La Cgil si ricompatta sul nome di Maurizio Landini segretario generale. Sarà eletto domani dall’Assemblea nazionale

La spaccatura in seno alla Cgil è stata ricucita a poche ore dal voto dell’Assemblea nazionale. La Cgil si ricompatta su un’unica candidatura al vertice. Maurizio Landini, 57 anni, ex leader Fiom sarà segretario generale e, da quanto trapela, Vincenzo Colla, 56 anni, con un passato nella segreteria generale dell’Emilia Romagna, vicesegretario.

Sembra che vi sarà anche un altro vicesegretario, una donna, Tania Scacchetti o Gianna Fracassi.

Dopo l’appello a ricercare una soluzione unitaria lanciato ieri da Camusso nella sua ultima relazione e dopo una lunga notte di contatti e trattative, Colla ha fatto un passo indietro perché “non potevamo permetterci in un momento così delicato per il Paese di indebolirci sul linguaggio della rottura”. E ha precisato che al voto “andrà un unico segretario che sarà il segretario di tutti”. Dunque, dopo questo accordo, sarà presentata all’assemblea generale – che domani pomeriggio voterà il nuovo leader – una lista unitaria, composta dal 60% di membri dell’area landiniana e dal 40% di membri dell’area colliana.

La segreteria generale sarà composta da 7 membri vicini a Landini e 3 vicini a Colla. Entreranno Emilio Miceli, segretario generale della Filctem, e una donna di cui non si sa ancora il nome a fronte delle uscite di Camusso e di Franco Martini.

Oggi i delegati dell’assemblea congressuale – 868 membri in totale (espressi metà dalle categorie e metà dalle strutture territoriali sulla base degli iscritti, le donne sono 412 pari al 47,47%) – su proposta della commissione elettorale eleggeranno l’assemblea generale. L’assemblea (il numero esatto dei componenti si vedrà al momento ma saranno all’incirca 300), convocata alle 15,30 di domani, eleggerà il segretario generale con voto segreto e lo proclamerà.

Prima delle procedure di voto prenderà la parola Maurizio Landini per illustrare le linee programmatiche. Venerdì, infine, ci sarà il saluto al segretario uscente Camusso e il primo discorso del nuovo segretario generale.

Le motivazioni della ritrovata unità nelle parole di Vincenzo Colla

“Abbiamo trovato una soluzione per tenere unita la Cgil: lo voleva questa sala, lo voleva la nostra gente, lo voleva anche il paese e il fatto che la Cgil è la casa più importante che ha sempre tenuto insieme tutte le culture di sinistra riformiste, quindi non potevamo permetterci, in un momento così delicato per il paese, di indebolirci sul linguaggio della rottura”. Parlando con i cronisti, a margine dei lavori del congresso di Bari, Vincenzo Colla, inquadra così l’accordo che lo porta a ritirare la sua candidatura a nuovo segretario nazionale, spianando la strada a Maurizio Landini ed evitando lo scontro fratricida. Colla dovrebbe diventare vicesegretario. Ma lui, per ora, non corre troppo in avanti: “Il mio ruolo lo deciderà il futuro segretario generale. Per quanto mi riguarda, un secondo dopo finito il congresso, sono a disposizione. Abbiamo fatto un accordo e non ho chiesto niente. Ho detto solo ‘teniamo unita la Cgil’”, spiega (le sue parole sono state diffuse anche da Radio Articolo 1, l’emittente della Cgil che sta seguendo i lavori del congresso di Bari). Colla ribadisce però di non aver mai voluto complicare la vita alla Cgil: alla fine si fa una cosa “che mi ha molto convinto. La storia non è mai stata di rottura e nei congressi ho detto, venendo applaudiuto, che avrei fatto di tutto per non rompere la Cgil, l’ho fatto”. E ora “al voto andrà un unico segretario, il segretario di tutti”. Poi si “riparte”: dietro l’angolo c’è il braccio di ferro con il governo gialloverde, a partire dalla manifestazione di Cgil, Cisl e Uil del 9 febbraio: “Conte ha fatto un errore a non venire” al congresso di Bari, “non ci vogliono convocare, non vengono ai congressi… mi sembra un modello di democrazia che, se superi i corpi intermedi, la vedo difficile la gestione della complessità in questo paese”, avvisa l’ex numero uno della Cgil dell’Emilia-Romagna.

Chi è Maurizio Landini

Quarto di cinque figli, Landini nasce in un piccolo paese dell’appennino reggiano, a Castelnuovo ne’ Monti, cuore dell’Emilia Rossa, il 7 agosto del 1961, da padre cantoniere e madre casalinga. Costretto a lasciare gli studi di geometra per contribuire al bilancio famigliare, trova lavoro in una cooperativa di Reggio Emilia. Un sogno nel cassetto era quello di fare il calciatore ma sono ben altri i campi dove giocherà le sue partite più importanti e, soprattutto, come lui stesso racconta, appena quindicenne, capisce subito quella che è la missione del sindacato: “rappresentare le condizioni di chi lavora senza guardare in faccia nessuno”. Divenuto delegato sindacale della Fiom, a metà degli anni Ottanta si impegna a tempo pieno nel sindacato, muovendo i primi passi sulla strada che poi lo porterà ai massimi vertici della federazione delle tute blu della Cgil. Uno dei suoi maestri è Claudio Sabattini e, grazie alla sua lezione, matura e rafforza la giovanile intuizione per la quale un sindacalista che non ha una condivisione sentimentale con chi rappresenta deve cambiare mestiere. E, per questo, ‘operaio dentro’, Landini, lo è sempre stato. Altra ‘guida’ è un altro segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini. Approdato nella segreteria nazionale, Landini è responsabile del settore degli elettrodomestici e di quello dei veicoli a due ruote. Conduce le trattative con Electrolux, Indesit Company e Piaggio. A questi incarichi si aggiunge quello di responsabile dell’Ufficio sindacale che lo ha portato a seguire a stretto contatto con l’allora Rinaldini, le trattative per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici nel 2009. Il primo agosto del 2010, Landini diventa segretario generale della Fiom e lo sarà fino al 15 luglio del 2017. Epocale è lo scontro con Sergio Marchionne, nella vertenza Fiat sul progetto ‘Fabbrica Italia’. Una battaglia, quella condotta dalla Fiom di Landini sugli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori, che segna anche una spaccatura all’interno del fronte sindacale con Fim e Uilm. Nel 2012, la Fiom si costituisce parte civile nella sentenza da lui definita «storica» che condanna i vertici della Thyssenkrupp a pene detentive per l’incidente sul lavoro nella fabbrica di Torino in cui perdono la vita sette operai.

La Fiom con Landini svolge un ruolo attivo anche nella vertenza Ilva per mantenere la produzione ma al contempo salvaguardare la salute e l’ambiente. Fino alla firma dell’accordo con l’azienda sotto questo governo. Landini chiude il suo mandato in Fiom con il rinnovo del contratto dei metalmeccanici il 26 novembre 2016, il primo unitario con Cisl e Uil, dopo due separati. Da corso Trieste, sede dell’ex Flm, a Corso d’Italia, il passo è breve e in Cgil diventa segretario generale. Sono anni, quelli alla guida della Fiom, che vedono Landini acquistare una sempre maggiore popolarità anche grazie alla sue apparizioni televisive, in felpa o in camicia, ma mai con la cravatta. Anni in cui il sindacalista, che si muove su una linea di pragmatismo e conflitto sui principi, sembra assumere un ruolo più politico di riferimento della sinistra. In Cgil, è il leader della sinistra interna. Landini nel 2015 lancia ‘Coalizione Sociale’, un soggetto politico-sindacale che riceve l’appoggio di numerose personalità della sinistra, come Stefano Rodotà, suo indiscusso mentore. Nel dna dell’ex operaio metalmeccanico c’è e rimane il sindacato. E il futuro gli riserva una nuova sfida, quella della segreteria generale. Nel marzo 2015 ha fondato la “Coalizione Sociale”, progetto che non avrà seguito pratico. E nel luglio 2017, su proposta di Camusso, viene eletto col 95% dei voti dell’Assemblea generale nella segreteria nazionale. Da quel momento si capisce che sarà della partita per la segreteria generale. Ha all’attivo un paio di libri: «Cambiare la fabbrica per cambiare il mondo» e «Forza Lavoro». Mica poco.

Fonte

Start a Conversation

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *