Non è ora di congedarsi da Potere al popolo?

La lettera che trovate sotto è estremamente chiara ed esplicita di quello che è e sarà Potere al popolo (Pap).

“Un’organizzazione” settaria, dove  sono presenti forzature, rifiuto di relazionarsi con altri percorsi, pretesa di essere l’unico, logiche minoritarie e settarie, selezione degli interlocutori sul piano sindacale di fatto ristretta ad una organizzazione, monopolio sulla gestione del sito che avrebbe dovuto essere di tutti e delle pagine social. Insomma scelte e pretese totalitarie.

A questo possiamo aggiungere altri problemi estremamente negativi quali: il rifiuto di votare su nome e simbolo della lista alle elezioni politiche, i veti sull’utilizzo del simbolo in alcune elezioni amministrative, l’impossibilità di presentazione di liste di sinistra (Val d’Aosta, Friuli e Molise), video con messaggi pre-elettorali dove si invita gli elettori ad annullare la scheda se Pap non c’è, i continui litigi e risse in alcuni territori. Siamo in presenza di “un’organizzazione” a mio avviso autoritaria e antidemocratica.  Insomma ce n’è a sufficienza.

A me sembra in modo molto chiaro qual’è l’intendimento di fondo che intende perseguire Potere al Popolo. Inoltre ritengo che quello di Pap sia progetto privo di qualsiasi respiro politico.

E’ quantomeno imbarazzante come ancora il gruppo dirigente non voglia prendere atto della situazione. Cosa ancora deve succedere per uscire dalla gabbia in cui ci siamo infilati, evitando così il disfacimento del Prc ancora presente su tutto il territorio?

Ma la mia domanda, a questo punto, è molto semplice. Cosa aspetta il gruppo dirigente ad impegnarsi per un rilancio vero del nostro Partito, lavorando ad un processo di unità della sinistra evitando scorciatoie politiciste ed organizzative?

Io penso che la strada da seguire è quella di ricostruire una lettura credibile della società italiana, un senso concreto dell’utilità sociale della sinistra in questo nostro paese per non ripetere gli errori che ci hanno portato a questo disastro.

Valter Tanzi

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“Ogni limite ha una pazienza”

PERCHE’ RITIRIAMO LO STATUTO E NON PARTECIPIAMO AL VOTO

Oggi è stata rifiutata la pubblicazione sul sito del testo di presentazione allo “Statuto per tutte e tutti”, creando una evidente e inaccettabile condizione di disparità tra i due statuti di fronte alle/gli aderenti:  il primo statuto aveva da tempo pubblicato, abusando ancora una volta del monopolio sulla gestione di sito e pagine social. Inoltre sul sito vi è, poi, una ricostruzione falsa del coordinamento di lunedì scorso, che attribuisce a noi – che abbiamo sempre chiesto di poter votare su un solo statuto emendabile – la responsabilità di andare al voto su due statuti contrapposti. E’ davvero troppo.

In qualità di firmatari/e del secondo statuto, pertanto, comunichiamo la nostra decisione di ritirarlo e di non partecipare a una consultazione on line per la quale mancano i requisiti minimi di agibilità democratica. Non bastava aver imposta una votazione assurda su statuti contrapposti, rifiutando di far esprimere le/gli aderenti sulla modalità di voto, come noi avevamo proposto.

Non bastava aver rifiutato un breve differimento della data del voto; si procede senza tenere conto che migliaia  di persone non riescono ancora a padroneggiare la piattaforma, alcune nemmeno  ad entrarci, e che non si conoscono  le regole che presidierebbero alla definizione del risultato del voto.

La pazienza unitaria ha un limite. Di fronte a questi scelte non possiamo che prendere atto che non vi sono le condizioni per una consultazione informata, seria, autenticamente democratica. Invitiamo le compagne e i compagni di quella che si è configurata come la “maggioranza” del coordinamento a rinviare la consultazione on line e a concordare una convocazione del coordinamento stesso per ristabilire un quadro di regole condivise.

Invitiamo le compagne e i compagni che come noi si riconoscono nel Manifesto fondativo di Potere al popolo! a non partecipare alla votazione che inizia domani.

Marina Boscaino, Maurizio Acerbo,  Enzo Di Salvatore, Paolo Ferrero, Roberto Morea, Roberto Musacchio, Vincenzo Riccio, Ivan Cazzaniga (Milano), Francesco Campolongo (Cosenza), Dino Greco (Brescia), Pino Rando (Genova).

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