Una giunta solo immagine e tricolore

Un’altro tassello è stato inserito nel mosaico leghista dell’attuale giunta di Cinisello Balsamo.

Dopo le varie censure ai danni della cultura e della libertà di scelta ( vedi l’intervento censorio della giunta nella scelta dei film, cinema nel parco ), ora è il turno delle famiglie immigrate che lavorano, vivono e pagano le tasse nel nostro comune da 20/30 anni.

Purtroppo ce lo aspettavamo, perché i loro colleghi di sesto ci hanno già pensato un anno prima, trascinandosi però una forte opposizione sociale dei sindacati inquilini, della società civile e dei partiti; oltre ad una serie di ricorsi giudiziari per discriminazione.

Insomma, le amministrazioni comunali di destra, stanno tentando un’operazione razzista, scegliendo di colpire, stavolta, attraverso il più elementare diritto come può esserlo quello della casa.

La nuova questione riguarda la diffusione di un comunicato, in cui il sindaco Ghilardi si vanta che adesso per i residenti non nativi è molto più complicata la presentazione della domanda per sperare di ottenere una casa popolare.  Infatti nel regolamento che istruisce l’iscrizione nelle graduatorie per l’assegnazione di un alloggio pubblico, vige l’obbligo di produrre un attestato dal catasto del paese di origine, in cui si dichiara di non possedere una casa di proprietà.  Pena, l’esclusione dall’elenco delle graduatorie.

Che questa sia una penosa “furbata”, non vi è alcun dubbio. E’ risaputo infatti, che il documento in questione è quasi impossibile da reperire: In alcuni paesi il catasto non esiste. Laddove esiste, bisogna recarsi di persona (marito e moglie) a richiederlo, affrontando quindi un viaggio costoso e  un tempo di attesa lunghissimo per ottenerlo.  Nel frattempo può succedere che scade il tempo di iscrizione alla graduatoria (che solitamente dura due mesi) cosi se perdi questa opportunità, il documento non è possibile utilizzarlo nemmeno col prossimo bando (cioè un anno dopo) perché resta valido solo per sei mesi.

Con questa mossa il sindaco e la sua giunta,oltre ad aver creato una discriminazione, stanno alimentando  un sistema iniquo con il quale la lotta non sarà più sulle ingiustizie, ma tra le povertà. Inoltre, proprio come un piccolo re, questo sindaco si arroga il diritto di decidere chi può partecipare ai bandi di pubblica necessità, come se, il buon senso e le regole democratiche sono solo una opzione di cui si può fare a meno.

Il sindaco non sa che questa è solo una parte insignificante del complessivo tema  delle politiche abitative. Crede che basta un annuncio per risolvere il problema dell’emergenza casa a Cinisello.

Evidentemente nemmeno se lo immagina il significato di stato sociale e di ciò che ne consegue. In un anno, l’unico segnale che ha dato sull’edilizia popolare è stato questo pessimo annuncio.  Il sindaco e l’assessore alla casa non hanno mai voluto incontrare i soggetti che si occupano del settore casa, cioè, associazioni, sindacati inquilini, movimenti per il diritto alla casa…ecc.

Sicuramente hanno timore di incontrare persone che quotidianamente sono attive sul territorio  (perciò esperte di queste tematiche) che potrebbero suggerire soluzioni decisive, per tutti coloro che hanno subito lo sfratto per morosità incolpevole e che ora si arrangiano per strada, ma anche per chi, di casa, non ne ha mai avuta una.

Costoro hanno paura di scoprire che le politiche abitative possono essere affrontate senza alimentare una guerra tra disperati. Ma forse è proprio su questo che si gioca la partita : se volessero affrontare davvero l’emergenza abitativa e magari, riuscendo a risolvere anche il problema di tutti coloro che ne hanno bisogno, non potrebbero applicarlo e neanche renderlo pubblico, perché gli verrebbe a mancare “la materia prima”, cioè, il discrimine e la lotta tra poveri. Argomenti, questi, di cui ne hanno tratto beneficio elettorale e dei quali sono assidui predicatori nelle loro interminabili e continue campagne discriminatorie verso i diversi.

Ci sono questioni sociali sulle quali non si possono lanciare bordate ad effetto, senza nemmeno cercare di capirne le conseguenze. Non ci sono poveri di categoria A, o di categoria B.

Esiste la povertà e basta. Della cui causa non si può certo dare colpa a chi la subisce.

Inoltre, quando un’emergenza è tale, una buona politica prevede un intervento totale e non parziale sulla questione. Questa dovrebbe essere una base minima per fare vera amministrazione.

Se invece si è convinti che amministrare una città, sia solo immagine e passerelle con fascia tricolore, tenendosi a debita distanza dai veri problemi, allora vuol dire che non si ha alcun interesse per nessun tipo di bisogno.

Antonio Fuda

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