Decreto “Dignità”

di Roberta Fantozzi

«Del tutto insufficiente su contrasto a precarietà e licenziamenti, negativa l’abolizione dello split payment. Su delocalizzazioni si fa quello che proponiamo da anni».

Le misure sul lavoro contenute nel decreto “Dignità” non smantellano il Jobs Act. L’aumento del numero di mensilità che un lavoratore può ricevere come indennizzo per un licenziamento ingiusto è certamente migliorativo della situazione esistente, ma è assai diverso dal diritto ad essere reintegrato nel proprio posto di lavoro come prevedeva l’articolo 18.

Né il ripristino delle causali nei contratti a termine, limitato ai rinnovi dopo i 12 mesi, può essere risolutiva a fronte di contratti stipulati, in quasi l’80% dei casi, per periodi di tempo assai inferiori. Il contrasto alla precarietà richiede inoltre interventi coerenti su tutte le tipologie contrattuali, in assenza dei quali si ha soltanto l’effetto “travaso” da una tipologia all’ altra: da questo punto di vista è assai preoccupante e inaccettabile la previsione dell’accordo Lega-M5S di potenziare nuovamente i voucher.

Consideriamo inoltre negativamente l’abolizione dello split payment, per quanto limitata ai professionisti, perché evidente indice della volontà di indebolire il contrasto all’ evasione fiscale -come molti dei provvedimenti promessi dal governo e ad oggi non realizzati.

Positivi sono invece sia la stretta sulla pubblicità del gioco d’azzardo, sia le norme sulle delocalizzazioni. Per il contrasto alle delocalizzazioni ci siamo battuti negli ultimi vent’anni, presentando proposte di legge in Parlamento ed in molte regioni, anche con raccolte di firme e iniziative a sostegno.

L’opposizione annunciata dal Pd in nome della rivendicazione del Jobs Act, cioè da destra, è davvero Il segno di una deriva liberista e anti popolare senza freni.

Servirebbe all’ opposto il ripristino delle causali per tutti i contratti come la reintroduzione del diritto alla reintegra in caso di licenziamento illegittimo.

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