Quattro vittime sul lavoro in poche ore. Le tragedie a Marina di Carrara, Arezzo, Frosinone e Vibo Valentia

21 agosto: una giornata segnata dagli incidenti sul lavoro. Sono quattro le morti bianche registrate oggi tra Toscana, Lazio e Calabria e ad Aosta un altro uomo versa in gravissime condizioni.

Un portuale di circa 40 anni, è morto al porto di Marina di Carrara schiacciato da un carrello elevatore in manovra.

La tragedia è avvenuta sul molo di levante durante le operazioni di carico di una nave. Secondo una prima ricostruzione, la vittima si trovava a piedi nei pressi di una gru quando è stato travolto dal fork lift, uno dei mezzi che viene utilizzato per sollevare container e grossi carichi. Immediato l’allarme dei colleghi al 118. Per l’uomo però non c’è stato niente da fare.

Ed una seconda vittima sul lavoro ad Arezzo è infatti morto all’ospedale Le Scotte di Siena l’operaio di 33 anni, originario di Pescocostanzo (L’Aquila), rimasto folgorato mentre lavorava a un impianto elettrico a Monte San Savino, in località le Vertighe. Subito soccorso e rianimato, l’uomo era stato portato in gravissime condizioni all’ospedale di Siena, ma poche ore dopo il suo cuore ha cessato di battere.

Una terza vittima a Frosinone, dove un operaio di 62 anni è morto  precipitando dal tetto di un capannone industriale a Frosinone. Era impegnato nella manutenzione del tetto del sito industriale della Smet Spa, quando per cause tutte da accertare è caduto da una altezza di oltre 7 metri. Inutile per lui ogni soccorso.

Ed infine la quarta vittima, questa volta a Vibo Valentia, dove un operaio di una ditta esterna appaltatrice, che stava lavorando ad alcuni impianti nei pressi di una stazione ferroviaria, è stato investito e ucciso dallo scoppio di una conduttura ad alta pressione.

Ed è grave un operaio di 48 anni precipitato per circa tre metri dall’impalcatura di un cantiere a La Thuile. Portato in elicottero al pronto soccorso dell’ospedale Parini di Aosta, ha riportato vari traumi, anche alla testa.

Nei primi sei mesi del 2018, sono state 469 le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail. Ad essere più colpiti sono i lavortori over 50. Una morte su due coinvolge questa fascia di età.

E’ una strage senza fine, una guerra non dichiarata contro le lavoratrici e i lavoratori, una vera e propria mattanza. Del resto in Italia manca ancora un piano nazionale per la sicurezza sul lavoro, un paese, il nostro, in cui si riscontrano ancora limiti inqualificabili, ritardi insopportabili e gravi inadempienze legislative. L’aumento della precarietà, la paura di perdere il posto di lavoro, ritmi sempre più veloci e flessibili sono elementi che hanno reso il lavoro sempre meno sicuro e consegnato le lavoratrici e i lavoratori al ricatto.

Le morti sul lavoro rappresentano “la prima emergenza di cui il Parlamento si dovrebbe occupare, che dovrebbe affrontare“. Il lavoro  non è lavoro senza diritti a partire dal diritto delle lavoratrici e dei lavoratori alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro. La tutela della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro, il rispetto dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile, la conquista di nuovi strumenti per affrontare – con l’obiettivo di eliminarli – i rischi e migliorare le condizioni di lavoro sono obiettivi prioritari. Un tema che la politica dovrebbe mantenere sempre in agenda.

Morire sul posto di lavoro è inaccettabile. Occorre una straordinaria mobilitazione nazionale affinché il Parlamento assuma il tema della sicurezza sul lavoro come centrale e prioritario.

Nadia Rosa
Responsabile al lavoro
Segreteria provinciale
Federazione milanese
di Rifondazione Comunista

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