Primo Maggio di lotta contro lo sfruttamento

1-maggioIl Prc Federazione di Milano sostiene e partecipa al corteo del Primo Maggio di lotta contro lo sfruttamento.

Per dire NO allo sfruttamento dei “vecchi” e “nuovi” lavoratrici e lavoratori e per dire basta alle morti sul lavoro, il PRC Federazione di Milano sarà presente il Maggio alla manifestazione sindacale di CGIL-CISL e UIL (ore 9.30 concentramento a Porta Venezia) e a quella di movimento “Primo Maggio di lotta contro lo sfruttamentoore 15.30 Stazione Centrale.

L’uso dei big data nel processo produttivo robotizzato, l’emergere dell’”economia delle piattaforme”, le cosiddette  “labour platform”, che vanno dalle piattaforme che forniscono la consegna di pasti a domicilio come Foodora o Deliveroo, trasporto come Uber, servizi per la casa come TaskRabbit o servizi come Amazon e Crowdflower, hanno prodotto un ulteriore precarizzazione e sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori, già massacrati negli anni dai provvedimenti volti ad aumentare profitto e competitività, la cui retorica offre giustificazioni per le inaccettabili e scellerate scelte operate.

In questo quadro drammatico si inserisce l’incremento delle cosiddette morti bianche che hanno funestato anche recentemente la nostra città, che forse è più opportuno chiamare omicidi sul lavoro. Si parla molto, e spesso a sproposito, di sicurezza: la  nostra idea di sicurezza passa in modo imprescindibile dalla sicurezza nei luoghi di lavoro, siano essi la Fabbrica o la strada.

1-maggio-rifo

 

 

APPELLO 1 MAGGIO 
PER UN PRIMO MAGGIO DI LOTTA CONTRO LO SFRUTTAMENTO

A tutte le lavoratrici e ai lavoratori,
a chiamata, precari, subordinati sotto falsa partita iva, freelance, operai della logistica, delle cooperative, insegnanti, operatori del terzo settore, GDO, dipendenti pubblici e privati, artisti, intermittenti, disoccupati, agli studenti sfruttati con l’Alternanza Scuola-Lavoro, ai ricercatori, richiedenti asilo, g2, migranti e a tutti gli esclusi e ai marginalizzati dell’area metropolitana e non.

A tutte le realtà autoorganizzate, i collettivi, i comitati, le reti di realtà cittadine, i coordinamenti territoriali, le organizzazioni sindacali e politiche conflittuali.

La crisi continua a colpire duro le fasce più deboli della popolazione e a dilagare in tutta Europa nonostante opinionisti ed esperti strombazzino a reti unificate una ripresa inesistente. L’Unione Europea ed il suo braccio armato, la troika, preparano versioni aggiornate delle ormai consuete ricette di austerità: allo scopo di salvaguardare stabilità monetaria e bancaria, pareggio di bilancio e contenimento del debito pubblico, ci si accanisce sadicamente sulle nostre condizioni di vita e di lavoro.

A questo fronte di “guerra interna” si somma la violenza della guerra vera e propria combattuta o fomentata, dall’Ucraina all’appoggio a Erdogan, dalla complicità con Israele al interventismo sempre più marcato nel continente africano, che costringe milioni di persone a fuggire in cerca di un futuro migliore e senza bombe sulla testa.

Tramite il Jobs Act, la precarietà lavorativa si è definitivamente realizzata come condizione generalizzata e strutturale, in una società in cui nuove forme di schiavismo e caporalato, lavoro gratuito come tirocinio formativo o volontariato, hanno trovato occasione propizia per rigenerarsi e attecchire. Nuove frontiere di sfruttamento raggiungono l’apice nelle discriminazioni di genere.

Beni e servizi vengono valorizzati attraverso sistemi di condivisione che creano circuiti di guadagno inediti e non ancora del tutto formalizzati. Non a caso, proprio nel momento in cui modelli economici come quelli del capitalismo delle piattaforme mettono al lavoro milioni di utenti senza riconoscere loro nulla, intere masse di lavoratori digitali sono sottoposte a nuovi protocolli di business e di controllo. Algoritmi e big data.

I governi che si sono susseguiti alla guida delle istituzioni negli ultimi due decenni hanno creato le condizioni per la crescita della presenza e dello sdoganamento di formazioni neofasciste nelle amministrazioni pubbliche e sui media.
Nelle cabine elettorali passa un messaggio populista di intolleranza e razzismo, attraverso l’omologazione di destra e di sinistra. Ogni manifestazione di diversità culturale diventa capro espiatorio da sacrificare e deportare a favore della guerra tra poveri, mascherata da lotta contro il terrorismo e l’ invasione.

Noi opponiamo alla guerra tra poveri, una prospettiva di pace e solidarietà nel segno di un’alternativa internazionalista e rivoluzionaria. Nel rispetto interculturale sposiamo un messaggio di comunione tra i popoli capace di offrire una via d’uscita reale da questo universo monolitico, basato su merci, profitto e competizione, dove la sopraffazione si riduce a unico mezzo di affermazione personale. Cerchiamo soluzioni valide a problemi complessi! Abbiamo scoperto tanto tempo fa che i muri servono solo a chi li erige. Sosteniamoci a vicenda e miriamo al bene comune. Solo così riusciremo ad abbattere le barriere che nascondono la fortuna di pochi sulla povertà del 99%.

Gli interessi e i diritti dei lavoratori non sono tutelati grazie alle leggi approvate, gli accordi ed i contratti firmati dai sindacati complici: il diritto di sciopero e di rappresentanza sono sotto attacco, il diritto di contrattazione collettiva è compromesso.

Il Primo Maggio è nostro! Rivendichiamo diritti e tutele, sicurezza sul lavoro contro le morti bianche, continuità di reddito e un nuovo Welfare che sia in grado di mettere al centro l’accesso incondizionato per tutte e tutti ai servizi di base come la casa, la mobilità, la sanità, l’istruzione, la conoscenza e la previdenza.

Scenderemo in piazza per tutte e tutti coloro che non hanno voce, che non possono scioperare o che saranno costretti a lavorare il giorno del Primo Maggio, perché sono sottoposti a una qualche forma di ricatto.

Attraverseremo le strade della metropoli per manifestare la nostra volontà di autodeterminarci e reagire davanti a tutte le forme di sfruttamento e di divisione sociale.

DICIAMO NO ALLA SCHIAVITU’ DEL PRECARIATO!

Vogliamo costruire un’alternativa basata sulla solidarietà, sull’organizzazione dal basso e sul bene comune. Solo attraverso il senso di comunità e ricostruendo il tessuto sociale, possiamo resistere e rispondere al sistema capitalista, patriarcale e fascista che manovra le nostre vite.

OCCORRE CREARE CONFLITTO PER RIPRENDERCI IL NOSTRO PRESENTE E FUTURO!
PRETENDIAMO REDDITO, DIRITTI E GARANZIE PER TUTT*!!!

 

Start a Conversation

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *