Decreto sicurezza e immigrazione: a rischio anche i minori stranieri non accompagnati

Non se ne parla, ma il Decreto Sicurezza e Immigrazione mette a rischio anche i minori stranieri non accompagnati.

Gli effetti del decreto legge immigrazione e sicurezza (D.L.113/2018) sui minori.

Il decreto-legge immigrazione e sicurezza pubblica (D.L. 113/2018) approvato al Senato e calendarizzato alla Camera per il prossimo 26 novembre non coinvolge formalmente i minori migranti arrivati in Italia da soli, ma le sue previsioni, ed in particolare l’articolo 1 che di fatto cancella il permesso di soggiorno per motivi umanitari, hanno anche sui minori  un impatto estremamente rilevante e rischiano di annullare il percorso di inclusione faticosamente costruito insieme a tanti e tante di loro.

Grazie a un lavoro sinergico del privato sociale, delle istituzioni pubbliche, e della società civile scesa generosamente in campo anche attraverso le figure dei tutori volontari, e soprattutto grazie alle straordinarie risorse di questi ragazzi e di queste ragazze che nonostante vissuti difficili e un viaggio terribile non hanno mai perso la speranza e la voglia di costruire il proprio futuro, tantissimi di loro hanno conseguito la licenza media, svolto tirocini lavorativi, imparato perfettamente la lingua italiana, diventando parte di una comunità sincretica che ha saputo in tante occasioni valorizzare il loro portato di ricchezza culturale e umana. 

Il decreto in oggetto rischia oggi di vanificare tutto ciò, e questi ragazzi e queste ragazze rischiano di diventare giovani adulti marginalizzati, potenziali vittime di tratta, sfruttamento e delinquenza. La previsione dell’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari (che non viene affatto adeguatamente sostituita dalle previsioni dei cosiddetti permessi di soggiorno speciali previsti dal decreto) rischia adesso, infatti di lasciare i precorsi dei minori migranti soli del tutto privi di prospettive, vanificando anche gli sforzi della comunità che li ha fino ad ora sostenuti. Se infatti non verranno valutati come meritevoli di ricevere una forma di protezione internazionale, che implica una persecuzione personale (status di rifugiato) e una comprovata insicurezza del paese di provenienza (protezione sussidiaria), essi avranno grandi probabilità, al compimento del diciottesimo anno di età, di diventare irregolari sul territorio italiano.

Negli ultimi anni, infatti, la maggior parte dei e delle minori migranti soli hanno usufruito di un permesso di soggiorno per motivi umanitari rilasciato dalle Questure su valutazione preventiva delle Commissioni territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato. La protezione umanitaria ha rappresentato in generale (oltre che un’implementazione di fatto del diritto d’asilo previsto dall’art. 10 della Costituzione italiana) una forma di tutela ad ampio raggio per tutte quelle forme di vulnerabilità non ricomprese nei criteri della protezione internazionale, permettendo di riconoscere, tra le altre, anche la specifica vulnerabilità dei e delle minori arrivati da soli in Italia e di valorizzare i loro percorsi di  inserimento scolastico e socio-lavorativo.

Questa forma di protezione umanitaria è stata quindi uno strumento fondamentale di tutela di questi ragazzi e di queste ragazze. Ciò è tanto più vero, in particolare, rispetto a quelle città, – come Palermo dove il Ciai è attivo con il Progetto Ragazzi Harraga -, in cui le Questure non rilasciano di norma i permessi di soggiorno per minore età in assenza di un passaporto in corso di validità. Per tanti minori, provenienti da zone rurali di paesi dove a volte non esiste neppure un’anagrafe, il possesso di questo tipo di documento è e rimane una chimera.

Da minorenni, e quindi inespellibili, si troveranno quindi in un limbo giuridico che aumenterà la loro precarietà e poi da neomaggiorenni si ritroveranno privati di ogni possibilità di costruirsi un futuro.

Allo stesso modo, moltissimi minori e neomaggiorenni che avevano già avuto un permesso di soggiorno umanitario non potranno rinnovarlo. Se quindi non avranno raggiunto i requisiti per la conversione del permesso di soggiorno umanitario in un permesso di lavoro, cosa estremamente complicata in un periodo storico in cui nessun giovane ha accesso a lavori stabili, e se avranno superato i 18 anni anche solo di un giorno, saranno di fatto degli irregolari.

Già ora, a fronte dell’esclusione dal circuito SPRAR che il decreto prevede per chiunque non sia ancora minorenne o titolare di una forma di protezione internazionale, i neomaggiorenni con un permesso umanitario che erano accolti negli SPRAR e inseriti in un fondamentale percorso di inclusione e sostegno, anche a fronte di rilevanti vulnerabilità, si stanno ritrovando senza nemmeno più un posto dove dormire. 

Noi di CIAI, che da cinquant’anni ci occupiamo di accoglienza ed inclusione, ci domandiamo che senso abbia tutto questo, e siamo estremamente preoccupati per il destino di questi ragazzi e di queste ragazze, ma anche di tutta la comunità che ha costruito con loro tantissime storie di condivisione e arricchimento, e in generale per la società in cui questi giovani, resi marginali e ancora più vulnerabili, si troveranno a vivere.

Noi sappiamo che questi ragazzi e queste ragazze, che provengono dagli stessi Paesi da cui vengono i nostri figli, che come loro hanno spesso storie di grandi sofferenze alle spalle, che tanta sofferenza hanno incontrato nel percorso che li ha portati in Italia, possono crescere mettendo a frutto le loro migliori qualità ed essere una risorsa per tutta la comunità. 

Con il progetto di inclusione Ragazzi Harraga di Palermo, abbiamo conosciuto le loro storie, li abbiamo seguiti, sostenuti, li abbiamo aiutati a scoprire e a sviluppare i loro talenti, abbiamo condiviso sogni e speranze, gioie e delusioni. 

Vedere vanificato tutto il percorso fatto con loro, vedere sprecate tutte le risorse che noi, ma anche la comunità e lo Stato stesso, abbiamo impegnato, ci sembra insensato, ci amareggia e ci lascia sgomenti.

Non sappiamo nemmeno come spiegare a queste piccole grandi persone, così coraggiose e già troppo ferite dalla vita, che tutti i loro sforzi sono stati vani, che le promesse (studia, impegnati, vedrai che andrà tutto bene…) saranno tutte tradite.

Per questo chiediamo con forza a chi ha il potere di farlo di intervenire nel percorso di conversione del decreto-legge immigrazione e sicurezza pubblica (D.L. 113/2018) e di modificare in maniera sostanziale tutte le previsioni che rischiano di comportare l’irregolarizzazione delle persone presenti sul territorio, anche se entrate come minori soli non accompagnati.

20 novembre 2018

Start a Conversation

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *