Autonomia regionale differenziata. La secessione di ricchi

Il Partito della Rifondazione Comunista lancia una campagna nazionale contro l’ Autonomia Differenziata,  richiesta  dalle tre regioni Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, e che vede altre regioni interessatautonomia-dif-2e ad intraprendere la stessa strada.

Il governo giallo – verde nel suo furore contro la democrazia costituzionale, porta avanti la linea della secessione,a cui si aggiunge in larga parte il PD, stiamo, così, giungendo ad un passaggio che costituisce, se non lo blocchiamo, una mutazione definitiva della nostra architettura istituzionale.

Tenendo finora, il tema sotto traccia, la Lega vuol chiudere la trattativa entro il 15 febbraio, evitando una necessaria discussione politica diffusa, una consultazione di massa, una decisionalità di popolo, l’espressione di una “sovranità popolare” prevista dall’art. 1 della Costituzione.

L’autonomia in discussione prevede il trasferimento di una serie di competenze ma soprattutto di risorse per la loro gestione dallo Stato alle Regioni (per Veneto e Lombardia sono 23 le materie, dalla scuola alla protezione civile; più poteri su 15 materie invece è la richiesta della regione Emilia).

Il Veneto chiede che le risorse siano proporzionate e calcolate in base al loro proprio gettito fiscale. Quindi – seguendo questo principio – significa che le regioni più ricche, dovrebbero avere diritto a più soldi dallo Stato Centrale.

Se la regione Veneto la spunterà sul principio di calcolo delle risorse in base al Pil  i 9/10 del gettito fiscale andranno al Nord; al resto del Paese resterà solo un decimo.

Il primo atto politico nella direzione del riconoscimento dell’autonomia differenziata è stato fatto il 28 febbraio del 2018, quattro giorni prima delle elezioni politiche, dal governo Gentiloni con un pre – accorautonomia-dif-3do con Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, oggi con il nuovo governo in carica, è la ministra degli Affari Regionali e delle Autonomie Erika Stefani  ad occuparsi della materia “autonomia differenziata”, delineando il disegno di legge sull’autonomia del Veneto, un disegno di cui non si conosce nulla, alcune informazioni trapelano solo dalle dichiarazioni stampa dei leader politici del Nord che bramano per portare a casa l’autonomia il più presto possibile.

Non sfugge a tutt* noi l’importanza di una campagna nazionale , tesa a bloccare un processo che porterebbe ad una vera e propria distruzione dell’impianto costituzionale di garanzia dei diritti universali.

Il percorso avviato dal Governo si avvale della sciagurata modifica del Titolo V della Costituzione, al comma 3 dell’art 116, inoltre, si sfrutta un vuoto normativo denunciato più volte dalla Corte costituzionale: dal 2001, infatti, nessun Governo ha trovato il tempo di definire i LEP, i livelli essenziali delle prestazioni sociali e civili da garantire in misura omogenea a tutti i cittadini italiani, ovunque residenti.

Livelli  che vanno definiti dal governo centrale per assicurare a tutte/i le/i cittadin*  (dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia) la stessa qualità e quantità di servizi garantiti dalla Costituzione, poi ci sono i Lea – livelli essenziali di assistenza – cioè quelli che stabiliscono le prestazioni e i servizi che il SSN è tenuto a fornire a tutt* i/le cittadin*, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket) in qualsiasi regione, senza distinzione tra Nord, Centro e Sud.

In quesautonomia-dif-4to quadro vi sarebbe una ricaduta negativa prioritariamente sulle regioni del Sud e sugli abitanti non ricchi di tutt’ Italia con la progressiva privatizzazione dei servizi.

Con l’autonomia differenziata siamo di fronte alla “secessione dei ricchi”: poiché le risorse nazionali legate  ai fabbisogni standard, saranno calcolate sul gettito fiscale regionale, dimensionando i finanziamenti dei servizi sullo stesso gettito, quindi i diritti di cittadinanza, a cominciare da istruzione e salute, saranno diversi fra i cittadini da regione in regione; ovvero maggiori dove il reddito pro-capite è più alto.

Dentro il tema del federalismo differenziato da un lato viene meno la concezione costituzionale della solidarietà e della coesione, del diritto di cittadinanza uguale per tutte/i  che garantiscono l’unità giuridica ed economica del paese, e dall’altro si articola il nodo della  nuova  “questione meridionale” di  un  Mezzogiorno condannato ad essere privo di pari riconoscimento di cittadinanza, luogo di maggiore desertificazione degli investimenti e sempre più debole economia.

Di fronte a tutto questo, vi sono le nostre ragioni, l’esigenza di un’opposizione e di una lotta politica e sociale in difesa dell’universalità dei diritti e di coesione e solidarietà nazionale.

«NO A QUESTA SECESSIONE TARGATA GOVERNO GIALLOVERDE. L’ITALIA E’ UNA: GARANTIRE STESSI DIRITTI E SERVIZI DA NORD A SUD»

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