Intervista allo scrittore colombiano Calvo Ospina, autore del volume “La Squadra d’urto della CIA”

 

di Geraldina Colotti

Inizia domani 4 ottobre a Udine, il giro in Italia di Hernando Calvo Ospina, giornalista, scrittore e documentarista colombiano, residente in Francia.

La prima iniziativa è organizzata dall’associazione nazionale di amicizia Italia Cuba, circolo Gino Donè di Pordenone e si svolge a Via G. Bassi, 36 nella sala riunione CGIL. A seguire, un’altra iniziativa il 9 al circolo di Parma. Ospina presenta il suo libro La squadra d’urto della Cia, pubblicato in Italia dalla casa editrice Zambon.

Un volume battente e documentato che mette a fuoco le strategie di ingerenza compiute dall’imperialismo Usa nel secolo scorso e consente di inquadrarne le scelte attuali.

Di seguito una conversazione con lo scrittore, firma della rivista di politica internazionale Le Monde diplomatique.

La Squadra d’urto della CIA è stato scritto nel 2009 e pubblicato l’anno dopo. Cosa ti ha spinto a farlo?

La ragione principale è che a un certo punto mi sono reso conto come nelle mie precedenti inchieste diventate libri, incontrassi sempre gli stessi personaggi della CIA e degli alti comandi statunitensi coinvolti in diverse operazioni destabilizzanti contro governi legittimi, in assassinii di massa o selettivi: dal Vietnam al Congo, dal Cile all’Argentina a Cuba, Nicaragua o Guatemala. Gli stessi personaggi avevano le mani in pasta nel traffico di oppio o cocaina su grande scala per finanziare le “operazioni sporche”. Per decenni e decenni sono stati protetti, hanno goduto di impunità in quanto “combattevano” per “la libertà”, la “democrazia”, e i “valori occidentali cristiani”. Allora ho deciso di ricostruire la loro traccia nefasta e pubblicarla.

Il libro è di straordinaria attualità, benché molte cose siano cambiate dal secolo scorso. Come agiscono ora queste squadre d’urto, come agisce la CIA e tutto l’apparato imperialista contro quelli che considera suoi nemici?

La maggior parte degli uomini che componevano quella Squadra d’urto è in pensione, altri sono morti. Di rado qualcuno di loro ha pagato per i suoi crimini e per quelle azioni. E quelli che ancora vivono, a partire da Bush padre, sembrano dormire tranquilli senza che la loro coscienza li tormenti. Hanno lasciato impronte che non si cancelleranno nella storia dell’America Latina, dell’Asia e dell’Africa, principalmente.

Per esempio, guardiamo alla società argentina e cilena di oggi: le dittature che quella Squadra ha imposto e mantenuto continuano a vivere, sebbene in modo occulto e in forme diverse. In Colombia hanno trasformato alcuni semplici manipolatori di cocaina in terribili narcotrafficanti e paramilitari. Tutta la guerra politica e terrorista che questo gruppo ha imposto a Cuba continua a essere vigente…

Qual è la tua analisi della situazione latinoamericana oggi?

Posso dire che è l’unico posto del pianeta in cui si sono dati veri cambiamenti sociali; in cui si è agito in base al grande ideale che un altro mondo sia possibile per la immensa maggioranza della popolazione. Fidel e Chavez hanno scosso il Continente. Quando Washington credeva che non ci fosse altra possibilità di rivolta nel suo cortile di casa, perché la sua Dottrina della Sicurezza Nazionale dispiegata in quasi tutte le nazioni l’aveva soffocata, sono arrivati Evo, Correa, Lula, Ortega o i Kirchner che hanno detto: “No!” a molte delle sue pretese, e hanno promosso misure che sono andate contro il neoliberismo. Da qualche anno, in particolare dopo la morte di Chavez, Washington sta facendo tutto il possibile per recuperare gli spazi perduti. Lo fa senza colpi di Stato tradizionali, ma imponendo governi a partire da colpi di Stato legislativi o giudiziari. La lotta non è facile. Ed è ancora più difficile quando le masse vedono una sinistra che si dice rivoluzionaria ma che in realtà serve da puntello al sistema. Oggi questa autoproclamata sinistra è più nefasta della stessa destra perché confonde e demotiva il movimento sociale che è insorto in vari paesi in questi ultimi venti anni.

Tu hai vissuto per un certo tempo in Ecuador, dove hai scontato il carcere e le torture. Come vedi la situazione attuale nel paese governato da Lenin Moreno?

L’ho detto pubblicamente da poco: Lenin Moreno è uno dei colpi di Stato più riusciti che abbiano potuto dare la CIA, o Washington, se non vogliamo sempre incolpare l’Agenzia. Moreno è stato come un uovo che stava covando per uscire dal guscio. E ha lasciato passare il tempo tranquillamente, fino a che ha rotto il guscio, ingannando lo stesso presidente Correa che lo ha lanciato come suo successore. Purtroppo per i poveri dell’Ecuador, Lenin Moreno è stato un lavoro ben fatto da Washington. Manca poco che cominci a passare il potere politico, militare ed economico all’ambasciatore statunitense. 

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