75 anni fai i fratelli Cervi venivano uccisi dai fascisti

I sette fratelli (Agostino, Aldo, Antenore, Ettore, Ferdinando, Gelindo e Ovidio) vennero fucilati il 28 dicembre 1943.

Il 28 dicembre di settantacinque anni fa, in un’alba nebbiosa, al poligono di Reggio Emilia, le milizie fasciste fucilano i sette fratelli Cervi e Quarto Camurri.

I Cervi, famiglia di solide basi cattoliche (il papà Alcide fu iscritto al partito popolare), era antifascista fin dagli anni ’30, quelli del massimo consenso al Mussolini trionfante dell’impresa coloniale,  poi l’orientamento politico della famiglia si sposta durante il regime verso il Partito comunista, spinta dall’impegno del terzogenito Aldo (34 anni nel 1943). 

Appartengono alla fase aurorale della Resistenza, quella più difficile delle prime bande, composte da pochi coraggiosi e animate da un ribellismo spontaneo, in una situazione ancora in divenire sia sul piano della coscienza politica sia nell’impianto organizzativo.

Il 25 luglio del ’43, alla caduta del Duce, offrirono la pastasciutta a tutto il paese e dopo l’armistizio dell’otto settembre, presero le armi cominciando a organizzare la Resistenza tra l’Appennino e la pianura dove si stavano formando i primi gruppi “Gap” (Gruppi D’Azione Patriottica) con modalità di guerriglia e spionaggio.

Il 25 novembre, un battaglione fascista (una spedizione di almeno 35 uomini), informati da un traditore, circonda la casa. L’obiettivo è catturare i Cervi e tutti gli ex prigionieri che si sono rifugiati da loro. Sfocia un conflitto armato, benché gli assediati siano a corto di munizioni. Gli assalitori appiccano il fuoco al fienile e alla stalla.

I Cervi si arrendono, anche per evitare ulteriori conseguenze alle donne e ai bambini- Per i Cervi c’è il carcere duro di San Tommaso a Reggio Emilia.

Il 28 dicembre giunge la fucilazione. L’ultimo atto di crudeltà dei gerarchi è impedire l’estremo congedo del papà Alcide ai suoi figli prima dell’esecuzione.

Alcide Cervi riesce a evadere dal carcere il 7 gennaio approfittando di un bombardamento. Torna ai resti del suo podere nel quale riprende a lavorare con le nuore, ma la casa è colpita da un altro incendio doloso nell’ottobre del 1944 che causa la morte della moglie per crepacuore. Dopo la guerra, Alcide Cervi girerà l’Italia e il mondo raccontando la sua storia, poi pubblicata nel 1955 in un libro più volte rieditato: I miei sette figli.

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