Categoria: Stato sociale

100mila pensionati di Cgil, Cisl e Uil a piazza san Giovanni a Roma chiedono ascolto al governo. Altrimenti, mobilitazione fino allo sciopero generale

“Non siamo il vostro bancomat”. Lo slogan scelto dai pensionati scesi in piazza a Roma sintetizza le ragioni della protesta: no al blocco della rivalutazione degli assegni previdenziali e difesa dello stato sociale. “Si scrive conguaglio, si legge ‘vi abbiamo fregato i soldi’”, recita un altro cartello mostrato a piazza San Giovanni, storica sede di manifestazioni sindacali, preferita dopo circa 15 anni alla meno capiente piazza del Popolo. Secondo gli organizzatori, i presenti erano 100 mila, provenienti da tutta Italia, per dire che il nostro “non è un Paese per vecchi” e per farsi ascoltare dal governo. “Dateci retta” è il titolo della giornata: Spi, Fnp, Uilp chiedono al governo di ascoltare le richieste di pensionati e lavoratori e arrivano a invocare prima lo sciopero dei nonni e poi lo sciopero generale. Non piace la politica del governo e ancora meno il comportamento assunto difronte alla loro piattaforma: “Avari a chi”, replicano i pensionati al premier Giuseppe Conte, che aveva citato Moliere in una conferenza stampa.

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Nota aggiornata su “Reddito di cittadinanza” e Quota 100

(DECRETO LEGGE 28 GENNAIO 2019, N.4)

Il 28 gennaio è stato finalmente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legge che disciplina il cosiddetto “reddito di cittadinanza” e Quota 100.   Il testo è dunque quello effettivamente definitivo, diverso in alcune parti anche rispetto alla versione approvata dal Consiglio dei Ministri (per come era stata pubblicata dalla stampa).

Ovviamente come tutti i decreti ha effetti immediati, ma deve essere convertito in legge entro 60 giorni, e nella conversione sono possibili modifiche da parte del Parlamento.

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“Ministra Grillo, rifletta. È ancora in tempo per non distruggere il Servizio sanitario nazionale”

di Vittorio Agnoletto

Si sono appena concluse le celebrazioni per il 40° anniversario della riforma sanitaria che la ministra Grillo subito ne annuncia la volontà di archiviarla definitivamente. La riforma fu approvata nel 1978 e superati i primi anni di rodaggio il nostro Servizio sanitario nazionale fu riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come uno dei migliori di tutto il mondo, universale e gratuito, finanziato alla fonte con la fiscalità generale da ogni cittadino in rapporto al reddito.

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In morte del servizio sanitario nazionale

In morte del servizio sanitario nazionale
di Ivan Cavicchi
 
MUORE COSÌ, nel quarantennale della sua nascita, il servizio sanitario nazionale. Con esso muore: la solidarietà tra le persone, quella che finanzia attraverso il fisco in modo giusto i bisogni di salute dei poveri e dei ricchi, l’universalità cioè la persona…”
 
Salute. Gli esiti devastanti del regionalismo differenziato chiesto dal Veneto, dalla Lombardia e dall’Emilia Romagna. Cioè dalla lega e dal Pd.
 

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Manovra, Camusso: “Tra due anni pane e acqua per tutti”

L’affondo del segretario della Cgil: “Manovra di destra e miope. Quota 100? Non interviene sulle situazioni più critiche”.

Susanna Camusso boccia in toto la legge di Bilancio approvata dalla maggioranza giallo-verde. “Lavoro e migliori condizioni per le persone sono di sinistra. Quindi è una manovra di destra. E con le clausole di salvaguardia sull’Iva inserite, tra due anni prevede pane e acqua per tutti, quindi è anche una manovra miope” sottolinea il segretario della Cgil, che si mobiliterà a gennaio con le altre sigle sindacali, in un’intervista al Fatto Quotidiano.

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Una manovra economica contro i poveri

Invece di sganciare il soggetto in difficoltà dal ricatto lo si rinchiude in un ulteriore trappola che serve solo agli interessi del modello economico di riferimento del governo: il liberismo economico

Il Def non interviene su nessuna delle cause che provocano l’aumento delle disuguaglianze: tagli alle politiche sociale, politiche di austerità, lavoro povero ed a bassa intensità, politiche fiscali regressive, assenza di adeguate misure di welfare, bassi investimenti pubblici e privati in settori industriali ad alta intensità di lavoro e/o legati alla riconversione ecologica delle attività produttive. Non è nemmeno una manovra che tenta di contrastare le disuguaglianze, anzi le allarga rafforzando la guerra tra poveri avviata con i precedenti governi.

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