Amnesty International denuncia

“governi europei collusi con le autorità libiche per contenere rifugiati e migranti in Libia”. Tra giugno e luglio 2018, 721 morti in mare.

Il numero di persone che perdono la vita nel Mediterraneo centrale o che sono state rimandate in squallidi centri di detenzione in Libia è aumentato “a seguito delle politiche europee volte a chiudere la rotta del Mediterraneo centrale”, la denuncia arriva da Amnesty International in un nuovo dossier pubblicato mercoledì 8 agosto, in cui l’organizzazione accusa i paesi europei di cospirare con la Libia per contenere gli arrivi in Ue.

Il dossier, intitolato ‘Tra il diavolo e il mare blu profondo. I fallimenti dell’Europa su rifugiati e migranti nel Mediterraneo centrale’, rivela l’impatto devastante delle politiche che hanno provocato oltre 721 morti in mare solo tra giugno e luglio del 2018. Il testo di 27 pagine evidenzia “le nuove politiche italiane che hanno lasciato persone in mare bloccate per giorni” e analizza come i paesi dell’Unione europea (UE) stiano “cospirando” per contenere rifugiati e migranti in Libia, “dove sono esposti a torture e abusi”, si legge sul sito di Amnesty.

“L’Italia usa le vite umane come moneta di scambio”

“Nonostante il calo del numero di persone che tentano di attraversare il Mediterraneo negli ultimi mesi, il numero di morti in mare è aumentato. La responsabilità per il crescente numero di vittime è riconducibile ai governi europei che sono più preoccupati a tenere le persone lontane rispetto che a salvare vite umane”, ha affermato Matteo de Bellis, ricercatore su asilo e migrazione di Amnesty International. “Le politiche europee hanno autorizzato la Guardia costiera libica a intercettare le persone in mare ed hanno ostacolato il lavoro vitale di soccorso delle ong. Il recente aumento delle morti in mare non è solo una tragedia, è una disgrazia”, ha insistito. “I governi europei sono collusi con le autorità libiche per contenere rifugiati e migranti in Libia, nonostante gli orribili abusi che affrontano nelle mani della Guardia costiera libica e nei centri di detenzione in Libia. I piani per espandere questa politica di esternalizzazione in tutta la regione sono profondamente preoccupanti”, ha commentato ancora il ricercatore di Amnesty international. “Nel suo rifiuto insensibile degli sbarchi di rifugiati e i migranti nei suoi porti, l’Italia usa le vite umane come moneta di scambio. La gente disperata è rimasta bloccata in mare con cibo, acqua e ripari insufficienti, mentre l’Italia cerca di aumentare la pressione politica per la condivisione delle responsabilità con gli altri stati europei”, ha affermato ancora Matteo de Bellis.

“Inoltre, le autorità italiane e maltesi hanno diffamato, intimidito e criminalizzato le eroiche ong che tentano di salvare vite in mare, hanno rifiutato alle loro imbarcazioni il permesso di sbarcare e persino le hanno sequestrate”, ha aggiunto il ricercatore. “L’Italia e gli Stati europei e le istituzioni devono agire con urgenza per dare priorità al salvataggio in mare e garantire che le persone soccorse vengano sbarcate immediatamente in paesi in cui non saranno esposti a gravi abusi e dove possono chiedere asilo”.

Andrea Maestri, Possibile: “operato disumano di Salvini sta facendo aumentare il numero di persone morte in mare”

“L’ennesima, drammatica, conferma arriva dal rapporto di Amnesty International: l’Italia è corresponsabile dell’aumento di morti in mare che hanno macchiato di sangue il Mediterraneo dall’inizio del 2018. E non solo: il dossier evidenzia, come diciamo da tempo, che il governo italiano è colluso con la Libia per gli internamenti nei centri di detenzione in cui vengono fatti a pezzi i basilari diritti umani. Una vergogna di fronte a cui non si deve tacere”, dichiara Andrea Maestri, esponente di Possibile, commentando le cifre fornire dalla Organizzazione non governativa. “Il ministro dell’Interno Salvini – aggiunge Maestri – non può continuare a far finta di niente, autoincensandosi: il suo operato disumano sta facendo aumentare il numero di persone morte in mare. Tutte le storielle che racconta sul business dell’immigrazione si stanno rivelando per quello che sono: fandonie e propaganda sulla pelle degli ultimi. L’unica misura seria da attuare e’ la cancellazione della Bossi-Fini. Solo da quel punto e’ possibile avviare una discussione priva di propaganda sulle politiche da attuare sulla gestione dei flussi migratori”.

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