12 dicembre 49° anniversario della strage di piazza Fontana

Il 12 dicembre del 1969 una bomba ad alto potenziale e di chiara matrice neofascista esplodeva nella Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano provocando 17 morti e 84 feriti.

Fu l’inizio della strategia della tensione e il preludio alla stagione del terrorismo e dell’eversione in Italia. Nonostante numerosi processi e diverse sentenze, nonostante i colpevoli siano stati chiaramente individuati, per questa strage nessuno ha pagato.

Il 49° ANNIVERSARIO della Strage di Piazza Fontana, vede la risorgenza delle forze fasciste e neonaziste, con una aggressività e pervasività nella società italiana mai viste. La lotta politica antifascista è connessa alla battaglia antirazzista, che ci vede protagonisti e impegnati nello smascherare il ruolo primario del governo Lega-5Stelle. Uniamo anche alla battaglia antifascista e antirazzista, la richiesta di giustizia sociale (lavoro, casa, pensioni) senza quale la libertà e antifascismo, diventano nei quartieri popolari parole generiche.

La Milano Antifascista anche quest’anno intende ricordare la strage di Piazza Fontana che ha segnato l’inizio della strategia della tensione e che ha sconvolto l’Italia per decenni.

Dopo molti anni di false piste, informazioni nascoste e archivi segreti, la verità è venuta a galla, indicando nel gruppo neofascista di Ordine Nuovo gli esecutori dell’attentato e nei servizi segreti i fiancheggiatori; fu così che si scateno una depistante caccia all’anarchico. Il ferroviere Giuseppe Pinelli, dopo tre giorni di serrati interrogatori, morì precipitando da un ufficio della Questura: la polizia parlò di suicidio ma fu subito chiaro pressoché a tutti che morì buttato giù dalla finestra. In seguito venne arrestato l’anarchico Pietro Valpreda, indicato come esecutore dell’attentato e che scontò una lunga detenzione prima di essere riconosciuto innocente.

Perché è importante oggi, a distanza di 49 anni, ricordare questa data?

Perché oggi come allora la libertà di tutte le persone è pesantemente messa in discussione, a causa di politiche neoliberiste, che hanno aumentato le diseguaglianze sociali a livello globale, massacrando la vita di interi popoli, causando esodi epocali di milioni di persone e colpendo anche i cosiddetti paesi ricchi, allargando a dismisura la distanza tra chi ha sempre di più e chi fatica ad arrivare alla fine del mese, aumentando continuamente la fetta di poveri.

Così come quel 12 dicembre del 1969, le forze politiche conservatrici e reazionarie hanno scelto la strada del terrore per fermare l’imponente movimento sociale che rivendicava condizioni di vita, lavoro e studio migliori, oggi si ricorre alla strategia della paura indicando nei più deboli ed emarginati il capro espiratorio di tutti i mali: uno stratagemma per mascherare i veri obiettivi della politica che sono la repressione, l’aumento delle diseguaglianze economiche e sociali, per rendere tutte e tutti più poveri, divisi, ma soprattutto controllabili.

Da una parte il neoliberismo colpisce economicamente le nostre vite, cancella diritti acquisiti e attacca pesantemente il mondo del lavoro, dall’altra costruisce una lettura della storia dove compaiono risposte alla crisi che ripropongono in modo esasperato i modelli identitari del nazionalismo e di quell’ordine securitario tipico delle dittature, rappresentati nel governo gialloverde in modo particolare dal ministro Matteo Salvini. Ciò si traduce nell’individuare nel più debole, che sia italiano o immigrato, l’elemento da escludere e reprimere, quasi che i poveri, e non la povertà, siano una colpa da espellere dal corpo sociale di una comunità sana e ordinata. Una logica che suscita e legittima le azioni razziste messe in atto in varie parti d’Italia dalle formazioni neofasciste e che attacca chi già indebolito da una mancanza totale di welfare e assistenza.

La strage di Piazza Fontana è stato il primo di una serie di gravissimi atti criminali, organizzati da apparati dello stato per gettare nel panico il Paese ma da addebitare ai movimenti ed a chi resisteva ai tentativi di allora di cancellare le lotte sociali e le conquiste di diritti che queste portavano.

Anche questo aspetto, purtroppo, nonostante il passare degli anni rimane immutato, come dimostrano i recentissimi attacchi al modello Riace ed al suo sindaco Mimmo Lucano, le colpevolizzazioni delle varie ONG attive nel salvare vite in mare o ancora dispositivi, come quello di Lodi, che non consentono alle famiglie di migranti ad accedere alle facilitazioni per il servizio mense nella scuola.

Oggi come allora è necessario resistere, disobbedire e lottare contro queste leggi ingiuste che massacrano i diritti e le libertà di tutti, indicando con forza chi è colpevole di stragi, di ammanchi di soldi pubblici e della cattiva gestione del patrimonio collettivo.

Oggi il razzismo e il fascismo sono dichiarati senza vergogna da figure istituzionali, legittimando e incoraggiando azioni che non vengono mai condannate fino in fondo. Ancora una volta gli orrori del passato devono tenerci vigili.

2 appuntamenti previsti il 12 dicembre che ci vedrà presenti.

MANIFESTAZIONE CELEBRATIVA ANPI

ore 15,45 – Concentramento del corteo in P.zza Scala con alla testa i Gonfaloni dei Comuni

ore 16,37 – posa delle corone in piazza Fontana, alla presenza delle autorità e minuto di silenzio

ore 16,45 – interventi conclusivi in piazza Fontana

e

12 DICEMBRE DALLA STRATEGIA DELLA TENSIONE AL DECRETO SICUREZZA, IN PIAZZA CONTRO LA CINICA STRUMENTALIZZAZIONE DELLA PAURA

ore 18.30 – P.zza San Babila

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