Per il lavoro e la dignità

La disoccupazione a marzo 2019 è diminuita di 0,4 punti rispetto a febbraio arrivando al 10,2%, Le persone in cerca di occupazione sono 2.641.000. Nel complesso risultano occupate 23.291.000 persone.

Su base annua l’occupazione cresce dello 0,5%, pari a +114 mila unità. Un aumento che non risolve alla radice il problema della disoccupazione, un dato che ci dimostra che la disoccupazione nel nostro paese ha caratteristiche strutturali.

Ma di che occupazione si tratta dal punto di vista della qualità?

I dipendenti a termine sono ormai stabilmente sopra i 3 milioni e, sempre nell’ultimo anno, con una crescita superiore all’aumento del totale dei dipendenti (+65 mila contro +63 mila) e un calo –quindi- dei dipendenti permanenti.

I contratti a part time, prevalentemente involontari, sono quasi 2 milioni e 800 mila e rappresentano oltre il 64% sul totale del part time. Sono due fra i principali fattori che, rispetto al quarto trimestre 2008, vedono nello stesso periodo del 2018 ancora un numero di ore lavorate inferiore del 5,51% (-1,32% tra i dipendenti e -14,11% fra gli indipendenti).

Se la quantità del lavoro aumenta leggermente, la sua qualità peggiora dunque sensibilmente e a questo potremmo aggiungere il dato relativo a chi ha un impiego inferiore al titolo di studio, elemento che porta tanti giovani italiani ad emigrare verso altri paesi.

Di particolare rilievo è anche il raffronto fra le classi di età. Nell’ultimo anno fra gli occupati ultracinquantenni l’aumento è di +210 mila unità, conto un calo di -158 mila nelle classi di età fra 25-49 anni e un aumento di +63 mila fra 15-34 anni.

Per quanto riguarda la disoccupazione, il dato, pur in diminuzione nell’ultimo anno ( -208 mila unità), continua ad attestarsi al 10,2 %, ben al di sopra del dato dell’Eurozona (7,7%) e mantenendo una percentuale sopra il 30% per i più giovani.

NON È COLPA DEL DESTINO

E’ colpa della cattiva politica. Quella che ha causato la crisi e poi l’ha peggiorata con l’austerità.

E’ colpa della finanza a cui si è consentito ogni speculazione, e che poi è stata salvata con enormi quantità di denaro pubblico (salvataggio delle banche, scaricando poi il debito sulle cittadine e i cittadini).

E’ colpa delle multinazionali, a cui si consente di ricattare lavoratori e territori con le delocalizzazioni.

E’ colpa dell’assenza di ogni politica industriale e della precarizzazione del lavoro: quella che il governo Renzi prima e ora quella del governo Conte – Salvini – Di Maio (le crisi aziendali che non sa come risolvere). Il tema delle politiche attive del lavoro non è mai adeguatamente affrontato. Nel Def (Documento di economia e finanza) manca il tema vero: la crescita e lo sviluppo.

A questo aggiungiamo che oltre 10 anni di crisi economica hanno reso più difficile la vita di milioni di persone: disoccupazione, lavoro precario e mal pagato, tagli all’istruzione, liste d’attesa infinite in sanità, mancati investimenti per la tutela dell’ambiente e contro il cambiamento climatico.

In Europa, nel segno del liberismo e del’austerity, sono state fatte scelte sbagliate, che hanno impoverito interi paesi a vantaggio dei poteri economici e della finanza speculativa. Scelte gravi e impopolari che hanno scatenato la guerra tra poveri e la destra peggiore: quella contro la libertà delle donne, quella che non ha rispetto per la vita dei e delle migranti, quella sempre dalla parte dei più ricchi.

La Sinistra, unita in uno dei gruppi più grandi a Bruxelles, il Gue/Ngl e nella Sinistra Europea, si è sempre opposta a tutto questo e ora chiede il tuo contributo per cambiare radicalmente tutto.

PER USCIRE DALLA CRISI BISOGNA DIRE BASTA ALL’AUSTERITA’

Esiste una questione generazionale che è ormai questione nazionale. Precarietà diffusa, nel lavoro, nello studio, nelle relazioni affettive, nel futuro.

Sulle giovani generazioni si sono scaricate in maniera violenta le controriforme su istruzione, lavoro e pensione di questi anni. E’ così che i diritti acquisiti sono diventati rovesci nei denti per milioni di giovani.

Noi abbiamo delle proposte, capaci di invertire la rotta e restituire alle giovani generazioni non solo il futuro, ma il presente di cui c’è bisogno.

Stop alla precarietà: il contratto a tempo indeterminato deve essere la norma in tutta Europa, con la garanzia dei diritti minimi, da quello alla malattia, alla maternità, alle ferie, al riposo settimanale.

Garantire e potenziare la scuola pubblica di ogni ordine e grado, elevare l’obbligo scolastico a 18 anni. Garantire l’accesso gratuito al sistema universitario, abolendo i numeri chiusi.
Potenziamento dei finanziamenti adeguati per tutte le università, e per quelle in maggiore difficoltà.

La copertura dei buchi contributivi per le carriere di lavoro discontinue. Non più giovani con pensioni povere o senza pensione, o costretti a sottoscrivere polizze assicurative per garantirsi il futuro.

La ricerca e l’ambiente devono diventare il nostro investimento sul futuro: servono importanti finanziamenti pubblici, garantiti ogni anno.

Viviamo in un’epoca di disoccupazione di massa, precarietà e salari bassi. Non ci sono politiche industriali capaci di modificare il quadro esistente e l’innovazione tecnologica suona oggi più come una minaccia che come una promessa di liberazione: il sistema industriale licenzia persone e mette a lavoro robot, massimizzando i profitti privati dell’automazione e scaricando i costi sociali sulla collettività. Stanno facendo la festa ai lavoratori.

Noi abbiamo proposte che cambiano il presente e preparano il futuro.

La riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario in tutta Europa: così si risponde alla disoccupazione e si redistribuisce la ricchezza prodotta dai robot.

Dobbiamo definire un salario minimo orario a livello europeo e proponiamo inoltre l’introduzione di una “scala mobile” europea, cioè un sistema di indicizzazione automatica dei salari in tutta Europa, al livello del costo della vita.

Il Green New Deal: un piano straordinario per la transizione ecologica che creerà nuova occupazione, rendendo il sistema produttivo compatibile con l’ambiente e il territorio.

Stop alla precarietà: il contratto a tempo indeterminato deve essere la norma in tutta Europa, con la garanzia dei diritti minimi, da quello alla malattia, alla maternità, alle ferie, al riposo settimanale.

La SINISTRA, l’unica lista che vuole cambiare radicalmente l’Europa. Un lavoro e una vita buona per tutti e tutte: Stop precarietà, 32 ore a parità di salario, salario minimo europeo, reddito di base, welfare.

Chi più ha, più paghi: vogliamo una patrimoniale sulle ricchezze, che colpisca la disuguaglianza scandalosa di un paese in cui l’1% ricchissimo della popolazione possiede un patrimonio pari a quella del 60% meno abbiente.

Dai forza al cambiamento in Europa!
Dai forza all’unica lista di sinistra in Italia!

Start a Conversation

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *