Capire la nuova offensiva contro il Venezuela

Crediamo utile e necessario dare un’informazione reale sulla situazione che da alcuni anni si sta svolgendo in Venezuela. Il documento che trovate sotto (fonte) serve sopratttutto per chiarire la realtà che regolarmente viene falsificata. La cosa che intristisce è registrare come chi dovrebbe invece dare notizie veritiere e, tra questi alcuni politici una volta di sinistra, capovolga vittime e colpevoli. NON  E’ LA PRIMA VOLTA!!

Capire la nuova offensiva contro il Venezuela

L’investitura di Nicolas Maduro, il 10 gennaio, provoca turbolenze politiche e mediatiche. Ri-eletto il 20 maggio del 2018, il presidente del Venezuela affronta un’operazione pianificata e concertata dagli Stati Uniti e i suoi alleati. Prendendo come pretesto iniziale le condizioni elettorali che hanno portato alla vittoria di Maduro, un pugno di governi, dipintosi per l’occasione come “comunità internazionale”, attraverso le multinazionali della comunicazione, hanno deciso di aumentare la pressione sul Venezuela Bolivariano.

Come da consuetudine nel caso del Venezuela, gran parte della comunicazione su larga scala si impegna felicemente in false notizie dimenticandosi del vero significato dell’etica giornalistica.

È opportuno per il lettore scrupoloso e desideroso di separare la verità dal falso, esporre i fatti e tornare alle condizioni dell’elezione di Maduro, analizzando la strategia di Washington per punire un popolo che, da 20 anni, è stato giudicato troppo ribelle e scomodo.

I fallaci pretesti per una nuova offensiva politica

In questo nuovo scenario di destabilizzazione del Venezuela, le principali giustificazioni invocate dai governi che si oppongono a Caracas girano intorno alle condizioni dell’elezione di Maduro lo scorso maggio.

Per capire questi fallaci pretesti, dobbiamo tornare un po’ indietro. Nel maggio 2016, alcuni mesi dopo la vittoria dell’opposizione nelle elezioni legislative, iniziò un processo di dialogo tra il Chavismo e i suoi oppositori nella Repubblica Dominicana. Una serie di 150 riunioni, guidate dall’ex primo ministro spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero, l’ex presidente della Repubblica Dominicana Leonel Fernandez e l’ex presidente di Panama, Martin Torrijos, ebbero come esito nel gennaio 2018 l’elaborazione di un accordo per la convocazione delle elezioni presidenziali anticipate e le sue garanzie elettorali.

Come ha evidenziato Jorge Rodriguez, capo della commissione di dialogo del governo: “Tutto era pronto (per firmare l’accordo) al tavolo dove dovevamo fare le nostre dichiarazioni ufficiali. Julio Borges, ex presidente di destra dell’Assemblea Nazionale, ricevette una telefonata dalla Colombia dall’ex segretario di Stato statunitense Rex Tillerson (…). L’opposizione allora annunciò che non avrebbe firmato l’accordo. Di ritorno a Caracas, José Luis Rodriguez Zapatero inviò una lettera all’opposizione chiedendogli qual era la loro alternativa per rifiutarsi di partecipare ad una elezione che presentava le garanzie sulle quali essi stessi avevano lavorato.”  [1]

L’opposizione venezuelana si divise sulla strategia da adottare. L’ala più radicale decise di non partecipare, parte dell’opposizione che non aveva rinunciato a recuperare il potere attraverso il cammino democratico presentò un candidato, Henri Falcon. Altri due candidati parteciparono alle elezioni. [2] Di conseguenza, è semplicemente falso affermare che l’opposizione boicottò questo voto o che Maduro si presentò da solo. [3] Questa è una narrazione che ha intenzioni politiche non democratiche.

Un sistema elettorale trasparente e democratico

Una delle litanie di Washington e dei suoi satelliti dell’America Latina e europei è dire che le elezioni in Venezuela non corrispondono ai criteri internazionali. Cosa che è ovviamente falsa, ma per questo processo politico-mediatico è necessario disconoscere la legalità dell’elezione del 20 maggio 2018 e la legittimità del suo risultato.

Per vedere l’ipocrisia di questi governi su questo conflitto, ci soffermiamo per un momento sulle condizioni elettorali offerte al popolo venezuelano dall’approvazione per il referendum della Costituzione Boliviariana, il 15 dicembre 1999. Il lettore può facilmente farsi un’idea della trasparenza delle elezioni in Venezuela, comparando questi meccanismi elettorali con ciò che avviene nei proprio paese.

In Venezuela, per evitare brogli, le elezioni non sono organizzate dall’esecutivo attraverso il Ministero dell’Interno. La Costituzione del 1999, che riconosce l’esistenza di cinque poteri indipendenti – esecutivo, legislativo, giudiziario, morale e elettorale – lascia a questi il compito di organizzare i processi elettorali in conformità con la legge organica dei processi elettorali.

Questo quadro legale, adottato nel 2009, non è stato modificato da allora.[4] In particolare, ha permesso l’elezione di molteplici rappresentanti dell’opposizione in istituzioni pubbliche. Nessuno di loro dubitava del voto vinto e l’opposizione stessa non ha mai messo in discussione la struttura legale del processo elettorale. Cosa che avrebbe potuto fare attraverso un referendum su iniziativa dei cittadini, per abrogare l’art. 74 della Costituzione. Si è invece sempre limitata a denunciare i risultati delle elezioni quando ha perso, o preventivamente quando sapeva che avrebbe perso.

Relativamente al voto dei cittadini[5], il Venezuela utilizza un sistema elettronico e manuale doppio. Quando l’elettore entra nella cabina elettorale, viene identificato con la sua carta di identità e attiva la macchina per il voto attraverso il riconoscimento biometrico. Pertanto, è impossibile votare due volte. Dopo aver scelto il suo candidato, la scheda elettorale elettronica emette un biglietto con il nome del candidato, che l’elettore colloca in una busta e deposita in un’urna. Infine, dopo aver firmato il registro elettorale, immerge il mignolo nell’inchiostro indelebile per garantire che non ripeterà il suo voto.

Nei giorni che precedono l’elezione, il Centro Nazionale Elettorale (CNE), organo che regge il potere elettorale, convoca tutti i partiti politici partecipanti alle elezioni per una serie di 14 audizioni. Quindi vengono testati tutti i meccanismi: le liste elettorali, il software usato per raccogliere i dati elettorali, le macchine di votazione e il metodo di assemblaggio, il sistema biometrico per il riconoscimento dell’elettore, la tinta indelebile, la rete di trasmissione dei dati elettorali e il sistema di conteggio dei dati.[6] Osservatori di ogni partito politico partecipano in queste varie audizioni che precedono il voto dei cittadini.

Ogni passo deve esser approvato preventivamente da tutti i partecipanti per garantire la maggior trasparenza dell’elezione. E, di fatto, sono sempre state accettate finora. Va aggiunto che tutti i partiti politici hanno il diritto di inviare sostenitori come rappresentanti, nonché di coinvolgere osservatori nazionali e internazionali di loro scelta nel monitoraggio delle sessioni elettorali.

La notte dei risultati, il CNE procede a una nuova audizione con i responsabili dei partiti, dove il 54,4% (almeno, secondo la legge) dei voti vengono sorteggiati, con la verifica del risultato elettronico. Si tratta quindi di confrontare i risultati ottenuti nell’urna con i risultati elettronici. Nessun errore è mai stato rilevato durante i processi elettorali multipli.

Queste garanzie per proteggere il risultato porteranno l’ex presidente degli USA Jimmy Carter a definire il sistema elettorale venezuelano come “il migliore al mondo”. [7] Sono stati questi stessi procedimenti ad aver garantito la trasparenza di tutte le elezioni in Venezuela, anche, ad esempio, per le elezioni parlamentari del 5 dicembre 2015 (vinte dall’opposizione) o le elezioni presidenziali del 20 maggio 2018 (vinte dal Chavismo).

Come si può vedere, il Venezuela ha più garanzie elettorali di molti paesi occidentali, per non parlare dei paesi del Gruppo di Lima. La trasparenza dell’elezione di Maduro è stata, inoltre, validata da oltre 2000 osservatori internazionali della Comunità dei Caraibi (Caricom), dell’Unione Africana e del Consiglio dei Periti Elettorali Latino-Americani (Ceela).

Di fronte a questo sistema, comprendiamo perché una parte dell’opposizione si rifiuta di partecipare alle elezioni che avrebbe perso. Accettare di partecipare alle elezioni significa partecipare alle audizioni e validare la trasparenza del sistema elettorale venezuelano. Questo rifiuto di partecipare al processo elettorale democratico ha preparato il cammino per il tentativo di destabilizzazione che vediamo oggi.

La notte dell’elezione presidenziale

Oltre alle garanzie elettorali, i paesi che mettono in discussione la legittimità del presidente venezuelano cercano di criticare i risultati delle presidenziali. Ancora una volta, questo è solo un pretesto per legittimare la destabilizzazione del Venezuela. Soffermiamoci per un momento su questi risultati.

L’elezione presidenziale in Venezuela è un’elezione a suffragio universale diretto. Il presidente è eletto non in base ad accordi parlamentari o per la scelta di “grandi elettori”, ma direttamente dal popolo.

Il 20 maggio 2018, 9.389.056 elettori si sono recati alle urne, il 46.07% dei cittadini registrati nelle liste elettorali. L’alto tasso di astensione viene usato oggi dagli oppositori della Rivoluzione Bolivariana per non riconoscere la vittoria di Maduro. È chiaro che nessuno di questi critici menzionerà le decine di penalizzazioni finanziarie e la rappresaglia economica dal 2014.[8]  Una persecuzione che ha scoraggiato molti venezuelani ed ha incrementato la sfiducia nella soluzione elettorale per porre fine alla crisi. Inoltre, la richiesta di boicottaggio delle urne da parte di diversi partiti dell’opposizione ha avuto conseguenze sul tasso di partecipazione.

Nonostante questo, il 30,45% degli elettori registrati ha votato Maduro. Questo valore è superiore a quello del presidente cileno Sebastián Piñera (26,5%), del presidente argentino Mauricio Macri (26,8%) e del presidente Donald Trump (27,20%). Senza menzionare le percentuali ottenute la prima volta dal presidente colombiano (21%) o dal presidente Macron (18,19%). Ovviamente, nessuno contesta la legittimità delle loro elezioni nonostante la bassa percentuale di elettori che li hanno scelti.

Una strategia coordinata e pianificata a partire da Washington

Dopo l’elezione di Maduro, gli USA hanno rafforzato la coalizione contro il Venezuela nella regione. Il 27 giugno 2018, il vice-presidente degli USA, Mike Pince, annunciò le sue intenzioni in Brasile: “La libertà e la democrazia saranno restaurate in Venezuela. Gli Stati Uniti chiedono al Brasile che prenda una posizione ferma contro il regime di Maduro”.[9] Facendogli eco, il segretario di stato Mike Pompeo il 21 dicembre 2018, dichiara che gli USA “continueranno ad aumentare il livello di pressione” contro il paese bolivariano. Lo stesso Pompeo ha realizzato varie riunioni con i capi di governo brasiliano, peruviano e colombiano per preparare l’operazione 10 gennaio.

È stato nella riunione del Gruppo di Lima, realizzata il 4 gennaio 2019, dove è stato realmente definito il piano. Durante questo cenacolo, i governi membri di questa internazionale anticomunista[10] concordarono una serie di azioni contro Caracas. Va notato che il governo messicano, guidato dal presidente Obrador, non ha sottoscritto questo documento e ha riaffermato la volontà del suo paese di non interferire negli affari interni di altre nazioni, tagliando con le posizioni belliciste del precedente governo e del gruppo di Lima.

Il documento approvato a Lima è una vera dichiarazione di guerra.[11] Alla presenza del segretario di Stato degli USA (in videoconferenza), i governi che si oppongono alla Rivoluzione Bolivariana hanno concordato di aumentare la pressione diplomatica contro il Venezuela e perseverare nell’intento di aprire una indagine al Tribunale Penale Internazionale contro lo Stato Venezuelano. Azione appoggiata anche dalla Francia. [12]

I membri del Gruppo di Lima condannano la crisi economica in Venezuela, ma adottano una risoluzione per rafforzare il blocco finanziario contro quel paese. Il testo adottato prevede liste di personalità giuridiche con le quali questi paesi “non dovrebbero lavorare, devono impedire l’accesso al loro sistema finanziario e, se necessario, congelare i loro beni e le loro risorse economiche”. Allo stesso modo, la risoluzione obbliga i paesi membri di Lima a fare pressione sulle organizzazioni finanziarie internazionali a cui appartengono per impedire la concessione di nuovi crediti alla Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Ma ancora più sorprendente, questa dichiarazione congiunta esige che il governo “di Maduro e le Forze Armate del Venezuela rinuncino a ogni tipo di azione che violi la sovranità dei suoi vicini”. Questa accusa è basata su una recente reazione venezuelana a una esplorazione petrolifera autorizzata dalla Guyana in un’area territoriale contesa dai due paesi limitrofi. [13]  Si tratta nuovamente di un pretesto che fa eco ai fatti denunciati dal presidente del Venezuela il 12 dicembre 2018.

Nel suo discorso televisivo, Maduro rilevò la presenza di 734 mercenari nelle basi militari di Eglin, Flórida e Tolemaida, in Colombia. Il loro obiettivo è attaccare il Venezuela o preparare un attacco sotto falsa bandiera per giustificare un intervento militare contro la nazione bolivariana. Maduro inoltre ha rilevato che il consigliere della sicurezza nazionale degli USA, John Bolton, ha chiesto al nuovo vice-presidente brasiliano, Hamilton Mourao, di organizzare una provocazione militare alla frontiera con il Venezuela. [14] La dichiarazione del Gruppo di Lima, pertanto, rafforza i sospetti di aggressione pronunciati dallo Stato venezuelano.

Dopo aver qualificato l’elezione di Maduro come illegittima, il Gruppo di Lima ha esortato il presidente venezuelano a non assumere la presidenza e a “trasferire provvisoriamente il potere esecutivo all’Assemblea Nazionale”. Non importa che Maduro sia stato eletto grazie allo stesso sistema elettorale che ha permesso l’elezione del potere legislativo. L’obiettivo procurato da Washington e i suoi alleati non è democratico, è politico: collocare l’opposizione alla testa del paese produttore di petrolio.

Questo tentativo di golpe istituzionale, già implementato in altri paesi della regione,[15] fa parte della strategia di sostituzione di poteri politici legittimi. Nel luglio 2017, l’opposizione creò illegalmente un Tribunale Supremo di Giustizia “in esilio”, con sede a Panama, e una carica di Procuratore-Generale della Nazione “in esilio” a Bogotà. Queste autorità fantocce tentano, da allora, di sostituirsi ai legittimi poteri venezuelani.

In connessione con un’Assemblea Nazionale, dichiarata illegale nel marzo 2017,[16] queste parodie di istituzioni pubbliche realizzarono un processo simulato nella sede del Parlamento colombiano (sic) e hanno condannato il presidente venezuelano Maduro ad una pena di 18 anni e 3 mesi di prigione.[17]

Per illustrare questa assurda situazione, immaginatevi per un momento che un gruppo di “gilet gialli” francesi designi un ministro della Giustizia e un Procuratore Generale “in esilio” e organizzino nella Duma russa un processo simulato in cui condannano Macron a 18 anni di prigione. Questo farebbe sorridere, ma che cosa accadrebbe se diversi Stati in tutto il mondo riconoscessero come legittimi questi poteri giudiziari “in esilio”? Si leverebbero certamente un gran numero di voci gridando, a ragione, contro l’interferenza straniera o ad un tentativo di golpe. L’esempio che menzioniamo può apparire ridicolo, ma è ciò che sta avvenendo in Venezuela.

Queste manovre non sono fatte alla leggera. L’attacco fallito per mezzo di un drone carico di esplosivo C4, avvenuto il 4 agosto 2018, non mirava ad eliminare solo Maduro, ma tutte le autorità pubbliche della nazione, con l’obiettivo di sostituirli con i suoi fantocci illegali.[18] La costituzione di poteri paralleli non è un circo politico-mediatico, ma parte integrante di un golpe istituzionale in preparazione.

Allo stesso modo, dichiarare Maduro illegittimo è un boccone velenoso per i principali partner economici di Caracas (Cina, Russia e Turchia), segnalando che gli accordi firmati con il governo bolivariano non saranno riconosciuti quando Maduro sarà rovesciato. Un conflitto con il paese porterebbe a ripercussioni molto al di là delle sue frontiere. Sergei Riabkov, vice-ministro degli Affari Stranieri russo, ha avvertito “gli entusiasti di Washington a non cadere nella tentazione dell’intervento militare” in Venezuela.[19]

Dall’altro lato, è anche un messaggio per le forze armate nazionali perché, se il presidente Maduro è illegittimo, questo equivale a decapitare il potere militare del suo comandante in capo.

È questa prospettiva dello scenario sviluppato dagli USA e dai suoi alleati che deve esser decifrata. Secondo la risoluzione del Gruppo di Lima, l’Assemblea Nazionale del Venezuela, in oltraggio alla corte e alle cui decisioni sono nulle e senza effetto[20], ha dichiarato che la presa in carica del mandato di Maduro è una “usurpazione del potere“. Di conseguenza, si sta preparando ad assumere illegalmente il potere esecutivo durante “un periodo di transizione”. L’8 gennaio, una legge sulla transizione è stata discussa nell’emiciclo venezuelano con l’obiettivo di prendere il potere esecutivo a partire dal 10 gennaio.

Durante questa discussione, Américo de Grazia ha chiesto a tutti i settori di allinearsi alle autorità parallele create dall’opposizione e a scendere in piazza “in coordinamento con le azioni internazionali, nazionali e istituzionali“. [21]

Per quanto riguarda il nuovo presidente dell’organo legislativo, Juan Guaidó, ha fatto un appello ai militari venezuelani per rovesciare il governo a partire dal 10 gennaio. [22]

Lo scenario è montato. La prova di forza imminente. Resta da vedere quali personalità politiche e dei media giustificheranno la violazione della sovranità del Venezuela e la mancanza di rispetto delle sue istituzioni.

* Articolo originale pubblicato il 09/01/2019 su RT France
e www.romainmigus.info/2019/01/tout-comprendre-sur-la-nouvelle.html

[1] Cathy Dos Santos, “Venezuela. «Il faut diversifier notre économie sans toucher au social»”, L´Humanité, 03/04/2018, www.humanite.fr/…

[2] Bertucci, pastore evangelico coinvolgo nello scandalo dei Panama Papers, fu candidato indipendente, così come Reynaldo Quijada, appoggiato da una frazione del trotskismo venezuelano. Rispettivamente hanno ottenuto 10,82% e 0,39% dei voti. Notiamo che la percentuale di Bertucci è spiegata più dalla novità di questa offerta elettorale in un clima di sfiducia in relazione ai partiti politici che per un avanzamento dell’evangelismo politico in Venezuela. Di fatto, il voto degli evangelisti è diviso: il Partito Evangelista Organizzazione Rinnovatrice Autentica (ORA) appoggia Nicolas Maduro.

[3] Sulle false notizie di proibizione di partiti politici in Venezuela, leggere Thierry Deronne, “L’interdiction d’un parti qui n’existe pas”, Venezuela Infos, 29/01/2018,  venezuelainfos.wordpress.com/…

[4] Questa legge è complementare alla Legge Organica del Potere Elettorale approvata nel 2002

[5] L’autore di queste linee ha già partecipato alle elezioni municipali e regionali del 2013

[6] Leggere la lista di audizioni sul sito del Centro Nazionale Elettorale www.cne.gov.ve/web/sistema_electoral/tecnologia_electoral_auditorias.php
condividiamo per i lettori coraggiosi ad approfondire i sistemi di audizione leggendo le lunghe relazioni tecniche del CNE (in spagnolo) www.cne.gov.ve/…

[7] “Jimmy Carter: “El sistema electoral venezolano es el mejor del mundo”, RT, 20/09/2012, actualidad.rt.com/…

[8] Romain Migus, “Chronologie des sanctions économiques contre le Venezuela”, Venezuela en Vivo, atualizado em 07/01/2019, www.romainmigus.info/2019/01/chronologie-des-sanctions-economiques.html

[9] Mike Pence : La libertad será restaurada en Venezuela”, El Nacional, 27/06/2018, www.el-nacional.com/…

[10] I governi membri del Gruppo di Lima sono quelli di Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Guyana, Honduras, Panama, Paraguay, Peru e Santa Lucia. E anche il Messico, che non ha firmato l’ultima dichiarazione.

[11] Documento disponibile su www.gob.pe/institucion/rree/noticias/24270-declaracion-del-grupo-de-lima

[12] Palazzo dell’Eliseo, “Communiqué relatif à la situation au Venezuela”, 30/09/2018, disponibile su www.elysee.fr/…

[13] Manuel Palma, “Los buques de la discordia: Venezuela y Guyana reavivan la disputa por su diferendo territorial”, RT, 28/12/2018, actualidad.rt.com/…

[14] Luigino Bracci, “Maduro denuncia: Más de 700 paramilitares entrenan en Colombia para ejecutar golpe de Estado en su contra”, AlbaCiudad,12/12/2018, albaciudad.org/2018/12/maduro-golpe-de-estado-john-bolton/

[15] In particolare in Honduras (2009), Paraguay (2012), Brasile (2016) e Ecuador (2017).

[16] Dopo l’elezione dei deputati nel dicembre 2015, una denuncia fu presentata dai candidati del PSUV nello Stato dell’Amazzonia per la compravendita di voti da parte dei suoi oppositori eletti. Il tribunale di giustizia ha sanzionato questa frode, il tribunale del potere elettorale ha chiesto che le elezioni di queste tre cariche di deputati si tenessero nuovamente. Come la presidenza dell’Assemblea Nazionale si è rifiutata di sottomettersi ai poteri giudiziario e legislativo, l’Assemblea Nazionale fu dichiarata in oltraggio al tribunale. Le decisioni e voti emanate dal potere legislativo sono, pertanto, nulle e senza effetto, dato che la presidenza dell’Assemblea Nazionale non autorizza il ritorno alle urne. Si deve notare che l’opposizione ha una maggioranza assoluta di 122 deputati su 167.

[17] “TSJ en el exilio condenó a Maduro a 18 años y 3 meses de prisión”, El Nacional, 15/08/2018, www.el-nacional.com/…

[18] Romain Migus, “Le drone médiatique explose en plein vol”, Venezuela en Vivo, 08/08/2018, www.romainmigus.info/…

[19] “El Gobierno ruso advirtió a Estados Unidos contra una posible intervención militar en Venezuela”, SputnikNews, 09/01/2019, mundo.sputniknews.com/

[20] Leggere nota 16

[21] Maritza Villaroel, “Asamblea Nacional arranca proceso para Ley de Transición”, Sito dell’Assemblea Nazionale del Venezuela, 08/01/2019, www.asambleanacional.gob.ve/…

[22] “El golpismo venezolano no descansa”, Pagina12, 05/01/2019, www.pagina12.com.ar/… (traduzione francese disponibile su venesol.org/… )

Fonte

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