a 50/60 alloggi). Di questo patrimonio 1,1% è di proprietà comunale (circa 390 alloggi) e 1,9% di proprietà ALER (circa 690 alloggi) per un totale di 1.080 alloggi E.R.P, il 3,3%.

Anche all’interno del sistema cooperativo si registrano problematiche che vanno dagli alloggi invenduti/sfitti a casi di morosità incolpevole (5% circa).

Tutti questi dati sottolineano il grado di gravità della situazione da un lato, mentre dall’altro l’inadeguatezza delle misure messe in atto dall’attuale Amministrazione, in primis il funzionamento dell’agenzia per la casa.

È urgente e necessario quindi, attuare nuovi strumenti e misure per garantire alle famiglie che, temporaneamente, non possono onorare un canone d’affitto, di non dover subire l’umiliazione di rimanere per strada e al tempo stesso, favorire ed accrescere l’offerta di case in affitto a prezzi accessibili. Le misure che abbiamo individuato sono:

  • blocco degli sfratti per morosità incolpevole, almeno fino a quando alla famiglia non gli venga assegnato nuovo alloggio e rinnovo delle liste apposite;
  • valorizzazione del patrimonio abitativo esistente e stop alla dismissione degli alloggi pubblici di proprietà comunale;
  • costituzione di un fondo sociale per case pubbliche e individuazione di forme di sostegno all’affitto che supportino le famiglie in difficoltà economica senza favorire la speculazione dei proprietari;
  • aumentare l’offerta di case in affitto di Edilizia Residenziale Pubblica attraverso sia le misure previste dalla legge in casi di emergenza e sia destinando in altra maniera le risorse economiche che attualmente vengono erogate come contributo alle famiglie sfrattate, ad esempio per l’acquisto di nuovo patrimonio pubblico;
  • sperimentare nuovi strumenti per ampliare l’offerta di case in affitto a canone moderato e concordato (rivitalizzazione accordi L. 431/98, co-housing, housing sociale, incentivi fiscali, IMU minimo). A tal proposito è necessario avviare un percorso di confronto ed interazione e con le grandi proprietà, le fondazioni e le immobiliari. Un’attenzione particolare va dimostrata alle cooperative edificatrici di Cinisello, che, nel bene e nel male, nel corso di oltre mezzo secolo hanno condizionato le politiche abitative della città, avviando con esse una trattativa a favore di una politica realmente sociale, che coinvolga anche chi non riesce a permettersi affitti di “mercato”;
  • promuovere misure che disincentivino lo sfitto, specie per immobili vuoti da oltre 3 anni con un aggravio delle imposte locali, al contempo dare ulteriori agevolazioni fiscali a chi concede in affitto immobili a canone concordato;
  • istituire un primo coordinamento con il Città Metropolitana di Milano per le esigenze delle Persone Senza Dimora, che a Cinisello Balsamo esistono, e prevedere l’implementazione di servizi locali, in collaborazione con i soggetti del terzo settore già attivi sul nostro territorio;
  • creare un secondo coordinamento tra sindaci alla scala locale e regionale che si attivi affinché venga modificata radicalmente la nuova normativa regionale sulle assegnazioni degli alloggi pubblici. Va inoltre rilanciata l’edilizia a canone sociale, per far fronte, come già in passato, al fenomeno migratorio che sta interessando le aree urbane dell’intero Paese. Questo può essere fatto senza consumo di suolo ma ristrutturando vecchi stabili abbandonati.

Buona parte di queste misure possono essere coordinate e gestite da una rinnovata Agenzia per la casa che sappia realmente mettere a sistema e coordinare sotto una guida pubblica tutti gli attori strategici dell’offerta abitativa (oltre al comune, Aler, cooperative Edificatrici, piccoli e medi proprietari, sindacati) per rispondere in modo adeguato al bisogno di casa ed evitare sfratti drammatici.

All’interno di questa struttura rinnovata deve trovare spazio anche un “osservatorio casa” funzionale alla raccolta integrata dei dati necessari alla programmazione di politiche abitative coordinate (numero sfratti, case sfitte, contratti di affitto attivi, morosità, valore affitti medi, offerta diverse tipologie affitto, raccolta domande etc).

Occorre infine presidiare anche la rete di relazioni sociali all’interno dei quartieri “periferici” a partire da Crocetta e Sant’Eusebio, mettendo a sistema, coordinando e potenziando tutti i servizi di prossimità in modo da intercettare il bisogno prima che diventi “dramma sociale”, dove lo sviluppo di comunità consapevoli possa essere sia primo presidio sociale sia antidoto contro l’illegalità per una sicurezza sociale intesa “a tutto tondo”.

UNA STRUTTURA D’EMERGENZA IN CITTA’

Attualmente in città l’unica struttura d’emergenza destinata alle persone in grave difficoltà economica e a seguito dello sfratto è il Brodolini. Inaugurata nel 2003 e gestita inizialmente dal Comune, venne poi appaltata a gestione privata ad una cooperativa perdendo la sua funzione sociale in quanto propone canoni poco accessibili per il target di utenza al quale dovrebbe essere rivolto. In alcuni casi, per qualche mese, il Comune si è trovato a partecipare al 50% delle spese d’affitto per una camera (ulteriore dimostrazione che le dismissioni non prevedono costi zero in carico ai comuni). Anche se ci fossero prezzi a canone sociale, tale struttura è sottodimensionata rispetto all’attuale entità dell’emergenza casa in corso.

Occorre quanto prima dotarsi di una struttura, anche di carattere temporaneo, che possa essere un presidio di primo aiuto per le famiglie in difficoltà; in città, oltre ad alloggi in disuso, ci sono diverse strutture inutilizzate che potrebbero assolvere tale funzione.

Ad esempio l’ex scuola L. Da Vinci (oggetto di occupazione da parte del Movimento casa nel 2014) e tutt’ora chiusa, potrebbe essere una soluzione, ma in misura maggiore il complesso scolastico che ospitava il liceo Peano e l’istituto tecnico A. Doria, il quale potrebbe essere recuperato ai fini sociali. Nella struttura sono inoltre presenti palestre e dotazioni sportive, che in caso di riapertura, potrebbero messe a disposizione di Associazioni sportive e cittadinanza.

Nostra volontà sarà quella di aprire un tavolo di discussione con Città Metropolitana di Milano (proprietaria della struttura) per una concessione in gestione, mentre per quanto riguarda le spese di gestione (che ovviamente non potrebbero essere coperte dai canoni di affitto sociale) prevediamo l’istituzione di un contributo di solidarietà in capo alle grosse proprietà immobiliari in città.

AGORÀ – PIAZZA COPERTA

Stiamo vivendo da diversi anni una crisi economica che sta apportando sensibili mutamenti al nostro essere cittadini e consumatori, determinando un cambiamento nell’accesso ai beni alimentari, anche quelli di prima necessità.

La misura promossa dal Comune di Cinisello dell’istituzione del Social Market di via Marconi va nell’indirizzo di risolvere questa problematica. Riteniamo che si possa e si debba ampliare questa esperienza, attraverso l’apertura di un secondo punto in città.

Questa struttura assumerebbe un carattere complementare rispetto al social market, assolvendo più la funzione di Mercato Comunale Coperto, aperto a tutta la cittadinanza, nel quale si possano trovare quei prodotti di qualità e sostenibili anche nel prezzo, grazie a una gestione pubblica declinata secondo i principi della filiera corta, del kilometro zero, del biologico, dell’assenza di sfruttamento di manodopera. Negli ultimi anni infatti, cresce sempre più l’attenzione verso un consumo critico, che vede diffondersi tra i consumatori l’interesse a tutto il processo che sta dietro ai prodotti che mettiamo in tavola, le modalità di produzione così come i passaggi che li portano sugli scaffali dei negozi. Ne consegue quindi una nuova consapevolezza; ne è dimostrazione la nascita negli anni di diversi GAS, tuttora attivi, nella nostra città, senza dimenticare la positiva esperienza del GAP promosso dal nostro circolo di Rifondazione Comunista che ha saputo contare più di 700 soci.

Tale progetto si inserirebbe in uno più ampio legato alla promozione di un Distretto di Economia Solidale connesso alla realizzazione di orti solidali all’interno del parco del Grugnotorto; la produzione agricola proveniente da questi campi potrà essere venduta/distribuita all’interno della struttura.

Pensiamo che la nostra città, ostaggio dei centri commerciali e sempre più orfana del commercio di vicinato, debba dotarsi di un luogo che, prevedendo la riqualificazione e il riuso di edifici preesistenti, sia occasione di riqualificazione urbanistica per la nostra città, ma in special modo per le nostre periferie, che devono fare i conti col disagio che vede nelle carenze infrastrutturali e di servizi le sue cause.

A tal riguardo lo spazio non sarà solamente destinato al mercato coperto, ma prevediamo l’inserimento di altre funzioni di servizio alla cittadinanza e al quartiere, quali ad esempio uno sportello comunale di servizio (casa, anagrafe, ecc..) per fornire servizi d’ascolto e sostegno a chi oggi maggiormente soffre la crisi (pensionati, stranieri, precari, inquilini ecc..), locali a disposizione per le associazioni. Uno spazio pubblico collettivo, una centralità per il quartiere, una Piazza Coperta, un’Agorà per la collettività.

L’area è stata individuata nel quartiere Crocetta, dove esiste una struttura coperta e un’ampia area aperta recintata attualmente ad uso parcheggio; essa in base alla ricezione da parte degli uffici comunali di una nostra osservazione al pgt vigente può essere compatibile per ospitare questo tipo di servizio.

UNA VISIONE STRATEGICA E SOSTENIBILE DEL TERRITORIO

Sono trascorsi 4 anni dall’entrata in vigore dell’attuale Piano di Governo del Territorio che definiva un programma di trasformazioni e scelte a carattere urbanistico ben delineato: l’acquisizione pubblica delle aree del parco del Grugnotorto sarebbe avvenuta attraverso la cessione di diverse aree pubbliche sparse per la città con nuova destinazione d’uso residenziale e con la medesima funzione anche per aree ad uso produttivo. Dei diversi comparti di trasformazione individuati, si è solo assistito alla partenza del cantiere sulla ex cfc gomma, mentre tutto il resto è rimasto invariato, fermo. Durante la precedente campagna elettorale la posizione del nostro partito è stata fortemente critica su quella impostazione in quanto ritenevamo che con 5.000 alloggi vuoti prevedere nuove espansioni residenziali fosse alquanto miope e per fare questo non soltanto si sarebbero conceduti cambi di destinazione d’uso a privati di aree produttive inserite in un tessuto fortemente connotato con quella funzione, ma si sarebbero messe sul piatto anche aree pubbliche.

Con l’approvazione del raddoppio dell’Auchan le carte in tavola sono cambiate, in quanto con questa unica operazione si dovrebbe chiudere la questione Grugnotorto e si rinnoverebbe anche Piazza Gramsci. Ciò non toglie che a livello urbanistico le “emergenze” in città sono diverse e occorre definire delle linee strategiche di azione che consentano di migliorare la qualità del vivere a Cinisello; esse sono:

  • STOP REALE AL CONSUMO DI SUOLO. Il consumo di suolo si combatte attraverso politiche mirate alla rivalutazione delle costruzioni esistenti, alla mobilità sostenibile, alla valorizzazione della produzione agricola di qualità
  • SALDO ZERO. Rilevate e censite tutte le cubature esistenti con particolare riferimento agli immobili vuoti, inutilizzati, fatiscenti ecc. al fine di ponderare nel migliore dei modi il rapporto “popolazione – alloggi – servizi ecc..”, con lo sviluppo urbanistico le norme dovranno, solo dopo questa rilevazione, eventualmente prevedere il non consumo di ulteriore territorio attraverso la compensazione (tanto si demolisce, tanto si costruisce).
  • RILANCIO DELL’EDILIZIA POPOLARE con una rinnovata forza contrattuale della mano pubblica all’interno dei comparti di trasformazione in contrasto ad ogni precedente operazione di urbanistica “permissivo/contrattata”, in base ai profili di accessibilità delle aree e del loro inserimento all’interno del tessuto urbano;
  • MANTENIMENTO DELLE DESTINAZIONI AD USO PRODUTTIVO primo passaggio, in sintonia con quanto proposto nella sezione lavoro, nei malaugurati casi di dismissioni di queste aree non bisogna più regalare plus-valore immobiliare, ma si cercherà di trovare altri soggetti disposti ad insediarsi anche per riassorbire la manodopera esistente. In caso contrario si valuteranno le singole situazioni in base a criteri di localizzazione dell’area rispetto alla connotazione del tessuto nel quale è inserita (preminenza di residenziale o produttivo) e alla prossimità di assi viari a forte criticità che potrebbero portare alla riconferma della destinazione d’uso o a un suo cambio con una contrattazione di standard più vincolante in materia di verde, alloggi popolari, altri servizi in base ai deficit di servizio nella zona nella quale l’area è inserita;
  • SALVAGUARDIA E RILANCIO DELLE AREE VERDI promuovendo delle iniziative volte alla conservazione attiva delle aree verdi, specie il Grugnotorto stimolando la costituzione di cooperative di produzione e distribuzione di prodotti agricoli “made in Cinisello” sulla scorta dell’esperienze svizzere e francesi dell’agricoltura di prossimità;
  • MESSA IN SICUREZZA E RISOLUZIONE DELLE QUESTIONI ANCORA APERTE NEI QUARTIERI INVESTITI DAL PROGETTO DELLA SS 36 E A BREVE DAL NUOVO AUCHAN attivando tavoli di confronto con gli abitanti e gli operatori coinvolti al fine di ottenere delle modifiche ai progetti ancora da approntare e adeguate misure di mitigazione per contenere gli impatti negativi generati da queste opere;
  • BLOCCO delle autorizzazioni per grandi centri commerciali, che desertificano il territorio; per strutture di media grandezza le autorizzazioni possono essere previste solo in caso di riutilizzo di strutture già esistenti

LE EMERGENZE

In città ci sono diverse “questioni aperte”; alcune sono già presenti all’interno del PGT vigente, altre sono emerse negli ultimi tempi e hanno cambiato il quadro urbanistico che era stato previsto. Abbiamo individuato Xxx emergenze sulle quali abbiamo delle proposte da avanzare:

  • RADDOPPIO AUCHAN-HUB BETTOLA: un progetto fortemente impattante sulla città e su tutto il quadrante nord-ovest dell’area metropolitana milanese, posto in prossimità di uno snodo viario molto importante (a4-ss36-tang nord). Oltre raddoppio della struttura commerciale sono previste diverse funzioni dove spicca la stazione della metropolitana m1/m4. Se da un lato è l’occasione per riqualificare un’area molto periferica e degradata, dall’altra è l’ennesima colata di cemento su aree libere a carattere commerciale; a tal riguardo nostra proposta è quella di porre una moratoria sulla realizzazione di altre grandi superfici commerciali in città vincolando in tal senso l’area ex ikea/ilva posta in prossimità del parco nord. Questo nuovo mall commerciale sarà sicuramente un forte attrattore di traffico veicolare; a tal proposito pensiamo che la struttura debba aprire solo e soltanto quando almeno una delle due fermate della metropolitana sarà ultimata e attiva in modo tale da ridurre parte dell’impatto veicolare. Per quanto concerne gli oneri, pensiamo ad una loro diversa redistribuzione, in primis a favore di interventi di mitigazione/riqualificazione sui quartieri di immediato intorno all’area (Cornaggia, Robecco, Casignolo, Bettola), l’avvio della realizzazione di verde pubblico sull’area dell’ex ovovillage e che tali interventi siano svolti durante i lavori (anche le piste ciclabili) di ampliamento del mall commerciale e non in seconda battuta dando incertezza sui tempi di realizzazione.
  • QUESTIONE CINISELLO EST: l’asse ss36-Viale Brianza/Fulvio Testi è una delle principali arterie del Nord Milano che attraversa il nostro territorio e lo divide in due isolando una serie di contesti che si trovano ad est di questa arteria: Cornaggia, Bettola, Casignolo e Robecco; “Cinisello Est”. Con il progetto di riqualificazione della ss36 e la conseguente sostituzione delle intersezioni a raso con sottopassi, ha ulteriormente aggravato la situazione trasformando di fatto queste realtà in “enclave” chiuse ed abbandonate a loro stesse, più di quanto lo erano già in passato; le misure di mitigazione previste inizialmente sono state realizzate solo parzialmente, mentre per gli abitanti di Robecco è ancora in sospeso la questione relativa all’intersezione a raso con la A52. Nostro intento sarà quello, con il coinvolgimento degli abitanti dei quartieri, di elaborare una serie di interventi di riqualificazione/mitigazione come riportato nel punto sopra e di trovare una soluzione alternativa all’intersezione a raso. In merito a quest’ultimo punto, qualora non fossero possibili alternative tecniche, nostra posizione sarà quella di ferma opposizione alla realizzazione di questo svincolo, anche alla luce della pericolosità della vicinanza tra l’uscita e l’entrata Cinisello sud nella carreggiata opposta. Fino al raggiungimento di risultati tangibili, proponiamo inoltre una riduzione delle imposte locali.
  • GRUGNOTORTO: con l’attuazione del progetto Auchan, si dovrebbe arrivare finalmente all’acquisizione pubblica delle aree del Parco Grugnotorto Villoresi. Nostro obiettivo sarà quello di sostenere l’attuazione delle diverse proposte progettuali portate avanti tra febbraio 2016 e giugno 2017 all’interno del progetto macro “Agriconessi”, promosso dai comuni di Cinisello e Nova, Parco Nord e Parco Grugnotorto-Villoresi. Tali proposte riguardano forme di conservazione attiva del verde agricolo, con la promozione di orti sociali e di campi in agricoltura di prossimità, di sviluppo di percorsi e reti “verdi” all’interno della città per connettere il parco del Grugnotorto al Parco Nord. Altra proposta riguarda l’estensione dei confini del PLIS anche alle aree agricole poste in località Casignolo ai confini con Monza, favorendo così l’inclusione anche delle aree ricadenti nel Comune di Monza, così come indicato nelle linee strategiche del loro PGT in merito alle aree verdi ad uso agricolo di immediato intorno all’hub di Bettola.
  • AREE DISMESSE: sono sparse nella città e nella maggior parte dei casi si tratta di impianti produttivi. Per queste aree la volontà è il mantenimento della destinazione d’uso specie per quelle inserite in tessuti a prevalenza produttiva e in prossimità di snodi infrastrutturali; negli altri casi il cambio di destinazione sarà possibile solo con concessione di quote aggiuntive di standard per edilizia popolare o per servizi al quartiere. Per tutte queste e per le aree di altro tipo verranno presi provvedimenti nei confronti delle proprietà qualora vengano rilevati fenomeni di degrado da noncuranza delle strutture (specie se in prossimità di abitazioni). Discorso particolare va rivolto all’ex Copacabana sul quale insisteva un progetto per una torre residenziale; all’epoca tutta la struttura era abbandonata, ma negli ultimi anni la galleria commerciale ha accolto nuove attività e la piazza è diventata una centralità per il quartiere. Riteniamo che debba essere riconsiderato il progetto e destinare l’area a servizi, per dotare anche questa parte del quartiere di un luogo di aggregazione adeguato oltre alla nuova piazza sospesa sopra la A4 che interessa in quadrante nord della Crocetta.
  • IMPIANTISTICA SPORTIVA: nel PGT vigente erano presenti degli ambiti di intervento legati allo sport, nello specifico sulle piscine, con la previsione di abbattimento della Alberti e la realizzazione del centro natatorio sul Parco della Costituzione; anche il Palazzetto dello Sport sarebbe stato destinato all’abbattimento in favore di residenze. Nessuno di questi è stato attuato (in special modo e fortunatamente gli ultimi due), ma ci ritroviamo con un palazzetto e una piscina che necessiterebbero di ammodernamenti. Tramontana la proposta del faraonico centro natatorio, ora si punta a realizzare una piccola piscina con una vasca con le dimensioni di quelle dell’Alberti, l’aggiunta di altre 2 fisioterapiche e un’area solarium. Siamo convinti che una città di più di 65.000 abitanti debba avere un “assetto piscine” differente al fine di rispondere al meglio alle esigenze della popolazione. Questo si traduce nell’idea futura di mantenere uno solo degli impianti esistenti e realizzarne un secondo con un’adeguata dotazione di vasche (per la vasca principale dimensione minima 25 metri e 8 corsie); a tal proposito un esempio da cui prendere spunto è la piscina di Cormano. Alla luce di ciò riteniamo che sia più idoneo fare degli interventi di riqualificazione sull’Alberti e rinviare questa discussione più avanti nel tempo quando si sarà a metà del periodo di gestione in appalto delle vasche esistenti in quanto entrambi i gestori hanno da poco fatto degli investimenti in ammodernamento di Costa e Paganelli. Per quanto concerne il palazzetto dello sport riteniamo che debba essere presa una decisione in merito a una sua riqualificazione o alla sua sostituzione con una nuova struttura che sarebbe logico trovasse collocazione, in merito ai profili di accessibilità sull’area dell’Ovovillage (anche se riteniamo fosse stato più logico prevederlo all’ interno dell’area rinnovata dell’Auchan).
  • L’EX CENTRO SCOLASTICO PEANO/DORIA COME CENTRO DI SERVIZIO ALLA COLLETTIVITÀ: questo centro scolastico, di proprietà dell’ex Provincia di Milano, è chiuso da qualche anno e potrebbe essere destinato a diverse funzioni utili alla cittadinanza. Una delle funzioni individuate è quella di struttura emergenziale relativa alla problematica sulla casa; si tratterebbe di adibire delle aule come stanze, mantenendo bagni e cucine comuni in quanto concepito come presidio di primo soccorso per famiglie in difficoltà. Altra funzione è legata alla dotazione di strutture sportive, quali una palestra doppia con tribuna, un’altra palestrina, spogliatoi, un campo da calcio e un rettilineo per la corsa. Tutte strutture che potrebbero tornare a disposizione della collettività e delle società sportive.

ESSERE CITTADINO

PARTECIPAZIONE

Nel 2016 in occasione del referendum Costituzionale si è visto rinascere una rinnovata voglia di partecipazione, che fa da contraltare dati di affluenza in calo in occasione di consultazioni politiche di qualsiasi grado. Questo è indice di delusione verso l’attivazione partitica, ma non verso il desiderio di partecipazione alle scelte che coinvolgono la collettività. Riteniamo sia importante questo aspetto e riuscire ad intercettare questi processi dal basso può diventare un valore aggiunto per l’azione dell’Amministrazione pubblica. Nostra volontà a tal riguardo è:

  • attivare consultazioni preliminari sui grandi interventi che interessano il futuro urbanistico. In un tempo in cui si teorizza e si pratica “l’edilizia contrattata” devono essere i cittadini la controparte e non le banche e gli imprenditori;
  • adottare regole snelle, semplici per i referendum consultivi dimezzando il numero delle firme necessarie per l’indizione;
  • indire consultazioni via web riguardo alcune decisioni della giunta, specie sui progetti di più grosso impatto, prevedendo la realizzazione di un “seggio virtuale”, allargando la base elettorale, es. fino a 16 anni e residenti stranieri;
  • individuare spazi (casa delle associazioni) in cui le associazioni locali svolgano attività sia singolarmente che in sinergia;

ANTIFASCISMO

In una fase come questa, in cui elementi di disgregazione e crisi sociale e culturale sembrano prevalere, occorre tenere alta la guardia e gli occhi bene aperti. Viviamo in un tempo permeabile alle tentazioni autoritarie e all’indebolimento progressivo della democrazia e, anche se appare improbabile un ritorno al fascismo “storico”, ai suoi riti e alle sue parole d’ordine, tollerarne o sottovalutarne i sintomi ed i vagiti, anche se deboli o nascosti dietro una maschera pseudo-culturale, significa aprire un varco al revisionismo, al tentativo di annullare la storia, alla legittimazione di autoritarismi più insidiosi. Occorre quindi un segnale netto e inequivocabile anche da parte dell’Ente locale, a partire dal varo di un regolamento amministrativo che impedisca la concessione di spazi o il finanziamento di iniziative di stampo fascista, revisionista, xenofobo o razzista. Il Comune inoltre, in sinergia con l’Anpi e tutti/e i gli/le antifascisti/e del territorio, deve impegnarsi a promuovere nella città iniziative volte a sensibilizzare ed educare all’antifascismo.

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