In occasione della ricorrenza della Giornata internazionale della Donna

Domenica 10 marzo, in occasione della ricorrenza della giornata internazionale della donna, si è svolto presso il palazzetto dello sport di Cinisello, un torneo di pallavolo organizzato dal comitato che gestisce il torneo volley scolastico delle mamme.

Una bella iniziativa che ha visto coinvolti cinque squadre con oltre quaranta atlete. Il torneo, che per l’occasione è stato allargato anche ad alcune giovani figlie, è stato disputato con ben dieci gare di due set ciascuna con una maratona di oltre dieci ore.

Volendo celebrare cosi la ricorrenza dell’8 marzo. In mattinata, hanno fatto la loro comparsa, l’assessora allo sport Daniela Maggi e il sindaco Giacomo Ghilardi, che, evidentemente, non sapendo cosa dire riguardo la questione femminile, si sono limitati a una passerella con qualche foto “d’ordinanza” con le squadre,e tutto si è concluso cosi.

A spiegare invece il significato e la finalità di quella giornata, è stato un intervento letto dal comitato organizzatore, il quale ha sottolineato alcuni aspetti della condizione di genere, che riportiamo integralmente.

Vogliamo dire qualcosa riguardo questa giornata , cosi cogliamo l’occasione per spiegare il perché di questo evento “al femminile”.

Noi siamo il comitato organizzatore del torneo scolastico mamme di volley, legato alla festa dello sport. Un torneo che è giunto ormai alla sua 19esima edizione.

Oggi stiamo organizzando un mini torneo volley allargato, dedicato alla ricorrenza dell’8 marzo :

cioè, alla “GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA”.

A noi piace ricordare questa giornata anche per quello che rappresenta. Cioè , non come semplice ricorrenza festaiola delle donne, ma, soprattutto come momento di riflessione, a partire dalla condizione femminile e dalle continue violenze cui esse sono sottoposte .

Simbolicamente questa giornata ebbe inizio nel 1911, quando in una fabbrica tessile di new york, morirono 146 persone, di cui 123 donne. La maggior parte erano giovani immigrate italiane e tra esse anche ragazzine di 12 e 13 anni. Ciò è successo perché a seguito di un incendio non sono riuscite a mettersi in salvo in quanto il padrone di quella fabbrica teneva le porte chiuse a chiave per paura che gli / le operaie uscissero durante il lavoro, o che rubassero.

In quel luogo venivano stabiliti turni di lavoro anche di 14 ore al giorno, lavorando da 60 a 72 ore settimanali con salari assolutamente al disotto delle aspettative di vita.

Ai giorni nostri, purtroppo, sulla questione femminile, le cose non sono cambiate di molto . Lo dimostra la necessità di farsi sentire anche con iniziative come lo sciopero delle donne contro le discriminazioni nei luoghi di lavoro, come quello che si è praticato venerdì 8 marzo scorso a livello mondiale. Sicuramente nel corso dell’ultimo secolo c’è stata una presa di coscienza delle donne, per quanto riguarda la propria determinazione sui diritti, ma siamo ancora lontani , per esempio, dal debellare certi atteggiamenti culturali che ancora resistono, soprattutto nell’idea che la donna sia di proprietà del proprio partner.

E’ proprio di questi giorni, la pubblicazione di un rapporto redatto da 25 associazioni di donne coordinate dalla rete “ DI.RE “ in cui emerge che in Italia, il 31% delle donne tra i 16 e i 60 anni è stata vittima di violenza fisica e/o sessuale. Di questi, i casi più gravi sono commessi dal partner o ex partner. I quali sono anche responsabili del 62% degli stupri commessi. Quindi, come si vede, molto poco è cambiato su questi argomenti.

E’ vero che, grazie alle continue mobilitazioni, alcune cose non sono più un tabù , però si è ancora lontani dal voler rinnegare quella cultura patriarcale retrograda che ancora r-esiste e che non permette di liberarsi da quella sottomissione che in alcuni casi è vissuta con paura e addirittura con rassegnazione.

In questo periodo storico, nel nostro paese, la parola che più viene usata da chi ha la pretesa di governare, è “sicurezza”. Questa parola, se bene interpretata, ha un enorme significato . Ma per come viene usata invece, rischia di essere svuotata e non fare più presa nell’opinione pubblica per ciò che rappresenta realmente.

Della sicurezza sulla questione femminile se ne parla poco e male ( cosi come si parla poco e male della sicurezza nei luoghi di lavoro; della sicurezza ambientale, o quella stradale….). I dati che emergono , non solo dalle associazioni che si occupano delle donne che subiscono violenza, ma anche da siti ufficiali, sono che la maggior parte degli omicidi e femminicidi, avviene in ambienti interni ed è commesso da persone conosciute. Quindi, paradossalmente, starsene in casa è meno sicuro che uscire e godersi la vita. Con buona pace di chi vorrebbe farci credere che il rischio proviene dal “diverso”.

Concludiamo questo breve contributo, sperando che sia stato utile almeno per aiutare a riflettere su questi argomenti. Purtroppo sulla questione femminile non si parla mai con la dovuta importanza e quando si interviene su tali temi, si ripropongono scenari che vanificano tutti gli sforzi fatti per mantenere viva l’attenzione sull’autodeterminazione della donna.

Antonio Fuda

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